Lo ammetto: quando ho tirato fuori dalla scatola il mio primo robot tagliaerba senza filo perimetrale, qualche anno fa, la mia aspettativa era sostanzialmente una che non finisse in piscina. E non ce l’avevo nemmeno, la piscina. Ma il concetto era quello: un aggeggio costoso che gironzola per il giardino in autonomia mette addosso un’ansia sottile, specie se nel prato ci sono Dafne e Anubi che corrono come pazzi. Ecco, il Mammotion YUKA mini 2 1000 è il primo modello con cui quell’ansia è sparita del tutto. Sul serio.
Il motivo è semplice e complicato allo stesso tempo. Semplice perché il risultato si vede: lo piazzi nel giardino, premi un tasto dall’app, e lui taglia. Bene. Senza combinare guai. Complicato perché sotto quella scocca bianca c’è un sistema di navigazione LiDAR a 360 gradi combinato con visione artificiale che, quando te lo spiegano, sembra fantascienza da laboratorio universitario e invece funziona davvero nel mio prato di circa 900 metri quadri fuori Roma, tra alberi da frutto, bordure in pietra e un muretto a secco che fa le bizze.
Ma il punto non è la tecnologia in sé quella ce l’hanno un po’ tutti, almeno sulla carta. La differenza la fa l’implementazione. E qui Mammotion ha fatto i compiti, come si dice. Parliamone con calma, senza fretta, perché c’è parecchio da raccontare. Attualmente è acquistabile su Amazon Italia oppure sul sito ufficiale.
Unboxing e prime impressioni
La scatola è arrivata un giovedì pomeriggio, portata dal corriere che mi ha guardato con quell’espressione di chi pensa “ma che ci devi fare con un pacco così pesante”. E in effetti già dal peso siamo sui quindici chili contando l’imballo mi sono reso conto che non si trattava del solito giocattolino da supermercato. Dentro c’è il robot, la stazione di ricarica con il suo alimentatore, un set di lame di ricambio (sei pezzi, che è un bel gesto considerando che i ricambi li fanno pagare a parte), viti, picchetti per fissare la base al terreno, e un manualetto multilingue che sorpresa è scritto in un italiano comprensibile. Detto questo, il manuale serve a poco perché la configurazione vera la fai tutta dall’app, ma ci arrivo tra un po’.
La qualità del packaging è buona, non eccezionale: polistirolo sagomato che tiene tutto fermo, nessun danno nonostante il viaggio, ma neanche quel senso di unboxing premium che ti dà, che so, un prodotto Apple o certi smartphone di fascia alta. E va bene così qui si parla di un robot che deve tagliare l’erba, non di un orologio di lusso. Non mi servono nastri di raso e confezioni profumate. Mi serve che arrivi intero. Ed è arrivato intero.
I materiali del robot stesso, invece, colpiscono subito. Plastica rigida e compatta, con una finitura opaca bianca che non sembra destinata a ingiallire al primo sole romano di giugno. L’ho sollevato e i 10,9 kg si sentono tutti, ma in modo rassicurante: è un oggetto solido, non un guscio vuoto con dentro il nulla. Un dettaglio che ho apprezzato fin da subito: la batteria è removibile e si estrae dal retro con un meccanismo a leva intuitivo. Sembra una sciocchezza, ma se tra qualche anno la batteria cala e le batterie al litio calano, è nella loro natura la sostituisci senza mandare il robot in assistenza. Ci hanno pensato, e si vede.
Design e costruzione
Esteticamente parliamo di un oggetto compatto 525 per 413 per 281 millimetri con linee arrotondate e un profilo basso che gli permette di infilarsi sotto le siepi e i rami più bassi senza incagliarsi. La torretta LiDAR, quel cilindro nero sulla sommità, è la caratteristica visiva più riconoscibile. All’inizio la trovavo un po’ vistosa, quasi aliena, come un periscopio spuntato dal nulla nel bel mezzo del prato. Poi ci ho fatto l’occhio, come succede con tutte le cose che funzionano bene. E comunque, ha una funzione precisa: da lì il sensore spara impulsi laser a 360 gradi con un campo verticale di 45 gradi, e senza quella posizione rialzata non avrebbe la stessa copertura. Forma segue funzione, direbbe un designer. E avrebbe ragione.
