La politica commerciale degli Stati Uniti sta vivendo nuove tensioni. Soprattutto per l’industria automobilistica. Al centro del dibattito c’è l’intenzione di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto importate. Una misura che, fin dall’inizio di aprile, ha fatto tremare produttori e mercati internazionali. Eppure, recenti dichiarazioni dello stesso presidente fanno intravedere un possibile cambio di rotta. Almeno temporaneo.
Nuovo cambio di rotta per i dazi auto?
Trump ha lasciato intendere che l’amministrazione americana potrebbe valutare una pausa per l’attuazione dei dazi. Ciò soprattutto per due motivi. Da un lato, concede tempo alle case automobilistiche. Così da riorganizzare le proprie catene di approvvigionamento. Dall’altro, risponde alle forti pressioni esercitate da aziende e associazioni di categoria. Quest’ultime hanno più volte sottolineato l’impatto devastante che tali dazi potrebbero avere sull’intero settore.
Le catene produttive dell’automotive sono estremamente complesse e interconnesse a livello globale. Spostare improvvisamente l’intera produzione sul suolo americano è un’operazione costosa. Oltre che logisticamente e tecnicamente complessa. Le aziende necessitano di mesi, se non anni, per poter fare scelte di rilocalizzazione che garantiscano la stessa efficienza e qualità produttiva.
A tal proposito, è emerso che oggi non esiste un’auto davvero “made in USA” al 100%. Ogni veicolo venduto sul mercato americano è il risultato di una collaborazione internazionale tra aziende, stabilimenti e fornitori. Imporre barriere doganali troppo rigide rischia quindi di danneggiare più gli Stati Uniti stessi che i partner commerciali. La pausa ipotizzata da Trump potrebbe rappresentare un momento di riflessione e aggiustamento dell’attuale politica protezionistica.
Non sarebbe un passo indietro, ma piuttosto una mossa tattica, utile a evitare contraccolpi troppo duri in un periodo in cui l’economia statunitense ha bisogno di stabilità. Resta da vedere se tale apertura sarà confermata con un atto ufficiale o se si tratta solo di una dichiarazione interlocutoria. Nel frattempo, le industrie auto tirano un momentaneo sospiro di sollievo, ma restano in attesa.
