L’arrivo dell’iPhone 16e ha portato alcune novità importanti sul fronte della riparabilità. Anche se non tutte le modifiche vanno nella stessa direzione. Il team di iFixit, noto per i suoi teardown dettagliati, ha confermato alcuni miglioramenti introdotti da Apple. Ma ha anche evidenziato nuove difficoltà.
Uno degli aspetti più positivi riguarda l’eliminazione del blocco software per i componenti sostitutivi. Per anni, Apple ha limitato la compatibilità delle parti di ricambio non ufficiali, rendendo complicata la riparazione fai-da-te. Ora, grazie a nuove leggi approvate in alcuni stati americani come Oregon e Colorado, l’azienda ha dovuto allentare queste restrizioni. Tale cambiamento permette agli utenti di sostituire alcuni componenti senza il rischio di malfunzionamenti dovuti al software. Una vittoria per il diritto alla riparazione.
iPhone 16e, una riparabilità tra luci e ombre
Ad ogni modo, non tutto è più semplice. Se da un lato Apple ha rimosso una delle barriere più contestate, dall’altro ha reso più complesso uno degli interventi più comuni. Ovvero la sostituzione della porta USB-C. Mentre sugli iPhone 16 Pro il processo è stato semplificato, su questo modello è necessario smontare quasi completamente il dispositivo per accedere alla porta di ricarica. Insomma un netto passo indietro rispetto alle aspettative.
Apple ha comunque introdotto alcune soluzioni interessanti per migliorare la sicurezza durante le riparazioni. Un dettaglio apprezzato è la presenza di una linguetta in metallo che protegge il cavo che collega il display alla scheda logica. Ciò riduce il rischio di danni accidentali durante lo smontaggio dello schermo. Un’operazione che spesso si rivela delicata.
Nonostante questi accorgimenti, l’iPhone 16e ottiene comunque un punteggio di riparabilità di 7 su 10 nella classifica di iFixit. Si tratta di un valore positivo, ma inferiore a quello di altri modelli recenti. La maggiore difficoltà sta nella sostituzione della porta di ricarica che incide negativamente sul giudizio complessivo.
Soprattutto considerando che questo componente, insieme alla batteria, è tra quelli più soggetti a usura.
Apple sembra quindi muoversi in una direzione contrastante. Da una parte allenta alcune restrizioni che ostacolavano le riparazioni indipendenti. Meno dall’altra introduce nuove complessità che potrebbero scoraggiare chi vuole effettuare interventi autonomamente.