Le ruote posteriori motrici hanno un buon grip, con un battistrada tassellato che regge bene anche sull’erba umida del mattino. Sono più grandi di quelle anteriori, che invece sono libere, piccole, e ruotano a 360 gradi il raggio di sterzata è strettissimo, il che aiuta parecchio nei passaggi angusti. Il produttore dichiara una larghezza minima di transito di 55 centimetri, e nel mio giardino l’ho visto passare tra due aiuole dove io stesso faccio fatica a camminare con la carriola. Mah. Evidentemente lui sterza meglio di me.
La fessura di uscita dell’erba è laterale, il sistema è mulching puro: niente raccolta, niente sacco, niente svuotamento. L’erba viene tritata finissima e redistribuita sul prato come fertilizzante naturale. Questo approccio divide c’è chi lo ama e chi avrebbe preferito un’opzione di raccolta ma dopo tre settimane di utilizzo posso dire che il prato è più verde e uniforme di quando passavo il tagliaerba tradizionale e raccoglievo tutto. Sarà un caso? Forse. Ma il risultato c’è, ed è visibile. Il colore dell’erba è cambiato in meglio, più scuro, più folto alla base. Non pensavo che il mulching potesse fare questa differenza, e invece.
Specifiche tecniche
| Superficie consigliata | 1.000 m² |
| Copertura giornaliera massima | 1.600 m² |
| Sistema di navigazione | LiDAR 360° + Visione AI |
| Portata LiDAR | 60 m |
| Precisione posizionamento | ±2 cm |
| Chip AI | 10 TOPS |
| Riconoscimento ostacoli | 300+ tipologie |
| Batteria | 6,1 Ah (litio, removibile) |
| Autonomia per carica | ~125 min (~250 m²) |
| Tempo di ricarica | ~135 minuti |
| Larghezza di taglio | 190 mm |
| Altezza di taglio | 20–60 mm |
| Lame | 5 lame a rasoio orientabili |
| Pendenza massima | 45% (24°) |
| Zone gestibili | Fino a 10 |
| Passaggio minimo | 55 cm |
| Trazione | Posteriore (RWD) |
| Connettività | Wi-Fi, Bluetooth (4G opzionale) |
| Impermeabilità | IPX6 |
| Dimensioni | 525 × 413 × 281 mm |
| Peso | 10,9 kg |
| Garanzia | 3 anni |
La tecnologia sotto il cofano
Ok, parliamo della parte nerd. Il cuore di tutto è quel LiDAR a 360 gradi che ho citato prima. Non è il solito sensore di prossimità che trovavi sui robot di cinque anni fa quelli che sbattevano contro il muro e poi giravano a caso, tipo Roomba delle origini in versione giardino. Qui stiamo parlando di un sistema che costruisce una nuvola di punti 3D dell’intero giardino con precisione dichiarata di ±2 centimetri, e un raggio di rilevamento fino a 60 metri. Nella pratica, la mappa che genera è impressionantemente accurata: la prima volta che l’ho vista nell’app, con tutti i contorni del giardino, gli alberi, il muretto, persino il barbecue in muratura che mia moglie voleva spostare da tre anni, ho pensato che avessero sbagliato a darmi la planimetria catastale.
Ma il LiDAR da solo non basta, e Mammotion lo sa bene. Per questo l’hanno abbinato a un sistema di visione artificiale con telecamera che analizza l’ambiente in tempo reale. La combo LiDAR più visione AI è il vero salto generazionale rispetto ai robot che si affidano solo al GPS differenziale (che soffre sotto gli alberi e vicino ai muri) o solo alle telecamere (che soffrono con le ombre e il controluce). Il chip dedicato processa dieci trilioni di operazioni al secondo un numero che suona assurdo per un tagliaerba, detto così, eppure nella pratica si traduce in una cosa molto concreta: il robot vede un ostacolo e reagisce istantaneamente, senza quell’esitazione da “sto calcolando” che ho notato in altri modelli. La risposta è fluida, quasi naturale, come se il robot “sapesse” dove sta andando.
Il produttore parla di oltre 300 tipologie di ostacoli riconosciuti, e anche di predizione del movimento. Tradotto in parole semplici: se Anubi gli corre incontro, il robot non aspetta l’impatto per cambiare rotta, ma anticipa la traiettoria del cane e si sposta prima. L’ho testato non intenzionalmente, sia chiaro, il cane ci ha pensato da solo a più riprese e funziona. Mi ha tolto un peso enorme dallo stomaco. Perché una cosa è leggere sulla scheda tecnica “riconosce gli animali domestici”, un’altra è vederlo fare in diretta mentre il tuo pastore belga da 30 chili gli piomba addosso a tutta velocità.
