C’è una cosa nella fisica quantistica che sembra uscita da un romanzo di fantascienza, ma è tutta realtà. Si chiama entanglement, ed è quella faccenda affascinante (e un po’ inquietante) per cui due particelle restano connesse anche se le separi di chilometri o di anni luce. Cambi qualcosa in una, e l’altra reagisce all’istante. È come se avessero una chat segreta, sempre attiva, senza ritardi.
Mini entanglement, maxi impatto
Ora, fin qui la cosa è nota da tempo. Ma la novità è che un team del Technion, in Israele, ha appena svelato un nuovo tipo di entanglement, e non riguarda solo la posizione o lo spin delle particelle (che sono i “classici” di questa storia), ma una cosa molto più curiosa: il loro movimento di torsione. In pratica, i fotoni possono essere intrecciati anche nel modo in cui si torcono nello spazio. E no, non è solo teoria: è stato osservato davvero, ed è finito sulle pagine di Nature.
Per capirci meglio, pensa a come la Terra si muove: gira su sé stessa e contemporaneamente gira attorno al Sole. Ecco, i fotoni fanno qualcosa di simile, e questo doppio movimento – chiamato “momento angolare” – può essere intrecciato tra due particelle. Ed è proprio qui che scatta la magia dell’entanglement 2.0.
La cosa incredibile? Tutto questo è stato osservato in un sistema grande meno di un millesimo di capello umano. È un livello di miniaturizzazione che apre scenari enormi: da dispositivi ottici super compatti, a nuove forme di comunicazione quantistica, a computer quantistici ancora più performanti. Perché più i fotoni sono confinati, più interagiscono col mondo intorno. E più possiamo “giocarci“.
Questa scoperta, oltre a essere un balzo in avanti per la fisica, è anche una porta spalancata sul futuro. Un futuro in cui i dati saranno più sicuri, i computer più potenti, e forse – perché no – anche la fantascienza ci sembrerà un po’ più reale.
