Immagina di scoprire che la tua compagnia telefonica – una delle più grandi del Paese – è stata hackerata. Non una cosetta da niente: 9,7 gigabyte di dati trafugati, tre server cruciali violati e migliaia di utenti coinvolti. È quello che sta succedendo in Corea del Sud, dove SK Telecom, colosso della telefonia mobile, è nel bel mezzo di una crisi senza precedenti. E no, non è un’esagerazione.
SK Telecom sotto attacco, 70.000 abbandoni e class action
Tutto è iniziato il 18 aprile con un attacco informatico silenzioso ma devastante. Un malware si è fatto strada nei sistemi della compagnia, puntando dritto ai server HSS, quelli che gestiscono gli abbonati. Il risultato? Una falla gigantesca nella sicurezza e una fuga di informazioni che ha mandato in tilt tutto: clienti, autorità e anche l’azienda stessa.
Il CEO Ryu Young-sang ci ha messo la faccia. Letteralmente: si è presentato in conferenza stampa per scusarsi, visibilmente provato, definendo l’evento “il peggiore nella storia delle telecomunicazioni” e ammettendo candidamente che la risposta iniziale è stata un disastro. Non ha aiutato il fatto che la notifica ufficiale all’autorità di cybersicurezza sia arrivata con oltre 40 ore di ritardo. Un errore nei timestamp ha fatto pensare persino a una manipolazione, poi smentita.
Nel frattempo, il danno d’immagine ha fatto effetto: 70.000 utenti hanno abbandonato SKT in due giorni. Per fermare l’emorragia, l’azienda ha annunciato la sostituzione gratuita di 11 milioni di SIM entro giugno, ma ci vorranno almeno tre mesi. Tutti saranno risarciti, anche chi non aveva attivato servizi extra di protezione, e la comunicazione iniziale – che suonava un po’ minacciosa – sarà riscritta in modo più umano.
La questione ha raggiunto anche il parlamento. Deputati e viceministri hanno chiesto trasparenza, niente penali per chi vuole cambiare operatore e più attenzione agli utenti esistenti. Intanto è già partita una class action: oltre 50.000 persone vogliono portare SK Telecom in tribunale. Quattro cause sono già state depositate.
Insomma, il danno non è solo digitale: parliamo di milioni di dollari, una fiducia compromessa e un settore sotto osservazione. E per SK Telecom, il conto – economico e reputazionale – è appena cominciato.
