In un momento in cui si parla tanto di transizione energetica, emissioni zero e innovazione sostenibile, arriva una notizia che stona parecchio: il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sta seriamente valutando di tagliare miliardi di dollari destinati a progetti pilota per lo stoccaggio di energia e la cattura del carbonio. Sì, proprio quei progetti che servono a ridurre l’impatto dei combustibili fossili e a rendere l’energia rinnovabile davvero stabile e utilizzabile su larga scala.
La frenata invisibile della transizione energetica
Per capire la portata della questione, basta sapere che questi progetti sono ancora troppo “di frontiera” per attrarre grandi investimenti privati. Sono rischiosi, complicati e costosi. Ma sono anche fondamentali per il futuro dell’energia. Ecco perché, fino a oggi, il governo federale ci ha messo soldi e fiducia. Ora però la musica sta cambiando, e non in meglio.
Alcuni progetti — tra cui quattro importanti iniziative per la cattura del carbonio — rischiano di sparire dopo aver ricevuto 309 milioni di dollari lo scorso anno. E non sono casi isolati. Sei progetti per lo stoccaggio a lungo termine delle batterie potrebbero bloccarsi a metà strada. Parliamo di aziende come NextEra, che sta testando batterie zinco-bromuro in impianti solari ed eolici, o startup come Smartville e ReJoule, che danno nuova vita alle batterie delle auto elettriche. Tutti lavori in corso che potrebbero restare… incompiuti.
Il colpo è duro anche per chi stava già costruendo, scavando, assumendo. In California, Smartville ha già dovuto tagliare metà del personale. E nel frattempo, progetti da miliardi di dollari in Texas e Louisiana — hub per la cattura del carbonio e la produzione di idrogeno verde — sono finiti nella lista dei possibili tagli.
Insomma, tagliare questi fondi non è solo una scelta politica. È una scelta che rischia di rallentare (o fermare) del tutto tecnologie che potrebbero cambiare davvero il modo in cui produciamo e usiamo energia. E il tempo, purtroppo, non è dalla nostra parte.
