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Nelle ultime settimane del 2020, si è discusso circa una proposta presentata da Fratoianni (LeU) e Orfini (Pd) per l’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni.

Una nuova patrimoniale, sì, ma che andrebbe a gravare esclusivamente su coloro i quali abbiano già ingenti ricchezze, e per la precisione solo su chi abbia patrimoni superiori a 500mila euro.

Ma perché allora la proposta si è “persa per strada”, venendo ritirata proprio dai suoi firmatari?

Patrimoniale sulle grandi ricchezze, la tassa fa molto discutere

Per comprendere l’iter affrontato da questa proposta, è necessario fare un passo indietro.

A inizio pandemia, quando si parlava delle misure economiche da mettere in atto per fronteggiare la crisi nei vari settori e trovare denaro da reinvestire a favore delle famiglie in maggior difficoltà, l’idea della patrimoniale è emersa in maniera quasi spontanea.

Prospettiva fortemente ricusata dal Governo, che – tramite le parole dello stesso Presidente Conte – ha espresso contrarietà alla proposta, in quanto avrebbe avuto l’effetto contrario di scoraggiare gli investimenti dei ricchi possessori in Italia, col rischio che i soldi andassero depositati in qualche paradiso fiscale e non contribuissero in alcun modo alla ripresa della nostra nazione.

La proposta è continuata ad esistere tra i banchi dell’opposizione, che invece millantavano l’arrivo di una tassa destinata alle famiglie italiane, e non più ai grandi patrimoni: una menzogna pericolosa (come ricordava la stessa Laura Castelli, allora Vice Ministro dell’Economia), che rischiava di far traballare i mercati in un momento già di per sé estremamente delicato.

Successivamente, la proposta della Patrimoniale sulle grandi ricchezze è stata elaborata in maniera più precisa, e Fratoianni e Orfini l’hanno presentata al Parlamento, vedendosela bocciare.

In questo caso, la tassa seguiva uno schema di proporzionalità sulla base dell’ammontare del patrimonio, andando a pesare dallo 0.2 all’1% dai 500.000 euro in su.

Attualmente, pur essendo stata presa nuovamente in esame, gli stessi firmatari hanno ritirato la proposta, che però potrebbe tornare in forma più elaborata e precisa nei prossimi mesi.

Si consideri che una simile manovra avrebbe consentito di alleggerire il carico delle famiglie e dei singoli da altre due patrimoniali che già gravano su di loro: l’IMU sulla seconda casa e l’imposta di bollo sui conti correnti.