La corsa tra i colossi dell’intelligenza artificiale prosegue lentamente, ma la vetta è ancora saldamente nelle mani di Meta. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg, infatti, ha ormai consolidato il primato con LLaMA, il suo modello AI di punta, che ha superato 1,2 miliardi di download ad aprile 2025. Google, pur con un progresso notevole, resta lontana. La sua famiglia di modelli Gemma infatti ha appena raggiunto i 150 milioni di download, un traguardo di rilievo ma che evidenzia la differenza esistente tra i due giganti tecnologici.
Google: ambiguità sulla licenza e strategia verticale
Il successo di Gemma, annunciato pubblicamente da Omar Sanseviero di GoogleDeepMind, racconta comunque una storia di crescita. In quanto gli sviluppatori sembra stiano dimostrando un interesse crescente a riguardo. Non a caso sulla piattaforma Hugging Face sono già state create più di 70.000 varianti del modello. Di conseguenza sembra proprio che l’approccio modulare e flessibile di Google, pensato per integrarsi facilmente nelle applicazioni esistenti, stia dando i suoi frutti. Eppure, la corsa è ancora tutta in salita. Meta è partita prima, ha ottenuto una visibilità maggiore e, soprattutto, ha guadagnato la fiducia della community su larga scala.
Il lancio di Gemma, avvenuto nel febbraio 2024, era una dichiarazione d’intenti da parte di Google. L’azienda voleva sfidare apertamente i modelli open come LLaMA o DeepSeek, offrendo una proposta che fosse al contempo potente, versatile e pronta all’uso in ambienti produttivi. Le versioni più recenti di Gemma sono multimodali e supportano oltre 100 lingue, rendendole adatte a un pubblico mondiale. In più, Google ha introdotto varianti specifiche per settori di nicchia, come la ricerca farmaceutica, dimostrando un’attenzione particolare all’applicazione concreta della tecnologia.
Resta però un ostacolo evidente la questione delle licenze. Sia per Gemma che per LLaMA, il termine “open” non corrisponde al significato tradizionale di open source. Di conseguenza le restrizioni sull’uso commerciale, spesso poco chiare, stanno generando dubbi tra imprese e sviluppatori. In un mercato dove la certezza legale è essenziale, questa ambiguità rischia di rallentare l’adozione su larga scala. Google ha però un vantaggio. Ovvero il suo ecosistema integrato e la capacità di adattare i propri strumenti a esigenze specifiche. Con il tempo, quindi, potrebbe colmare il divario ma per ora, Meta resta davanti.
