Quante volte, tornando a casa la sera, mi sono chiesto se il cancello fosse davvero chiuso? Troppe. E ogni volta la solita scena: il telefono in mano, l’app che carica, il pallino che gira, e intanto tu lì fermo a fissare uno schermo grigio. Ecco, è proprio da questo fastidio che sono partito quando mi è arrivata in prova la EZVIZ CB90x Dual 4G Kit, una telecamera da esterno a doppia lente che sulla carta prometteva di chiudere tutti i buchi: copertura ampia, connessione doppia Wi-Fi e 4G, batteria con pannello solare, visione notturna a colori. Un concentrato di roba, insomma.
La villa dove abito, alle porte di Guidonia, ha un cancello che dà sulla strada e un giardino dove girano i miei due cani, Dafne (pastore svizzero bianco) e Anubi (un Groenendael che di notte diventa praticamente invisibile). Non è la situazione più semplice da coprire con una singola ottica fissa. E qui la doppia lente motorizzata di questo kit, almeno in teoria, dovrebbe fare la differenza. In teoria, appunto. Perché poi c’è la realtà dei fatti, che è quella che mi interessa raccontarvi.
Un contesto veloce, così ci capiamo. Io rientro spesso la sera tardi, a volte con la Cupra a volte con la Zoe, e il primo gesto quando parcheggio è dare un’occhiata attorno al cancello. Prima lo facevo a naso, con quel misto di pigrizia e fiducia che poi ti frega. Da quando ho piazzato questa camera, invece, il controllo lo faccio dal telefono ancora prima di scendere dall’auto. Piccola abitudine, ma che cambia la testa. E infatti buona parte del mio giudizio nasce proprio da questi momenti quotidiani, non da un test da laboratorio con la tabellina dei numeri.
Sarò onesto: parto sempre un po’ scettico davanti ai prodotti che promettono di fare tutto. Di solito chi fa tutto lo fa a metà. Dopo due mesi di utilizzo continuativo, però, qualche idea me la sono fatta, e non è affatto banale. Ci sono cose che mi hanno stupito in positivo e altre che, ecco, mi hanno fatto storcere il naso. Andiamo con ordine, che di carne al fuoco ce n’è parecchia. Ma se vuoi acquistarla subito puoi farlo su Amazon Italia.
Unboxing: dentro la scatola c’è quasi tutto, ma quel “quasi” pesa
La confezione arriva bella piena, e questo fa sempre piacere. Aprendola trovi la telecamera vera e propria con il suo corpo a doppia ottica, il pannello solare da 8W, le staffe di fissaggio, la bulloneria, il cavo, un template di foratura in cartone e la manualistica. Niente scheda microSD nella confezione, come ormai capita quasi sempre, e nemmeno la nano SIM per il 4G, che ovviamente dovete procurarvi voi.
La prima cosa che ho notato aprendo la scatola? Che il pannello solare ha una sua staffa dedicata, separata da quella della camera. Ora, capiamoci: non è un dramma. Ma è una scelta che, montando, ti fa storcere la bocca. Perché significa che devi fissare due elementi distinti, quindi due serie di fori nel muro. Personalmente avrei preferito di gran lunga un sistema in cui il pannello si aggancia direttamente al corpo della camera, o almeno alla stessa staffa. Meno buchi, meno cavi in giro, montaggio più pulito. Vabbè. Sarà per la prossima generazione, magari.
Per il resto la dotazione è più che dignitosa per la fascia di prezzo. La sensazione al tatto degli accessori è buona, la viteria non sembra roba da quattro soldi, e il template di foratura ti risparmia le bestemmie del “misuro a occhio e poi il buco è storto”. Chi ha montato telecamere prima d’ora sa di cosa parlo.
Una cosa che ho apprezzato aprendo la scatola è la chiarezza del colpo d’occhio: ogni pezzo al suo posto, niente sacchettini misteriosi, niente accessori che ti chiedi a cosa servano. Il pannello solare, in particolare, ha un cavo di lunghezza generosa, il che ti dà un minimo di libertà nel posizionarlo verso il punto più esposto al sole senza dover per forza incollarlo accanto alla camera. Peccato solo, e lo ripeto perché mi è rimasto qui, per quella staffa separata. Ma su questo torno tra poco, che non voglio sembrare monotono già dall’unboxing.