L’app Mammotion
Qui ho avuto sentimenti contrastanti, e sarò onesto fino in fondo. L’app Mammotion, disponibile per Android e iOS, fa il suo lavoro. Lo fa. La configurazione iniziale è guidata passo passo, e anche chi non ha dimestichezza con la tecnologia dovrebbe cavarsela: colleghi il robot al Wi-Fi di casa, lui fa un giro di mappatura del giardino ci mette una ventina di minuti per i miei 900 metri quadri e ti restituisce una mappa editabile dove puoi tracciare muri virtuali, zone vietate e aree di taglio differenziate. Fino a dieci zone indipendenti, ciascuna con i propri orari e parametri. Per il mio giardino ne ho create tre: il prato principale, l’area sotto gli alberi da frutto con altezza di taglio maggiore, e una striscia laterale stretta che costeggia il vialetto in ghiaia.
La parte buona: la mappa è precisa, le zone si creano facilmente con il dito sullo schermo, e la programmazione oraria è flessibile. Puoi anche impostare un limite di carica all’80% per preservare la batteria nel lungo periodo una funzione che trovo intelligentissima e che vorrei vedere su tutti i dispositivi con batteria al litio e programmare la ricarica nelle ore notturne quando l’elettricità costa meno. Ragionando da utente che paga le bollette, non è un dettaglio trascurabile.
La parte meno buona: l’interfaccia non è esattamente un capolavoro di design. Alcune schermate sono un po’ confuse, con troppe opzioni ammassate nella stessa pagina senza una gerarchia visiva chiara. La traduzione italiana ha qualche incertezza qua e là “corridoio stretto” diventa talvolta “passaggio limitato” e poi “percorso angusto” nello stesso menù, e ti chiedi se stiano parlando della stessa cosa. Niente di drammatico, si capisce tutto, ma quando spendi più di mille euro ti aspetti un’esperienza software più rifinita, più coerente. Magari con un aggiornamento futuro migliorano. Spero.
Ah, e la modalità DropMow merita un discorso a parte. Premi un tasto e il robot parte subito a tagliare con schema a N, senza bisogno di mappatura permanente. È pensata per gli interventi rapidi, e l’ho usata un paio di volte quando avevo ospiti a sorpresa e il prato sembrava una giungla tropicale. Lo piazzi, premi il bottone, lui parte. Cinque minuti dopo il prato ha già un aspetto decente. Magia? No, ma ci si avvicina.
Autonomia e ricarica
La batteria da 6,1 Ah alimenta il robot per circa 125 minuti di taglio effettivo che nel mio caso si traducono in una copertura di circa 250 metri quadri per ciclo. Significa che per fare i miei 900 metri quadri completi servono tre o quattro passate con relative ricariche intermedie. La ricarica completa richiede circa due ore e un quarto, e il robot torna alla base da solo quando la batteria scende sotto la soglia, si riposiziona sulla stazione con una precisione millimetrica, e ricomincia a caricare.
Sembra tanto? A prima vista sì. Ma nella pratica cambia tutto, perché il processo è completamente automatico. Io imposto la programmazione una volta e non ci penso più. Il robot esce, taglia finché può, torna a caricarsi, riesce, finisce il lavoro. Un sabato mattina l’ho guardato fare l’intero ciclo completo per curiosità un po’ come si guarda un acquario, per capirci: con interesse passivo e zero sforzo. Ha impiegato circa sei ore dall’inizio alla fine, ricariche incluse. Ma in quelle sei ore io ero seduto in veranda con un caffè a leggere un libro, non sudavo dietro un tagliaerba a scoppio sotto il sole di aprile. Cambia la prospettiva, eh. Cambia proprio.
Un appunto sulla gestione della batteria che trovo particolarmente intelligente: il fatto che sia removibile significa che in futuro potrei comprare una seconda batteria e fare lo swap per dimezzare i tempi. Non l’ho provato costerebbe circa 219 euro stando al listino Mammotion ma la possibilità c’è ed è un punto a favore per chi ha prati più grandi del mio e vuole velocizzare il ciclo completo. E poi c’è la funzione di limite di carica: puoi impostare il massimo all’80% anziché al 100%, sacrificando un po’ di autonomia per allungare la vita della batteria nel tempo. È lo stesso principio che usiamo sui telefoni, e ha senso anche qui.
