La battaglia tra il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e Google è ancora lontana dalla conclusione, anzi, sembra entrare in una fase ancora più tesa. L’ultima mossa del DOJ? Spingere affinché Google sia costretta a vendere il suo browser Chrome e, potenzialmente, anche Android. Un colpo non da poco per il colosso di Mountain View, che si ritrova nuovamente sotto i riflettori per il suo presunto monopolio nel settore tecnologico.
La guerra tra Google e il DOJ si intensifica
Il Dipartimento di Giustizia, in un nuovo documento presentato al giudice federale Amit Mehta, ha ribadito che Google sta soffocando la concorrenza e limitando la libertà di scelta degli utenti. Secondo i procuratori, la soluzione per riequilibrare il mercato è chiara: Chrome deve finire nelle mani di un nuovo rivale, mentre Android dovrebbe essere venduto o, in alternativa, Google dovrebbe essere obbligata a cambiare radicalmente il modo in cui lo gestisce.
Questa richiesta non è una novità assoluta: il DOJ aveva già suggerito un simile intervento lo scorso anno. Ma il fatto che ora venga ribadito con ancora più forza indica che il governo americano non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia. E se inizialmente si ipotizzava che Google potesse scegliere tra vendere Android o semplicemente rivedere le sue pratiche commerciali, ora il DOJ sembra più propenso a spingere direttamente per la cessione del sistema operativo.
La situazione è ancora più interessante se si guarda al contesto politico. Trump, pur avendo mostrato un atteggiamento ambiguo nei confronti delle big tech, non sembra intenzionato a intervenire per alleggerire la pressione su Google. Anzi, la sua amministrazione ha già dimostrato di essere disposta a usare la regolamentazione come leva nei rapporti con i giganti del settore.
Google si mette in difesa
E Google? Ovviamente non è rimasta a guardare. Il portavoce dell’azienda, Peter Schottenfels, ha definito la proposta del DOJ eccessiva, sostenendo che danneggerebbe non solo Google, ma anche i consumatori e la sicurezza nazionale. L’azienda ha persino avanzato una controproposta, cercando di negoziare delle limitazioni meno drastiche. Tra queste, un divieto di imporre ai produttori di smartphone la preinstallazione obbligatoria di app come Google Search o Chrome.
La partita, comunque, è tutt’altro che chiusa. Il prossimo aprile ci sarà un’udienza cruciale, in cui verranno discusse sia le richieste del DOJ sia la controproposta di Google. Il verdetto potrebbe cambiare radicalmente il panorama tecnologico, ridisegnando gli equilibri di un settore che, da anni, ruota intorno ai servizi del colosso di Mountain View.