Design e costruzione: solida, ma quella plastica bianca mi preoccupa un po’
Prendendola in mano si capisce subito che non è un giocattolo. Il corpo è robusto, ben assemblato, con quel tipico look EZVIZ un po’ spartano ma funzionale. Le due ottiche sporgono dal frontale come due occhi, e il sistema di rotazione motorizzato dà l’idea di essere costruito per durare. C’è un braccio di supporto pensato bene, con uno sgancio rapido che, ve lo dico subito, è una delle cose che ho apprezzato di più in fase di installazione.
Mi spiego meglio. Quando devi fare i fori al muro per la staffa, poter staccare la camera dal supporto con un gesto solo, senza dover svitare tutto o rischiare di far cadere l’apparecchio mentre trapani, è di una comodità che chi non ha mai montato niente non può capire. Fissi la base, poi riagganci il corpo. Punto. E se un domani devi togliere la scheda o dare una controllata, stessa storia: sgancio, gestisco, riaggancio. Comodo davvero.
La certificazione IP65 mette al riparo da pioggia e polvere, e in due mesi di intemperie (abbiamo avuto giornate parecchio umide) non ho visto infiltrazioni né appannamenti dell’obiettivo. Buon segno, perché su modelli EZVIZ più vecchi qualcuno lamentava proprio la condensa dentro la lente. Qui, almeno finora, nulla da segnalare.
Il peso, poi, è ben calibrato. Non è né una piuma che il primo colpo di vento fa vibrare, né un mattone che ti tira giù la staffa. Sta nel mezzo, e trasmette quella solidità che ti fa pensare “ok, questa resta su”. Il meccanismo di rotazione delle ottiche, quando lo muovi manualmente dall’app, ha un suo scatto meccanico un po’ rumoroso, tipico di questi motori. Niente di fastidioso all’aperto, ma se la metteste in un contesto molto silenzioso, di notte, quel ronzio lo sentireste.
L’unica riserva ce l’ho sulla plastica bianca della scocca. È bella, per carità, e si intona con il muro chiaro di casa mia. Ma la mia sensazione, e sottolineo sensazione perché due mesi sono pochi per dirlo con certezza, è che con il tempo e con il sole battente possa tendere a ingiallire. Le plastiche bianche esposte fanno spesso questa fine. Magari mi sbaglio e tra un anno è ancora candida. Però il dubbio, onestamente, ce l’ho.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Sensori | Doppio obiettivo, 4MP + 4MP (2K+, 2560 × 1440 per lente), 8MP complessivi |
| Ottiche | Grandangolare + dettaglio, entrambe motorizzate |
| Motori | 3 motori per pan/tilt indipendente delle due lenti |
| Visione notturna | ColorFULL a colori con elaborazione AI-ISP |
| Rilevamento intelligente | Persone, veicoli e oltre 20 specie animali via IA |
| Modalità registrazione | AOV (Always-On Video) con time-lapse giornaliero |
| Batteria | 10.400 mAh ricaricabile |
| Pannello solare | 8W, incluso nel kit |
| Connettività | Wi-Fi + 4G LTE (nano SIM), Dual-Network con switch automatico |
| Audio | Bidirezionale |
| Deterrenza attiva | Sirena + faretti focalizzati, risposta vocale automatica |
| Impermeabilità | IP65 |
| Archiviazione | microSD fino a 512GB + EZVIZ CloudPlay (cloud a pagamento) |
| Compatibilità smart home | Amazon Alexa, Google Assistant |
| Prezzo kit di listino | Circa 299,99€ |
Hardware: tre motori, due occhi e un cervello che lavora bene
Il cuore di questo dispositivo sta tutto nella sua architettura a doppia lente. Non parliamo di due telecamere appiccicate insieme, ma di un sistema in cui le due ottiche collaborano. Una fa il grandangolo, l’altra si concentra sul dettaglio, e grazie a tre motori possono ruotare in modo indipendente. Tradotto in pratica: mentre una tiene d’occhio tutto il cortile, l’altra può zoomare su un punto preciso. Nel mio caso, una inquadra l’intera area davanti al cancello, l’altra la stringo sul portone pedonale.
