Di recente, alcune decisioni politiche negli Stati Uniti stanno sollevando diversi dibattiti. In particolare, gli ultimi ordini esecutivi di Donald Trump rappresentano un esempio emblematico di tale situazione. Primo fra tutti, spicca la decisione di cambiare il nome del Golfo del Messico. Cambiandolo in “Golfo d’America“. Inoltre, è stato reintrodotto il nome Monte McKinley al posto di Monte Denali. E non è tutto. Sembra che Trump abbia deciso di intervenire anche riguardo festività e ricorrenze del calendario. Il rifiuto delle politiche legate a diversità, equità e inclusione (DEI) ha portato all’eliminazione di momenti simbolici. Come il Black History Month, il Women’s History Month e il Pride Month. Quest’ultimi sono stati rimossi dal calendario ufficiale. Tale decisione potrebbe aver portato Google ad adeguarsi a quanto sta accadendo a livello politico.
Google: cambiamenti in calendario
L’azienda di Mountain View ha deciso di adeguarsi a tale “semplificazione“. A tal proposito, Google ha dichiarato che la rimozione di ricorrenze culturali dal proprio servizio Calendar è stata motivata da ragioni di gestione e scalabilità. Eppure, il tempismo con cui tale decisione è stata presentata ha sollevato dubbi sulla possibile connessione con la decisione dell’amministrazione Trump.
Gli utenti che intendono ugualmente ricordare tali eventi sono invitati ad aggiungere manualmente le festività mancanti. Eppure, ciò ha sollevato diverse critiche. Tali azioni mettono in evidenza una tensione profonda. La decisione di Trump, seguita da quella di Google solleva diversi interrogativi. Quest’ultimi, in particolare, riguardano il ruolo della memoria collettiva e il significato delle celebrazioni culturali. Privare il calendario di momenti dedicati alla riflessione sulle diversità rischia di impoverire il tessuto sociale. Negando la visibilità a storie e identità fondamentali per comprendere l’evoluzione del Paese.
La situazione negli Stati Uniti diventa sempre più complessa e la decisione di Trump sono una prova evidente della direzione che la nuova amministrazione intende seguire. Inoltre, la recente dichiarazione di Google non fa che incentivare l’emergere di interrogativi da parte della comunità americana, e non solo.
