Sembra quasi impossibile immaginare un mondo in cui Google Chrome non sia più di Google. Eppure, dalle parti degli Stati Uniti si comincia a parlare sempre più seriamente di uno scenario che fino a poco fa sembrava fantascienza: il Dipartimento di Giustizia potrebbe obbligare il colosso di Mountain View a vendere pezzi importanti del suo impero, tra cui – appunto – il suo celebre browser e perfino Android.
Google sotto pressione
Lo so, solo l’idea fa un certo effetto. Eppure, mentre noi comuni mortali siamo qui a boccheggiare, c’è chi si sta già fiondando sull’opportunità come falchi. Tre nomi in particolare hanno acceso i riflettori: OpenAI, Yahoo e Perplexity.
Partiamo dal primo, quello che forse intriga di più: OpenAI. Durante il processo antitrust, è saltato fuori che l’azienda regina dell’intelligenza artificiale aveva proposto a Google di collaborare, integrando il suo motore di ricerca dentro ChatGPT. L’idea era di dare agli utenti qualcosa di ancora più potente, combinando fonti diverse. Ma Google ha detto picche. Ora, però, OpenAI potrebbe rifarsi alla grande, magari mettendo le mani direttamente su Chrome. Ti immagini un browser pensato su misura per l’AI?
Poi c’è Yahoo, che sembra voler risorgere dalle sue ceneri. Secondo alcune voci, sta lavorando a un nuovo browser tutto suo. E quale scorciatoia migliore se non partire da Chrome? Sarebbe un salto quantico, sia in termini di tecnologia che di quote di mercato. Un’occasione troppo ghiotta per farsela scappare.
Infine, Perplexity, un nome forse meno conosciuto dal grande pubblico, ma molto agguerrito nel settore tech. Anche loro tengono d’occhio la situazione, pronti a intervenire se si aprisse uno spiraglio.
Insomma, il futuro di Chrome è più incerto che mai. E mentre Google cerca di difendersi, c’è tutta una fila di pretendenti che sogna di trasformare uno degli strumenti più usati al mondo in un’arma vincente per i propri piani.
La sensazione? Da qui in avanti, potremmo vederne delle belle.
