La fusione nucleare è sempre stata quella tecnologia che sembrava un po’ il “sogno nel cassetto” del mondo scientifico. Da anni si parla di questa rivoluzione energetica che potrebbe cambiare tutto, ma fino ad oggi è sempre rimasta un obiettivo lontano, relegato a progetti complessi e ricerche in laboratorio. Ma ora, qualcosa sta cambiando. Una startup americana, Type One Energy, ha appena svelato un progetto che potrebbe davvero fare la differenza: un reattore stellarator, che potrebbe diventare il più grande del mondo, in grado di produrre 350 megawatt di energia elettrica.
Type One Energy avanza nella fusione nucleare
Ma cosa rende questo progetto così speciale? In pratica, un stellarator è un tipo di reattore nucleare che, a differenza dei più famosi tokamak (come quello del progetto ITER), non ha bisogno di gestire flussi di corrente all’interno del plasma, che possono causare instabilità. Invece, si basa su un sistema di magneti esterni per tenere sotto controllo il plasma, riducendo il rischio di spegnimenti improvvisi. Questo significa che, teoricamente, il reattore potrebbe essere più stabile e funzionare in modo continuo, una qualità fondamentale per una centrale energetica affidabile.
La cosa davvero interessante è che Type One Energy non sta partendo da zero. Hanno usato un supercomputer per simulare oltre 70.000 scenari e perfezionare il design, un lavoro che nessuno aveva mai fatto su questa scala. E, come se non bastasse, non hanno intenzione di costruire il reattore da zero. L’idea è quella di riutilizzare vecchie infrastrutture di centrali a carbone ormai dismesse, abbattendo così costi e tempi di costruzione. Un approccio davvero intelligente, se funziona.
Il progetto si chiama Infinity Two ed è parte di una più grande iniziativa, il Progetto Infinity, che è partito nel 2024 con il supporto della Tennessee Valley Authority e del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Inizialmente, l’idea era quella di costruire solo un piccolo prototipo, ma ora gli obiettivi sono diventati molto più ambiziosi: realizzare una centrale a fusione operativa entro la metà degli anni 2030.
Se riusciranno a farcela, sarebbe un passo enorme. La fusione, finalmente, potrebbe non essere più solo una promessa.