Ogni sensore lavora a 2K+ (2560 × 1440), per un totale di 8 megapixel messi insieme. La resa d’immagine è affidata a un processore con tecnologia AI-ISP, che dovrebbe pulire il rumore e bilanciare l’esposizione anche nelle situazioni difficili. E qui, devo dire, il lavoro si vede: le immagini di giorno sono nitide, i colori realistici, senza quell’effetto sbiadito che affligge tante telecamere economiche.
C’è poi tutta la parte di alimentazione, con la batteria da 10.400 mAh e il pannello solare esterno a supportarla. Non è un dettaglio da poco, perché è proprio questa combinazione che permette alla camera di stare piazzata su un muro senza cavo di corrente. Un cervello che gestisce i consumi, insomma, tenendo la registrazione attiva ma senza prosciugare la carica in due giorni.
Un aspetto che merita una riga in più è il rilevamento a distanza. A differenza delle telecamere a batteria che si affidano solo al sensore PIR, buono per captare il calore ravvicinato ma cieco sulla lunga gittata, qui l’analisi passa anche dall’immagine. Il risultato è che il dispositivo si accorge di una persona o di un veicolo in avvicinamento da parecchio più lontano di quanto mi aspettassi, e nel mio caso, con la strada che si allunga davanti al cancello, questo ha voluto dire ricevere l’avviso prima ancora che il soggetto arrivasse al portone. Un margine di secondi che, in ottica sicurezza, non è poco.
La sensazione generale è di un hardware pensato con criterio. I motori ci sono e fanno il loro dovere, anche se, come vi racconterò più avanti, non sono esattamente dei fulmini. Ma la struttura di base è solida, e si capisce che dietro c’è un progetto ragionato e non un assemblaggio buttato lì tanto per riempire uno scaffale.
Software: l’app EZVIZ fa tanto, ma mi ha lasciato lì col pallino che gira
E qui arriviamo a una nota dolente. O meglio, a una nota agrodolce, perché l’app EZVIZ è tutt’altro che malvagia. Fa un sacco di cose: gestisci le due lenti separatamente, imposti le zone di rilevamento, attivi e disattivi la sirena, controlli lo stato della batteria, programmi le patrol automatiche, tocchi un punto dell’inquadratura grandangolare e ti si apre lo zoom sul dettaglio a lato. Sulla carta è completa, ben organizzata, con una logica che dopo un po’ entra in testa.
Il problema è la stabilità. Ed è un problema serio, perché è quello che uso di più. Troppo spesso, quando voglio aprire il live per controllare al volo, mi becco il classico “connessione fallita”. Rientri, riprovi, magari la seconda volta va, magari ci mette dieci secondi buoni a collegarsi. E dieci secondi, quando vuoi vedere subito cosa sta succedendo davanti a casa, sono un’eternità. La cosa che mi ha dato più fastidio in assoluto, tra tutti i difetti di questo kit, è proprio questa: la disconnessione mentre stai guardando in diretta, oppure la lentezza a stabilire il collegamento con la telecamera.
C’è poi tutta la parte di personalizzazione, che sulla carta è ricca: puoi disegnare le zone di rilevamento, decidere gli orari in cui la camera deve stare all’erta, regolare la sensibilità del movimento, impostare i messaggi vocali di risposta. Chi ama smanettare qui trova pane per i suoi denti. Io, che con la configurazione ci gioco volentieri, ho passato una serata a mettere a punto le aree per cercare di ridurre le notifiche inutili. Con risultati parziali, ma su questo torno dopo, quando parlo dei falsi positivi.
Ci metto anche l’aggiornamento del firmware, che è stato un filo lento. Nulla di drammatico, ma quando aggiorni ti aspetti che fili liscio, e invece qualche pausa di troppo l’ho vista. Detto questo, l’app resta comunque un buon centro di controllo. Solo che una gestione così ricca meriterebbe una connessione più solida sotto. E qui il cerchio si chiude sulla parte di rete, che è un altro capitolo delicato.
Prestazioni e autonomia: il solare regge, ma d’inverno chi lo sa?
