Ti ricordi Eric Schmidt? Quello che per anni è stato il volto (e il timone) di Google, l’uomo che ha guidato il colosso tech nel pieno del boom degli anni 2000. Bene, oggi Schmidt ha cambiato campo da gioco. O meglio, ha cambiato pianeta. Ora vuole portare i data center… nello spazio. Non è fantascienza, è il nuovo piano concreto dell’ex CEO, che oggi è alla guida di Relativity Space, una giovane azienda aerospaziale recentemente acquisita.
Eric Schmidt lancia la sfida di portare i server nello spazio
Il motivo? L’intelligenza artificiale — quella generativa, per essere precisi — consuma una quantità di energia pazzesca. Talmente tanta che, secondo Schmidt, rischiamo seriamente di andare in crisi energetica. Parlando al Congresso USA, ha snocciolato numeri che fanno girare la testa: entro il 2030, solo i data center americani potrebbero richiedere 67 gigawatt in più. Giusto per rendere l’idea, una centrale nucleare media produce un gigawatt. Sì, uno solo.
Da qui l’idea: sfruttare l’energia solare nello spazio, dove non ci sono nuvole, tramonti o problemi di rete. Immagina server che orbitano sopra le nostre teste, alimentati da un sole costante e instancabile, che tolgono pressione alla rete elettrica terrestre e — in teoria — ci permettono di far girare tutte le nostre AI senza blackout.
Per rendere tutto questo possibile, Relativity Space sta sviluppando un razzo chiamato Terran R. È enorme, parzialmente riutilizzabile e stampato in 3D. Può portare in orbita carichi fino a 33.500 chili. Insomma, non proprio un giocattolino.
Certo, le sfide sono ancora tante. Nessuno ha mai davvero costruito un data center nello spazio. Non sappiamo come gestirli, come raffreddarli, come mantenerli efficienti lì fuori. E poi — diciamolo — se l’AI smette di crescere al ritmo attuale, tutta questa corsa potrebbe rallentare. Ma Schmidt sembra sicuro: se vogliamo evitare il collasso energetico qui sulla Terra, dobbiamo iniziare a guardare in alto. Letteralmente.
E chissà, magari tra qualche anno, il cloud sarà davvero… sopra le nuvole.
