Durante un incontro a porte chiuse con un gruppo di investitori, Scott Bessent, uno dei volti chiave del Tesoro USA, ha lanciato un messaggio chiaro: serve abbassare la temperatura tra Washington e Pechino, e farlo in fretta. La notizia arriva da una fonte presente alla riunione, riportata da NBC News. Per ora, niente colloqui ufficiali tra le due superpotenze, ma l’urgenza c’è — e si sente.
La solar tech asiatica sotto tiro
Bessent ha parlato di tensioni commerciali insostenibili a lungo termine, lasciando però aperto uno spiraglio: se la Cina dimostrerà reale interesse a collaborare, c’è spazio per arrivare a un’intesa. Insomma, la porta non è chiusa. Ma intanto, sul fronte USA, le mosse continuano.
Mentre si lavora a nuovi accordi con India e Giappone — che dovrebbero rafforzare la strategia commerciale americana in Asia — il Dipartimento del Commercio ha sganciato una bomba: nuove maxi-tariffe su componenti solari provenienti da Vietnam, Cambogia, Malesia e Thailandia. Il motivo? Washington accusa la Cina di usare aziende in quei Paesi per aggirare le restrizioni già in vigore sui prodotti cinesi. Secondo un’indagine partita nel 2024, dietro a molte di queste imprese ci sarebbero infatti gruppi cinesi, camuffati da attori locali.
Le cifre parlano da sole: dazi che partono da un “modesto” 34% sui pannelli made in Malesia, e arrivano fino a oltre 3.500% per alcune aziende cambogiane. Una mossa che colpisce un giro d’affari da circa 12 miliardi di dollari in importazioni.
Tutto questo si inserisce in un contesto già bollente: il 2 aprile Trump ha reintrodotto un dazio generalizzato del 10% su molti beni stranieri, inclusi i pannelli solari.
E la Cina? Non direttamente colpita, ma nel mirino. Intanto la Casa Bianca parla di 18 proposte di accordi commerciali arrivate da diversi Paesi. Sui rapporti con Pechino, i segnali sembrano cautamente positivi, anche se Trump e Xi Jinping non si sono ancora parlati faccia a faccia. Per ora, è tutto in sospeso — ma il braccio di ferro continua.
