2020

Sicuramente ricorderemo per sempre il 2020 come l’anno che ha segnato profondamente le nostre vite perché costellato di eventi piuttosto drammatici: la pandemia da COVID-19, gli incendi in Australia, gli scontri tra le grandi potenze e molto altro ancora. Si è trattato di un anno di notevoli cambiamenti non solo per l’umanità, ma anche per la natura, sia in senso positivo che in senso negativo. In senso positivo per il calo, seppur momentaneo, delle emissioni inquinanti dovuto al blocco ad industrie e trasporti mentre, in senso negativo, per l’esponenziale aumento di rifiuti generati da mascherine e guanti.

Tra i transitori effetti positivi della pandemia da COVID-19 va segnalato anche quello che gli esperti hanno definito un “improvviso silenzio degli oceani”. Oltre 200 idrofoni, distribuiti in diverse zone del mondo, hanno infatti registrato i rumori di una natura oceanica temporaneamente indisturbata grazie al blocco del traffico marittimo che si è avuto nel 2020. Ovviamente, anche tutte le attività umane condotte negli oceani sono state interrotte. Ciò ha permesso di registrare i suoni della natura subacquea poiché gli idrofoni riescono a catturare segnali a bassa frequenza provenienti anche da migliaia di chilometri di distanza.

L’idea degli scienziati è quella di combinare i dati raccolti dagli idrofoni e da altri strumenti di controllo della fauna marina come, ad esempio, il tracciamento, per riuscire a capire quale impatto abbia il rumore causato dalle attività antropiche sulle specie che popolano l’oceano. Infatti, ancora si sa davvero poco sugli effetti dei suoni dell’Antropocene sulla vita marina. Gli studiosi adesso vogliono capire quali tipologie di suoni sono dannose e in quali zone dell’oceano gli animali più vulnerabili potrebbero venir esposti a questi suoni. Dunque, il 2020, dopo il silenzio degli oceani, consentirà anche di far luce su questi interessanti e delicati aspetti.