General Atomics, in collaborazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha presentato un nuovo sistema d’arma destinato a cambiare il futuro dei conflitti. Si tratta di un laser aereo da 25 kilowatt progettato per equipaggiare i droni MQ-9. Una delle piattaforme più usate nelle operazioni militari moderne. Questo laser aria-aria, montato su un pod esterno, è pensato per garantire una protezione continua contro veicoli nemici a pilotaggio remoto.
Il futuro dei conflitti aerei passa dal laser
Tale progetto è nato dall’esperienza maturata negli anni nei sistemi ad alta energia e punta a rendere i droni più autonomi e letali. Nonostante il sistema non sia stato ancora testato completamente in volo, i principali componenti hanno già superato prove a terra. L’alimentazione del laser è assicurata da batterie integrate nelle ali, che fungono da riserva di energia per garantire una durata operativa prolungata. Anche se la tecnologia permette potenze ben superiori, fino a 300kWh, i limiti strutturali del MQ-9 impongono una potenza più contenuta.
Gli sviluppatori prevedono anche di integrare pod supplementari per trasportare batterie aggiuntive, aumentando così ulteriormente l’autonomia durante le missioni. L’adozione di questo laser conferirà al drone la capacità di svolgere missioni di sorveglianza, intelligence e ricognizione senza interruzioni. Mentre contemporaneamente neutralizza bersagli ostili più lenti.
General Atomics non è nuova nel campo delle armi a energia diretta. Il suo sistema laser ad alta energia a stato solido ha già dimostrato efficacia contro un’ampia tipologia di minacce, dai missili ai mortai. Il design scalabile dei suoi sistemi permette l’adattamento su piattaforme terrestri, aeree e navali, riducendo drasticamente il peso, l’ingombro e i consumi energetici.
Il concetto di difesa aerea tramite laser però non nasce oggi. Già l’aeronautica americana, anni fa, aveva tentato sviluppi simili con il programma SHiELD, destinato alla protezione degli aerei contro i missili. Il nuovo progetto però si differenzia per l’approccio più compatto e flessibile, perfetto per il drone MQ-9. Insomma, con questa tecnologia, il controllo dei cieli potrebbe passare dai classici missili a impulsi di luce pura, cambiando per sempre le strategie militari.
