Tom Cruise torna a mettersi in gioco come non faceva da tempo, e stavolta lo fa affidandosi completamente ad Alejandro González Iñárritu per Digger, il progetto che il regista messicano coltivava da un decennio e che finalmente ha mostrato al pubblico con il primo trailer. Un incontro professionale che, a sentire i due protagonisti, ha spinto entrambi ben oltre i confini di tutto quello che avevano fatto fino a quel momento.
L’idea nasce da lontano. Subito dopo The Revenant, il film che regalò a Leonardo DiCaprio il suo primo Oscar dopo cinque candidature e che consolidò definitivamente Iñárritu tra i grandi autori contemporanei, il regista ha iniziato a covare un pensiero fisso. “Avevo un’idea, non una sceneggiatura, non un film, solo un’ossessione ricorrente e implacabile” ha raccontato durante una conferenza stampa. “Ma mi ci sono voluti 10 anni per fare questo film, perché non cercavo una storia. Cercavo il modo giusto di raccontarla”. Iñárritu non era fisicamente presente alla presentazione, impegnato a Londra con il mix del suono, ma si è collegato ugualmente per raccontare la sua impresa.
Chi è Digger Rockwell, il protagonista interpretato da Cruise
La sinossi ufficiale descrive Digger Rockwell come “l’uomo più potente del mondo”, uno che “corre per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità prima che il disastro da lui stesso scatenato distrugga tutto”. Un disastro affrontato però con la lente della commedia. “È assurda, è pericolosa, ma decisamente comica, perché la fonte della grande comicità è la tragedia” ha spiegato il regista. “State per conoscere la catastrofe più carismatica che abbiate mai visto. Digger è affascinante. È divertente. È impossibile smettere di guardarlo”.
Per Tom Cruise questo ruolo viene già presentato come il suo lavoro più importante degli ultimi 40 anni. E la scelta, secondo Iñárritu, non aveva alternative. “La gente spesso mi chiede perché ho scelto Tom per interpretare Digger. Per me è come chiedere a qualcuno perché beve acqua quando ha sete. Perché è ciò di cui hai bisogno. Il film aveva bisogno di Tom”. I due volevano collaborare fin dall’inizio del secolo, e la sorpresa più grande, ha ammesso il regista, è stata scoprire che la persona dietro l’attore era straordinaria quanto le sue interpretazioni.
Un metodo di lavoro basato sulla musicalità
C’è una frase che Cruise ha detto a Iñárritu e che il regista continua a ripetere. “Alejandro, mi ci sono voluti 40 anni per diventare questo personaggio”. Entrambi, ha spiegato, sapevano bene cosa significhi condensare un’intera carriera in un singolo momento, e sapevano di non aver mai fatto nulla di lontanamente simile lungo i rispettivi percorsi.
Il processo creativo è partito dal ritmo, quasi dalla musica delle parole. “Alejandro ha dedicato diversi giorni a leggermi la sceneggiatura, e io ascoltavo attentamente tutto ciò che pensava” ha raccontato Cruise. “Il comportamento di un personaggio, i suoi movimenti, sono aspetti che ci obbligano a chiederci: è questo il nostro tono? È drammatico? È comico? È troppo? Si tratta di aggiustare il tiro”.
Sul piano tecnico, Iñárritu ha puntato a una precisione maniacale. “Ogni fotogramma, ogni lente, ogni colore, ogni costume, ogni volto, ogni oggetto, ogni simbolo: nulla è casuale”. Le riprese sono state realizzate in VistaVision, perché il cinema merita la grande scala. Per ottenere una texture artigianale è stata usata una macchina da presa progettata nel 1954, su cui sono stati montati obiettivi Leica vintage grandangolari pensati appositamente per il film.