Parliamo di batteria, che su una telecamera senza fili è metà del giudizio. La tecnologia AOV (Always-On Video) è la trovata che permette a questo dispositivo di registrare praticamente tutto il giorno senza svenarsi. Come funziona? Quando c’è un evento vero, tipo una persona o un veicolo, gira ad alto frame rate. Quando non succede niente, rallenta e crea un time-lapse fluido invece di dormire e basta. Così hai la giornata intera in memoria senza riempire la scheda con ore di nulla.
Con il pannello solare da 8W collegato, in questi due mesi la carica si è mantenuta senza problemi. E badate, non l’ho tenuta con i guanti: rilevamenti frequenti, qualche accesso al live più volte al giorno, notifiche a raffica. Eppure il pannello ha retto il passo, ricaricando abbastanza durante le ore di luce da non farmi mai preoccupare. Su questo, promessa mantenuta.
Va aperta una parentesi sul consumo dati, perché chi va di 4G deve saperlo. Questa camera mangia parecchia banda. Tra registrazioni, notifiche con anteprima e sessioni live, il traffico si accumula in fretta. Se pensavate di cavarvela con una di quelle SIM economiche pensate per la domotica, quelle con pochi giga al mese, mettetevi il cuore in pace: non bastano. Serve un piano dati più generoso, o vi ritrovate a secco a metà mese. Nel mio caso ho dovuto rivedere la scelta della SIM proprio per questo motivo. È il tipo di dettaglio che sulla confezione non trovate, e che invece incide sul portafoglio.
Ma c’è un ma, ed è bello grosso. Io l’ho provata in una stagione con sole abbondante. La domanda vera è: come si comporterà nei mesi invernali, quando il sole a Guidonia si vede col contagocce e le giornate sono corte e grigie? Non lo so. Non ho potuto testarlo, e sarebbe disonesto raccontarvi il contrario. Il mio sospetto è che d’inverno il pannello faccia fatica a compensare i consumi, e a quel punto la mia scelta ricadrebbe volentieri sull’alimentazione diretta a presa di corrente, per non ritrovarmi la camera scarica proprio quando serve. Su questo punto, insomma, servirebbe più tempo e una prova sul lungo periodo. Ci tornerò, magari, tra qualche mese.
Test sul campo: il giorno che ha beccato uno che rovinava una macchina
Veniamo al pane quotidiano, che è poi il motivo per cui una telecamera esiste. Nei due mesi l’ho tenuta puntata sul cancello e su un pezzo di strada davanti casa, sfruttando entrambe le lenti per coprire angoli diversi. E devo ammettere che, come copertura, la doppia ottica motorizzata mi ha convinto. Non devi più scegliere se guardare l’ingresso o il vialetto: le tieni d’occhio tutte e due contemporaneamente, con la possibilità di far ruotare le camere e ridurre gli angoli morti.
L’episodio che me la ricorderà è successo una sera. La camera ha rilevato movimento e mi è arrivata la notifica. Apro, guardo, e vedo una persona che stava armeggiando attorno a una macchina parcheggiata nella mia via, danneggiandola. Roba da cronaca di quartiere, purtroppo. Ma il punto è che il dispositivo ha fatto esattamente il suo lavoro: ha visto, ha registrato, mi ha avvisato. E l’immagine era abbastanza chiara da capire la scena. Ecco, in quel momento ho pensato: ok, forse questi soldi (per chi la compra) hanno un senso.
Sulla nitidezza ho un giudizio sfumato. Sui volti e sui soggetti entro una decina di metri la resa è molto buona, dettagliata, con colori credibili. Oltre i dieci metri, però, l’immagine comincia a sgranare un pochino. Non diventa inguardabile, sia chiaro, ma se speravate di leggere una targa a venti metri di distanza rimarrete un filo delusi. È un limite fisiologico di questa fascia, va detto, non un difetto grave. Però nella pratica lo noti.
Poi ci sono i motori. Fanno il loro lavoro, ruotano, seguono, ma sono un pizzico lenti. Quando comandi manualmente la rotazione, o quando la camera insegue un soggetto, quella lentezza si avverte. Nulla che comprometta l’uso, ma se vi aspettavate uno scatto fulmineo, no, non è quello il suo carattere. È più una tartaruga metodica che una lepre. E a conti fatti, per una sorveglianza fissa, va anche bene così.
