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L’ad-blocking causa perdite per miliardi di dollari

scritto da Redazione 11/08/2015 0 commenti 1 Minuti lettura
Ad-blocking
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Ad-blocking

I filtri per la pubblicità stanno mettendo in ginocchio diverse aziende mondiali.

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L’ad-blocking causa danni ingenti alle aziende pubblicitarie. Soltanto per il 2015, si stimano perdite complessive per 22 miliardi di dollari.

I sistemi di ad-blocking per bloccare l’apparizione di spot pubblicitari sulle pagine Web iniziano davvero a fare paura. Nel 2015, si parla di ben 21,8 miliardi di dollari persi dalle aziende che diffondono i propri spot online. Dati davvero allarmanti per diverse società, che rischiano persino il fallimenti a causa di tali metodi che saranno disponibili anche per i dispositivi mobili.

Secondo il report effettuato da Adobe e PageFair, circa 198 milioni di persone utilizzano l’ad-blocking per evitare che appaiano i fastidiosi pop-up. Si tratta di un aumento rispetto al mese di giugno del 2014 del 41 per cento. La crescita esponenziale della quantità di utenti a livello globale è tangibile fin dal 2012 e sembra destinata a non avere alcun tipo di frenata. Lo ha sottolineato anche Sean Blanchfield, il CEO di PageFair. Quest’ultima è una società che si occupa dell’evoluzione dell’ad-blocking e si consulta con gli editori su come recuperare le entrate perse dalla pubblicità su Internet.

Per far fronte a tali difficoltà, alcuni mesi fa alcuni colossi quali Amazon, Google e Microsoft hanno dovuto pagare per evitare l’utilizzo di Adblock Plus. Inizialmente l’ad-blocking era un fenomeno riservato a pochi intimi. I filtri di pubblicità, i browser sviluppati per evitare l’apparizione di annunci, i plug-in e le estensioni sono divenuti quasi irrinunciabili soltanto negli ultimi anni. Blanchfield ha parlato di un “impatto economico nettamente superiore rispetto a quello inizialmente preventivato”.

Sempre più persone utilizzano l’ad-blocking a causa di una sfiducia crescente nel settore della pubblicità e per paura di mettere a repentaglio la sicurezza della propria privacy. L’aumento degli utenti è dovuto anche all’introduzione e alla successiva popolarità di Google Chrome, che ha superato Internet Explorer nella graduatoria dei browser più popolari in Europa e Nord America.

Nel 2016 non dovrebbe esserci alcun genere di inversione di tendenza, anzi. Si parla di perdite previste di circa 41 miliardi di dollari. I filtri ad-blocking sono adoperati da circa il 6 per cento della popolazione mondiale, ma le perdite rappresentano circa il 14 per cento della spesa pubblicitaria. Nei prossimi anni, il sistema sarà maggiormente diffuso anche per smartphone e tablet.

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