Sulla Luna, dove tutto appare fermo e silenzioso, si nasconde un mistero che da anni tiene svegli gli scienziati: da dove arriva l’acqua? Non c’è atmosfera, non ci sono nuvole, pioggia o fiumi. Eppure, l’acqua c’è. O almeno, qualcosa che le somiglia molto. Per anni si è pensato che potesse arrivare da fuori, magari trasportata da comete di passaggio o generata dall’impatto di micrometeoriti. Poi, come spesso accade, la spiegazione più affascinante è arrivata da dove meno ce lo si aspettava: direttamente dal Sole.
Sole + polvere = acqua?
Un gruppo di ricercatori della NASA ha provato a rispondere alla domanda con un esperimento che ha del sorprendente. Hanno preso un po’ di regolite – la polvere lunare raccolta dalla missione Apollo 17 nel 1972 – l’hanno ripulita da ogni traccia di umidità e l’hanno messa in una camera speciale. Lì dentro hanno simulato quello che succede sulla superficie della Luna in un arco di tempo lunghissimo: 80.000 anni di esposizione al vento solare, compressi in pochi giorni.
Il vento solare è fatto di particelle, soprattutto protoni, che viaggiano sparati dallo spazio profondo. Quando questi protoni incontrano il suolo lunare, pieno di ossigeno, qualcosa succede. Nasce l’idrossile, una molecola cugina dell’acqua. E da lì, con un po’ di fortuna, anche vere molecole di H₂O. Il bello è che non serve altro: solo polvere lunare e il Sole. Come a dire che l’acqua, in fondo, potrebbe formarsi “in casa”, senza bisogno di complicate missioni di rifornimento.
I dati ottenuti dal team confermano un vecchio sospetto: il segnale spettrale dell’acqua sulla Luna cambia con il passare delle ore, intensificandosi la mattina e scomparendo col calore. Questo potrebbe voler dire che l’acqua lunare non è solo un fossile antico, ma qualcosa di attivo, dinamico, in continuo movimento.
E se davvero fosse così, il sogno di usare le risorse della Luna per sostenere la presenza umana diventa un po’ meno fantascienza e un po’ più realtà.