Ho voluto metterla alla prova anche in condizioni meno comode. Una mattina di pioggia battente, per esempio, per vedere se l’acqua sull’obiettivo rovinasse l’inquadratura. Qualche goccia sulla lente ovviamente c’era, e in quei frangenti l’immagine perde un po’ di limpidezza, ma è fisiologico: succede a qualsiasi camera esposta. Passata la pioggia, tutto tornava nitido. E soprattutto, nessuna traccia di umidità infiltrata dentro il vetro, che era la mia paura numero uno.
Un altro test, quasi per gioco, l’ho fatto una domenica di ritorno dagli allenamenti al CUS Roma di tiro con l’arco. Sono rientrato a un’ora insolita, con la luce del tardo pomeriggio che tagliava di traverso, quella luce controsole che manda in tilt tante telecamere economiche. Qui il processore ha lavorato bene: l’esposizione si è bilanciata, e la mia figura contro il sole era comunque riconoscibile, senza quell’effetto silhouette nera che rovina tutto. Un punto a favore dell’elaborazione dell’immagine, che nelle situazioni di luce difficile se la cava meglio di quanto temessi.
Poi, va detto, ci sono i momenti di frustrazione. Le sere in cui apri il live e il caricamento si pianta. Le volte in cui la notifica arriva, corri a guardare, e ti ritrovi lo schermo che macina prima di darti l’immagine. In quei secondi il cuore va un po’ più veloce, e non per il motivo giusto. È lì che questo kit mostra il suo lato acerbo, ed è un peccato, perché la sostanza per fare bene ce l’ha tutta.
Una nota sull’audio bidirezionale: funziona, e funziona bene. L’ho usato un paio di volte per dire due parole a chi era davanti al cancello, e sia il microfono che l’altoparlante fanno la loro figura, con una latenza accettabile. Niente di eccezionale, ma affidabile. Che poi, per una camera di sorveglianza, è quello che conta.
Approfondimenti
Doppio obiettivo e copertura: il vero motivo per sceglierla
Il punto di forza di questo kit sta tutto qui. La maggior parte delle telecamere a doppia lente sul mercato si limita a cucire insieme le due immagini. Questa fa un passo oltre: le due ottiche lavorano in coordinazione, con una che tiene il quadro d’insieme e l’altra pronta a stringere sul particolare. Nella gestione del mio cancello questo si traduce in una tranquillità concreta, perché non ho più il classico angolo cieco dove “tanto lì non si vede”.
La possibilità di toccare un’area sull’inquadratura larga e vederla ingrandita a fianco è furba, e la uso spesso quando arriva una notifica e voglio capire al volo di cosa si tratta. È il tipo di funzione che sulla scheda tecnica sembra marketing, e che invece nell’uso reale ha un senso. Le due focali che riprendono prospettive diverse nello stesso istante ti danno una copertura che, con una singola camera, dovresti ottenere montandone due. E due unità significano doppio costo, doppia installazione, doppia batteria da gestire. Qui è tutto in un corpo solo. Mica male.
Qualità video di giorno e gestione della luce
Di giorno, con la luce dalla sua parte, questa camera mi ha convinto. I colori sono fedeli, il bianco del muro non brucia, il verde del prato non vira sullo sgargiante. Il merito è dell’elaborazione AI-ISP, che bilancia l’esposizione anche quando nell’inquadratura convivono zone in pieno sole e zone in ombra, come capita davanti al mio cancello a metà mattina. Nelle telecamere economiche, in quelle condizioni, o ti si brucia il cielo o ti si spegne l’ombra. Qui il compromesso è gestito con giudizio.
Il discorso della nitidezza, come dicevo, ha il suo confine attorno ai dieci metri. Entro quella distanza leggi bene i volti, distingui i dettagli, ti fai un’idea precisa di chi hai davanti. Oltre, l’immagine ammorbidisce i contorni e i particolari fini si perdono. Non è un difetto che grida vendetta, è il classico limite di risoluzione su lunga distanza. Ma se il vostro obiettivo è identificare qualcuno o leggere una targa a venti metri buoni, sappiate in anticipo che dovrete accontentarvi. Per la sorveglianza ravvicinata di un ingresso, invece, la resa è più che adeguata. Sta tutto nel capire cosa volete davvero coprire.