Test sul campo
E qui arriviamo al succo della questione, la parte che mi interessa sempre di più in una recensione e che spesso viene liquidata in fretta. Ho testato il robot per tre settimane consecutive sul mio prato fuori Roma un terreno misto, con zone pianeggianti, un leggero pendio verso il fondo del giardino, bordure in pietra lavica, tre alberi da frutto, un ulivo grande che butta ombra su mezzo prato, il barbecue in muratura che ho citato, e un muretto a secco che separa il prato dal vialetto di ghiaia. Condizioni reali, insomma. Non un campo da golf, non un prato sintetico, non un giardino da catalogo. Un giardino vero con tutte le sue imperfezioni.
La prima cosa che mi ha colpito è la qualità del taglio. Le cinque lame a rasoio orientabili lavorano su una larghezza di 190 millimetri, e il risultato è un taglio netto, pulito, senza strappi. L’erba non viene strappata ma recisa di netto si vede dalla punta dei fili d’erba, che restano verdi e non ingialliscono come succede con le lame poco affilate o i decespugliatori usati male. Ho impostato l’altezza a 40 millimetri per le prime due settimane, poi sono sceso a 30 per la terza. Il prato ha risposto bene in entrambi i casi, e il mulching ha fatto il suo: nessun accumulo visibile di sfalcio, terreno più morbido al tatto. L’ho notato camminando a piedi scalzi una domenica mattina e sì, cammino a piedi scalzi nel mio giardino, fatevene una ragione.
Capitolo ostacoli. E qui devo spendere qualche parola in più perché è il punto dove questo robot mi ha davvero convinto, oltre ogni aspettativa ragionevole. Dafne, la mia pastore svizzera bianca, ha deciso fin dal primo giorno che il robot è il suo nuovo compagno di giochi. Gli correva incontro, lo annusava, ci girava intorno, provava a mettergli una zampa sopra. E il robot ogni volta si fermava, cambiava direzione, aspettava che il cane si spostasse, e ripartiva. Mai un contatto. Mai. In tre settimane. Anubi, il malinois nero, è più diffidente per carattere: lo ignora bellamente, e il robot lo aggira a distanza di sicurezza come se avesse capito che con quel cane lì è meglio non scherzare.
Ho anche fatto un test deliberato con degli oggetti sparsi nel prato una pallina da tennis gialla, un annaffiatoio verde, un paio di ciabatte di gomma, un tubo dell’irrigazione arrotolato. Il robot li ha evitati tutti, uno per uno, senza nemmeno rallentare troppo. Solo con il tubo ha avuto un momento di esitazione lo ha guardato (se mi passate l’antropomorfismo), ci ha girato intorno, poi ha deciso di passare dall’altra parte. Bene. Molto bene.
Il passaggio lungo i bordi è un’altra storia che merita attenzione. Dopo il taglio dell’area centrale, il robot fa un giro aggiuntivo lungo tutto il perimetro, rasando l’erba a ridosso dei confini definiti nella mappa. Non è perfetto e sarebbe disonesto dire il contrario. Qualche centimetro di erba non tagliata resta sempre lungo il muretto a secco, dove le lame non arrivano fisicamente per una questione di geometria. Col tagliaerba tradizionale usavo il decespugliatore per le rifiniture, e con questo robot lo uso ancora, ma molto meno. Una passata veloce ogni due settimane e sono a posto.
E il rumore? Praticamente assente. Sul serio, non esagero. La prima volta che l’ho avviato ero lì accanto, a mezzo metro, e ho dovuto controllare che stesse davvero tagliando. Un ronzio sommesso, quasi un sussurro meccanico, niente a che vedere con il frastuono del tagliaerba a benzina che faceva scappare i gatti del quartiere. Una sera l’ho programmato per le 21 era ancora luce, estate romana e non me ne sono accorto finché non sono uscito a prendere una boccata d’aria. Il robot era là, a metà prato, che tagliava in silenzio come un fantasma educato.
