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Intelligenza artificiale: l’uomo deve averne paura?

scritto da Christian Savino 24/06/2022 0 commenti 2 Minuti lettura
Intelligenza-artificiale
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L’intelligenza artificiale è un qualcosa che lascia ampio spazio al fascino e alle previsioni. Per questo, credere ciecamente in questi due elementi è decisamente errato. Si prevede che l’AI andrà a cancellare il 45% dei posti di lavoro negli Stati Uniti, ma non è, per l’appunto, una previsione esatta.

Anche la medicina sta beneficiando dell’intelligenza artificiale, tanto che molte diagnosi vengono fatte meglio dell’uomo, ma comunque la presenza medica esiste ancora. Watson Healt di IBM, un sistema utilizzato per supportare l’analisi medica, legge milioni di analisi mediche al giorno, ma è sempre il medico umano che conosce la storia clinica e non clinica del paziente, elementi che hanno un peso specifico importante sulla sua salute.

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Se è vero che l’AI cancellerà posti di lavoro, è anche vero che ne creerà altri. Tutto ciò che riguarda l’argomento, robot, automatismi e software, dovranno essere oggetti di studio approfondito e di grande produzione, commercializzazione e manutenzione.

Intelligenza artificiale e società: i problemi

Come detto poc’anzi, credere alle previsioni è un errore e, nonostante il nostro passando recente, continuiamo a stupirci di ciò che sta accadendo. Johannes Gutenberg creò la stampa dei caratteri mobili, così da rendere i libri non solo destinati ad un piccolo pubblico. Ciononostante, la società attuale non è stracolma di persone erudite.

La preoccupazione sta nella risposta tardiva con cui si sta facendo fronte alla digitalizzazione. L’invenzione di Gutenberg non ha generato una iper-cultura generale, di conseguenza non è ragionevole pensare che oggi nasca una società di persone estremamente digitalizzate. Ciò che deve essere di primaria importanza è che in questo periodo di transizione vengano fatte le scelte giuste e coraggiose per adeguarci a ciò che sta accadendo. La pena sarebbe quella di far ricadere gli effetti negativi sulla società.

La sovvenzione pubblica oggi sembra purtroppo essere l’unica strada percorribile, ma stiamo clamorosamente sbagliando. In quest’epoca dove la cultura digitale sta dilagando non solo si rischia di rimanere ai margini dal punto di vista lavorativo e professionale, ma soprattutto dal punto di vista sociale, rendendoci esclusi dalla società. La paura deve persistere qui, non altrove.

Quali sono le soluzioni allora?

Rimanere nel passato può essere un vero problema, ma è comunque importante generare un sistema che riesca ad attutire i costi degli “esclusi dalla società”. Di fatto, chi sta ai margini di questa rappresenta un vero e proprio costo sociale.

Un sistema del genere deve esigere che queste persone si rendano disponibili ad accettare gli impieghi che gli vengono proposti ma, nonostante ciò, dovrebbero comunque partecipare assolutamente a formazioni che gli permettano di acquisire competenze nel digitale. In questo modo si ovvierebbe il problema della mancanza dei posti di lavoro e non solo.

Non è affatto impossibile tutto ciò, c’è bisogno però di autorità meno obsolete da un punto di vista culturale. Di fatto, rendersi conto che politici ai vertici delle istituzioni siano a digiuno in materia digitale non è affatto un qualcosa di cui andare fieri.

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Christian Savino
Christian Savino

Christian, 25 anni. Appassionato di tecnologia e musica da sempre. Autore per TecnoAndroid dal 2019.

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