Il Clean Industrial Deal, uno degli obiettivi principali della Commissione Von der Leyen, si trova di fronte a una sfida significativa: l’Unione Europea, pur avendo un mercato unico con 450 milioni di consumatori e strumenti normativi adatti, si sente minacciata dalla crescente potenza economica di Cina e Stati Uniti. Invece di capitalizzare su questi vantaggi, l’UE sembra concentrarsi sulla riduzione delle distorsioni interne, mentre le altre potenze usano la loro influenza per accentuare gli squilibri a loro favore.
Tra aiuti e strategie, l’Europa arranca
La situazione si complica in settori chiave come il cleantech, dove grandi aziende straniere hanno investito massicciamente in Europa, approfittando di sovvenzioni pubbliche. Aziende come CATL, Gotion, LG e Samsung hanno ricevuto ingenti aiuti per progetti come quelli in Ungheria e Slovacchia, lasciando però l’UE con scarso controllo su filiere, competenze e proprietà intellettuale. Nonostante gli strumenti di supporto come il Temporary Crisis and Transition Framework (TCTF) e gli Important Projects of Common European Interest (IPCEI), le normative complesse e l’iter burocratico lungo limitano l’efficacia del sostegno alla produzione europea.
Gli aiuti statali, spesso erogati a fondo perduto senza legarli a obiettivi concreti, penalizzano la competitività europea rispetto a modelli come l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, che invece legano gli incentivi a obiettivi specifici. Per garantire un supporto più mirato, gli aiuti dovrebbero essere condizionati al rispetto di regole comuni, come limiti di costo per unità prodotta e obblighi di localizzazione della catena produttiva, favorendo così l’industria europea senza premiare solo grandi operatori.
Sul fronte della domanda, politiche come l’ecobonus francese per i veicoli elettrici potrebbero essere estese a livello europeo, mentre misure come i dazi sui veicoli elettrici cinesi, seppur utili, dovrebbero integrarsi con strategie che incentivino la crescita di capacità produttive locali. L’UE ha ancora tempo per cambiare rotta e affermare il suo ruolo di arbitro, evitando di restare troppo dipendente da potenze esterne.