Approfondimenti
Navigazione e mappatura
La mappatura iniziale è il momento più delicato, e anche il più affascinante da guardare. Il robot esce dalla base e percorre lentamente l’intero perimetro del giardino, costruendo la mappa in tempo reale. Sullo schermo dell’app vedi i contorni che prendono forma, punto per punto è un po’ come guardare un cartografo che traccia lo schizzo di casa tua visto dall’alto, solo che lo fa un disco di plastica bianca con una torretta nera. La precisione è notevole: il muretto, le aiuole, persino il bidone della raccolta differenziata che avevo dimenticato in giardino sono stati rilevati correttamente e inseriti nella mappa come ostacoli fissi.
Dopo la mappatura iniziale puoi editare tutto dall’app: aggiungere zone vietate (il roseto, per dire, che non voglio far calpestare), tracciare corridoi di passaggio tra zone non contigue, definire aree con parametri di taglio diversi. Se sbagli qualcosa puoi cancellare e rimappare la zona interessata senza rifare tutto da capo. La gestione multi-zona arriva fino a dieci zone non contigue, il che è più che sufficiente per un giardino residenziale anche complesso. Un appunto: la mappatura funziona meglio con erba corta. La prima volta l’ho fatto con erba alta e la mappa aveva qualche imprecisione lungo i bordi l’ho rifatta dopo il primo taglio e il risultato è stato perfetto.
Gestione delle pendenze
Il produttore dichiara pendenze fino al 45%, che equivalgono a circa 24 gradi. Il mio giardino ha una pendenza moderata verso il fondo direi un 15-20% a occhio, non ho strumenti per misurarla con precisione scientifica e il robot la affronta senza alcuna esitazione. La trazione posteriore regge bene, le ruote non slittano nemmeno sull’erba umida dopo un temporale romano di quelli cattivi, con acqua che sgorga da ogni parte. Ho notato che in salita il robot rallenta leggermente il passo, che è un comportamento intelligente: adatta la velocità alla difficoltà del terreno. In discesa, invece, mantiene il controllo senza accelerare, segno che i freni motore fanno il loro dovere.
Chi ha pendenze più impegnative del 30-35% potrebbe voler guardare i modelli LUBA con trazione integrale, che arrivano all’80%. Ma per la stragrande maggioranza dei giardini residenziali e ne ho visti parecchi, tra Roma e il Lazio qui siamo più che coperti.
Qualità del taglio e mulching
Ne ho parlato nel test, ma voglio approfondire perché credo sia l’aspetto che interessa di più a chi sta valutando l’acquisto. Il piatto con cinque lame orientabili trita l’erba in frammenti davvero piccoli sensibilmente più piccoli di quanto facesse il mio vecchio tagliaerba con cesto di raccolta. Le lame sono del tipo “a rasoio”, montate su un disco rotante, e la particolarità è che ruotano su se stesse adattandosi alle irregolarità del terreno. Il risultato è che dopo il passaggio non si vede quasi niente sul prato. Nei primi giorni controllavo ossessivamente, chinandomi a guardare da vicino come un agronomo in missione, e niente: nessun accumulo, nessun ciuffo non tagliato, nessun sentiero di erba ammassata.
Dopo tre settimane il prato è visibilmente più folto e verde merito del mulching che restituisce azoto e nutrienti al terreno, dicono i manuali di giardinaggio. A giudicare dal risultato, ci credo. L’altezza di taglio regolabile da 20 a 60 millimetri copre un range ampio. In estate si starà sui 40-50 per non stressare l’erba col caldo, in primavera e autunno si scende a 25-30 per un effetto più curato, tipo campo da calcio. La regolazione avviene dall’app, senza dover toccare fisicamente il robot né girare manopole meccaniche. Comodo, moderno, come dovrebbe essere.
Protezione anti-caduta e recinzione visiva
Questo è un aspetto che mi stava particolarmente a cuore, visto che il mio giardino confina con un dislivello sul lato est non un burrone, intendiamoci, ma un gradone di mezzo metro dove il prato finisce e inizia un terrazzamento più basso. Un robot “stupido” potrebbe interpretarlo come un semplice bordo e buttarsi giù come un lemming robotico. La recinzione visiva intelligente di questo modello rileva dirupi, gradini, bordi piscina e altre zone a rischio caduta. L’ho visto avvicinarsi al gradone, rallentare, quasi annusare il vuoto, e invertire la marcia con una naturalezza che mi ha quasi commosso. Quasi. Resta comunque un elettrodomestico, non gli faccio una festa.
