Apple ha deciso di sfidare il governo britannico in tribunale. In che modo? Opponendosi alla richiesta di creare una backdoor nei suoi sistemi di sicurezza. Secondo il Financial Times, la società ha presentato ricorso all’Investigatory Powers Tribunal. Un organismo indipendente che esamina la legittimità degli ordini impartiti dai servizi di sicurezza del Regno Unito.
Al centro della disputa vi è la funzione Advanced Data Protection di iCloud. Una novità introdotta nel 2022. Destinata ad offrire agli utenti una protezione avanzata della loro privacy.
Apple e il Regno Unito: la reazione internazionale e il dibattito sulla sicurezza
A quanto pare Londra ha cercato di imporre ad Apple un Technical Capability Notice (TCN). Ovvero un ordine segreto che obbligherebbe l’azienda a rendere accessibili i dati criptati. Cupertino ha risposto ritirando l’ADP dal mercato britannico, ma il governo considera comunque la società non conforme alla richiesta. La controversia ruota attorno all’Investigatory Powers Act del 2016. Una legge che autorizza le autorità a chiedere ai fornitori tecnologici di modificare i loro sistemi per consentire l’accesso ai dati protetti. Per Apple, però, accettare equivarrebbe a mettere in pericolo la sicurezza di milioni di persone. Tale presa di posizione ha però portato alla nascita di un acceso, quanto combattuto, dibattito.
Ad esempio, negli USA, la Casa Bianca ha espresso forti critiche verso Londra. Il presidente Donald Trump, infatti, ha accusato il governo britannico di voler sviluppare un sistema di sorveglianza simile a quello cinese. Malgrado in passato abbia chiesto misure simili contro Apple. Anche Tulsi Gabbard, capo dell’intelligence statunitense, ha definito l’ordine britannico una grave minaccia per la sicurezza mondiale.
Il governo del Regno Unito difende la sua posizione. Questo sostiene che aggirare la crittografia sia fondamentale per prevenire crimini come il terrorismo e l’abuso sui minori. Eppure anche esperti di sicurezza informatica avvertono che la creazione di una backdoor potrebbe rendere vulnerabili gli utenti. Poiché li esporrebbe a cyberattacchi o furti di dati.
Insomma, il tribunale britannico ora dovrà pronunciarsi su una questione che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini del Regno Unito. La sentenza è attesa nelle prossime settimane. Essa potrebbe influenzare radicalmente il futuro della crittografia e il rapporto tra governi e aziende tecnologiche.
