Chernobyl torna a fare notizia, in quest’ultimo periodo un pool di scienziati dell’Università di Bristol ha effettuato una serie di test nell’area per cercare di capire lo stato della zona antistante la centrale nucleare trascorsi 33 anni dalla data effettiva del disastro ambientale, questi sono i risultati.

Se siete tra i più giovani, forse non conoscete a tutti gli effetti la storia del disastro nucleare di Chernobyl. Raccontato brevemente, in una notte dell’Aprile 1986 mentre gli addetti ai lavori stavano svolgendo alcuni test di routine, qualcuno degli stessi violò il protocollo di sicurezza provocando un effetto domino davvero senza precedenti. Il reattore 3 iniziò a surriscaldarsi, a causa anche di un’infrastruttura inadeguata (i tubi di raffreddamento si ruppero) fino all’emissione nell’atmosfera di una quantità incredibile di gas radioattivo. Le conseguenze sono state devastanti, una nube tossica ha coperto tutta l’Europa provocando nel contempo anche moltissime vittime.

 

Chernobyl: cosa possiamo dire 33 anni dopo?

Trascorsi 33 anni dalla data del disastro, ancora oggi troviamo un’area intrisa di radiazioni dannose per l’organismo umano; gli scienziati pensavano si disperdessero più rapidamente, ma purtroppo così non è stato. La zona più pericolosa resta sicuramente quella della cosiddetta foresta rossa (nomenclatura affibiata a causa della colorazione che hanno assunto le piante), forse proprio a causa del lento rilascio delle radiazioni assorbite da parte di quest’ultime.

Preoccupante è la completa assenza di vita animale nell’area, è davvero difficile pensare ad un futuro in cui l’uomo o qualsiasi altro organismo possa riprendere a viverci senza subire malformazioni o problematiche dello stesso tipo.