Il sistema funziona anche con le scale nel caso qualcuno abbia un giardino con scalinate, che a Roma è più comune di quanto si pensi e con i bordi piscina. Non ho una piscina per testare quest’ultimo scenario, ma mi fido del principio: se vede il gradone del mio terrazzamento, vedrà anche il bordo di una piscina interrata.
Manutenzione ordinaria
Parliamone, perché è un aspetto che i test brevi da una settimana tendono a trascurare. Dopo tre settimane di utilizzo regolare tre tagli completi a settimana, quindi nove cicli totali le lame sono ancora in buone condizioni, ma le ho controllate ed erano leggermente opache, con qualche micro-segno da sassolino. Succede, il giardino non è sterile. Mammotion include un set di ricambio nella confezione, e i ricambi aggiuntivi si trovano online a prezzi ragionevoli: circa 55 euro per un set completo di lame resistenti. Il disco di taglio si smonta facilmente dal basso con una chiave a brugola inclusa nella confezione.
La pulizia del robot è semplice e veloce: un getto d’acqua leggero (è IPX6, quindi la pioggia e i getti d’acqua non lo spaventano) per rimuovere erba e terra dal piatto e dalle ruote, e un panno morbido per la torretta LiDAR e l’obiettivo della telecamera. Cinque minuti ogni due settimane, non di più. Ho preso l’abitudine di dargli un’occhiata la domenica mentre prendo il caffè in veranda controllo visivo rapido, pulizia se necessario, e via. Niente a che vedere con la manutenzione del tagliaerba a benzina: olio, candela, filtro aria, affilatura lama, ricovero invernale. Qui basta poco.
Funzionamento notturno e con maltempo
L’ho fatto lavorare un paio di volte dopo il tramonto, e il LiDAR non ha accusato il colpo. Essendo un sensore laser, la luce ambientale non influisce anzi, per certi versi di notte funziona meglio perché non ci sono ombre forti a confondere la visione AI. Nessun problema di navigazione, nessun ostacolo mancato. La certificazione IPX6 garantisce resistenza ai getti d’acqua da qualsiasi angolazione, e una mattina il robot ha iniziato a tagliare sotto una pioggerella leggera primaverile senza battere ciglio. Sotto il diluvio non l’ho provato di proposito non per paura, ma perché non aveva senso stressare le lame su erba fradicia che si strappa anziché tagliarsi. C’è un sensore pioggia configurabile nell’app che permette di interrompere automaticamente il lavoro in caso di maltempo forte, il che è una scelta sensata.
Integrazione smart home e connettività
La connessione principale avviene via Wi-Fi e Bluetooth. Il Wi-Fi è quello di casa nel mio caso il segnale arriva al giardino grazie alla rete mesh TP-Link Deco che copre tutta la proprietà, ma chi ha il router nel salotto e il giardino dall’altra parte della casa potrebbe avere problemi di copertura. In quel caso, c’è il modulo 4G opzionale che permette di controllare il robot tramite rete cellulare, ma è un accessorio a parte con un costo aggiuntivo.
L’app permette il controllo remoto completo: puoi avviare, fermare, richiamare il robot alla base, modificare zone e orari, il tutto da qualsiasi posto con connessione internet. Una domenica ero al CUS Roma per l’allenamento di tiro con l’arco e ho lanciato il taglio dal telefono mentre aspettavo il mio turno sulla linea. Il robot ha fatto tutto da solo, e quando sono tornato a casa nel tardo pomeriggio il prato era perfetto. Manca, per ora, un’integrazione nativa con Alexa o Google Home e devo dire che la cosa mi stupisce un po’, nel 2026, ma non la sento come una mancanza grave. Magari arriverà con un aggiornamento firmware. Speriamo.
La stazione di ricarica
La stazione è un rettangolo di plastica grigia, discreto, che va posizionato su una superficie piana con accesso diretto al prato. I picchetti in dotazione la fissano al terreno consiglio di metterla in un punto riparato dalla pioggia diretta, anche se è IPX6 pure lei. Il cavo di alimentazione ha una lunghezza sufficiente per la maggior parte delle situazioni, ma se la presa di corrente è lontana c’è un cavo di prolunga opzionale. Il robot torna alla base con una precisione impressionante: si allinea ai contatti di ricarica al primo tentativo, ogni volta. Non l’ho mai visto mancare l’aggancio.
