Se seguite anche solo da lontano i temi dell’energia, vi sarà sicuramente capitato di sentir parlare dell’idrogeno verde. È diventato un po’ la nuova next big thing, il cavallo su cui l’Europa ha deciso di puntare per tagliare le emissioni laddove elettrificare è complicato – pensiamo all’industria pesante o ai trasporti su lunghissima distanza. In teoria, tutto bellissimo. In pratica… le cose si stanno rivelando molto più ingarbugliate.
Perché l’idrogeno verde rischia di rimanere un obiettivo
Due studi appena pubblicati raccontano una verità che in tanti sospettavano già: gli obiettivi europei sull’idrogeno rischiano di non essere raggiunti entro il 2030. E no, non è questione di mancanza di visione. Il problema è che tra la visione e la realizzazione ci sono dei buchi belli grossi.
Primo tra tutti: i costi. L’idrogeno verde, oggi, è semplicemente troppo caro. Si parla di fino a 6,5 euro al chilo, contro i 2,5-4 dell’idrogeno blu (quello che viene dal gas fossile ma “ripulito” con sistemi di cattura della CO₂). Non è una differenza da poco, soprattutto quando un’azienda deve scegliere dove investire soldi veri, subito.
Poi c’è il nodo dell’importazione. Per come stanno le cose, l’Europa dovrebbe comprare tra il 60% e il 70% dell’idrogeno da Paesi esterni – e spesso non proprio stabili. Insomma, rischiamo di uscire dalla dipendenza dal gas russo per entrare in un’altra, magari ancora più imprevedibile. Non proprio l’idea che si ha in mente quando si parla di “sovranità energetica”, giusto?
A questo si aggiunge la questione tecnologica. Molti progetti annunciati sono ancora sulla carta, e le tecnologie industriali davvero pronte per l’uso sono poche. Dei 70 GW di capacità previsti, solo il 17% potrebbe diventare operativo entro il 2030. Il resto? Rimandato, accantonato o semplicemente evaporato nel nulla.
Dall’idrogeno blu al verde
E nel frattempo? Gli Stati Uniti stanno spingendo forte sull’idrogeno blu, con incentivi pubblici e una strategia chiara. Noi, invece, sembriamo voler correre sull’idrogeno verde… ma con tecnologie cinesi e senza una vera filiera pronta a reggere il peso della sfida.
Insomma, l’idrogeno verde resta un obiettivo importante, ma se non si affrontano sul serio i problemi economici, politici e tecnologici, rischiamo di ritrovarci con tanti bei progetti sulla carta – e pochi risultati concreti.
