Dal 1° ottobre 2025, gran parte delle auto diesel Euro 5 rischia di restare ferma in garage. Sarà solo l’inizio. In Lombardia, lo stop sarà permanente, a partire dalle autovetture private, per poi estendersi anche a veicoli commerciali e mezzi di categoria superiore. In Piemonte, invece, la misura sarà stagionale: dal 1° ottobre al 15 aprile. Nessuna deroga definitiva all’orizzonte. Le regole si applicheranno nelle zone urbane oltre i 30.000 abitanti, dove il trasporto pubblico è ritenuto “adeguato”. Escluse le aree montane e i piccoli centri. Il Bacino Padano, comprendente Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, agisce insieme. Lo scopo dichiarato è la riduzione delle emissioni, specialmente in presenza di PM10 e NO2 sopra i limiti. Il documento firmato anni fa impegna le regioni a bloccare progressivamente tutti i veicoli diesel fino alla categoria Euro 5, a partire dal 2025.
Lombardia più rigida: scadenze già scritte per le auto Euro 5 diesel
In Lombardia tutto è già deciso. Dal 1° ottobre 2025 lo stop varrà per tutte le auto Euro 5 diesel nei 209 Comuni di Fascia 1. Coinvolti anche 5 Comuni di Fascia 2 con più di 30.000 abitanti: Varese, Lecco, Vigevano, Abbiategrasso e S. Giuliano Milanese. I mezzi commerciali Euro 5 saranno bloccati in fasi successive: dal 2026 al 2027, secondo la categoria. La delibera regionale n. 2634 parla chiaro. Il blocco non sarà limitato nel tempo, né soggetto a proroghe stagionali. Dalle 8:30 alle 18:30, dal lunedì al venerdì, senza eccezioni significative. Il prezzo da pagare? Per molti, rinunciare all’auto ancora perfettamente funzionante. Chi può permettersi una sostituzione immediata? Un’ibrida o elettrica richiede un investimento da 20.000 a oltre 40.000 euro, senza contare costi di ricarica e manutenzione.
In Piemonte, le misure saranno meno rigide, ma comunque incisive. Lo stop alle auto diesel Euro 5 scatterà ogni anno dal 15 settembre al 15 aprile. L’idea di anticipare il blocco al 2024 è fallita, ma nulla esclude un’accelerazione futura. Si è parlato di incentivi per la rottamazione, senza risultati concreti. Il malcontento è forte. Cosa succederà ai pendolari, ai lavoratori, alle famiglie? Nessuna risposta certa. Il rischio è che decine di migliaia di italiani rimangano senza alternativa. La transizione ecologica si annuncia costosa e dolorosa, per chi non ha ancora voltato pagina.