Pregi
- Navigazione LiDAR + visione AI eccezionalmente precisa e reattiva, la migliore che abbia testato in questa fascia di prezzo
- Nessun filo perimetrale da installare: configurazione e prima mappatura in meno di mezz’ora, anche per chi non è un tecnico
- Evitamento ostacoli impeccabile testato con due cani grandi, oggetti vari e bordure irregolari senza mai un contatto
- Silenziosità straordinaria, utilizzabile anche in orario serale senza disturbare vicini o coinquilini
- Batteria removibile e gestione intelligente della ricarica con limite personalizzabile e programmazione off-peak
Difetti
- App funzionale ma con interfaccia migliorabile e qualche incoerenza nella traduzione italiana
- Tre-quattro cicli di ricarica necessari per coprire 900 m², tempi complessivi lunghi anche se completamente automatici
- Qualche centimetro di erba non tagliata lungo i bordi fisici (muri, muretti) resta inevitabile per limiti geometrici
- Assenza di integrazione nativa con assistenti vocali (Alexa, Google Home) nel 2026 sorprende
Prezzo e posizionamento
Il listino del modello 1000 parte da circa 1.299 euro, ma online il prezzo reale si aggira stabilmente tra i 1.099 e i 1.199 euro, e non è raro trovare coupon da 100 euro specie su Amazon Italia e sullo store ufficiale Mammotion che abbassano ulteriormente la soglia sotto i mille euro. A quel punto, il calcolo economico diventa interessante: un robot tagliaerba tradizionale con filo perimetrale costa 500-800 euro, ma poi devi pagare l’installazione del filo (che da sola può costare 200-400 euro se la fai fare a un professionista), e comunque hai un sistema meno preciso e più vincolante.
Chi vuole spendere meno può guardare la versione 800, che copre fino a 800 metri quadri e ha una batteria leggermente più piccola da 4,5 Ah, oppure il modello YUKA mini 2 500 con navigazione solo visiva, senza LiDAR, a partire da circa 699 euro in promozione. Chi invece ha esigenze superiori pendenze estreme, prati ben oltre i 1.000 metri quadri, trazione integrale sale verso i LUBA con quattro ruote motrici, ma lì i prezzi raddoppiano tranquillamente e si entra in un’altra categoria. Per un giardino residenziale tra i 500 e i 1.000 metri quadri, il modello che ho testato è il punto d’equilibrio più sensato nella gamma Mammotion. Almeno, questo è quello che penso dopo averlo usato ogni giorno per tre settimane. Attualmente è acquistabile su Amazon Italia oppure sul sito ufficiale.
Il verdetto
Tre settimane di convivenza quotidiana e non ho trovato il difetto che mi facesse dire “ecco, qui casca l’asino”. L’app si potrebbe migliorare, senza dubbio. I tempi complessivi per prati grandi sono lunghi, anche se completamente automatici. Qualche centimetro di erba lungo i bordi resta da rifinire a mano col decespugliatore. Ma sono difetti fisiologici, non strutturali. Sono i limiti della categoria, non di questo prodotto specifico. La sostanza è un’altra, e la sostanza è questa: ho un prato più bello di prima e non faccio più niente per mantenerlo. Zero. Nada. Il robot esce, taglia, torna. Io guardo dal telefono ogni tanto, do un’occhiata al giardino dalla finestra e mi chiedo perché non l’ho comprato prima.
Lo consiglio a chi ha un giardino fino a 1.000 metri quadri e vuole dimenticarsi dell’esistenza del tagliaerba. A chi ha animali domestici e si preoccupa giustamente per la loro sicurezza. A chi non vuole impazzire con antenne RTK da montare in giardino e fili perimetrali da interrare. A chi vive in contesti residenziali dove il rumore è un problema. Lo sconsiglio a chi ha prati enormi con pendenze da brivido lì serve un modello con trazione integrale e a chi è allergico alle app, perché senza lo smartphone questo robot è un fermaporta da 10 chili.
Se mi chiedete un’immagine per riassumere l’esperienza: un sabato mattina di aprile, io seduto in veranda con il caffè, Dafne acciambellata ai miei piedi, Anubi che sonnecchia all’ombra dell’ulivo, e un ronzio appena percepibile che arriva dal fondo del giardino. Il prato si fa da solo. E io penso che la tecnologia, ogni tanto, mantiene le promesse.