Visione notturna ColorFULL: colori sì, ma il faretto resta acceso
La modalità ColorFULL promette la visione notturna a colori anche in condizioni di luce scarsa, senza dover accendere per forza il faro. E i colori, in effetti, li legge bene. Di notte l’immagine non vira sul solito verdino spettrale dell’infrarosso, ma mantiene tonalità realistiche, il che aiuta parecchio a distinguere una figura, un’auto, un dettaglio.
Però la mia esperienza mi dice una cosa che va detta con franchezza: nel buio pesto, quello vero, il faretto serve. Non è che la camera regga i colori nel nero assoluto senza nessun aiuto luminoso. Con un minimo di illuminazione ambientale se la cava benissimo, ma quando cala il buio totale il faro entra in gioco, e a quel punto la resa a colori diventa piena. Quindi sì alla visione notturna a colori, ma con l’asterisco: aspettatevi di tenere acceso quel faretto più spesso di quanto il nome ColorFULL lasci intendere. Nel mio caso, davanti a un cancello con poca luce di strada, il faro si accende praticamente sempre.
Connettività Wi-Fi e 4G: l’idea è ottima, la stabilità meno
Sulla carta la doppia rete è la ciliegina: usi il Wi-Fi quando c’è, e se il segnale cade la camera passa in automatico al 4G tramite una nano SIM. Perfetto per chi mette la telecamera lontano dal router, in un punto dove il Wi-Fi arriva stanco. E il mio cancello è proprio uno di quei punti.
Nella pratica, però, ho trovato qualche intoppo. Il 4G non è stabilissimo, capita che perda colpi. E il Wi-Fi, dal canto suo, a volte resta impantanato a una latenza abbastanza alta, con il live che ci mette a caricare. Non è un disastro, e nella stragrande maggioranza dei casi la connessione c’è. Ma quella continuità perfetta promessa dal marketing, ecco, non l’ho ritrovata al cento per cento.
Menzione a parte per la SIM. Ho usato una Fastweb e non è stata riconosciuta subito: la camera non agganciava il segnale, e ho dovuto impostare l’APN manualmente per farla funzionare. Chi non mastica queste cose può trovarsi in difficoltà, perché le istruzioni su questo passaggio non sono limpidissime. Una volta configurato tutto a mano, comunque, ha girato. Ma mettetevi in conto un po’ di smanettamento iniziale se andate di 4G.
Rilevamento intelligente: bravo, ma scambia i miei cani per ladri
La parte di intelligenza artificiale è tra le più riuscite. Il riconoscimento di persone e veicoli funziona bene, la distanza di rilevamento è davvero quella dichiarata, e in generale la camera è sveglia nel capire cosa si muove nell’inquadratura. Quando serviva vedere, ha visto. E l’episodio della macchina danneggiata lo dimostra.
C’è però il rovescio della medaglia, e riguarda i falsi positivi. Dafne e Anubi, i miei due cani, quando girano in giardino vengono spesso scambiati per persone. La camera li classifica come presenza umana e parte la notifica. Capirete che, con due pastori che scorrazzano tutto il giorno, questo si traduce in un bombardamento di avvisi. In certi momenti il telefono suona in continuazione, e alla lunga il rischio è che inizi a ignorare le notifiche, che è esattamente il contrario di quello che vuoi da un sistema di sicurezza. Si possono affinare le zone e la sensibilità, e un po’ aiuta, ma la faccenda dei cani scambiati per umani non l’ho risolta del tutto. Peccato, perché per il resto l’algoritmo è in gamba.
Curioso, tra l’altro, perché sulla carta il sistema dovrebbe distinguere anche gli animali, e in teoria riconoscere oltre venti specie diverse. Con Anubi, che è nero e di notte si confonde con il buio, capisco che il compito si complichi. Ma con Dafne, bianca e ben visibile, mi aspettavo qualche svista in meno. Forse la stazza dei miei due, che non sono cagnolini da borsetta, li fa somigliare a una sagoma umana agli occhi dell’algoritmo. Resta il fatto che chi ha animali di taglia media o grande deve mettere in conto questa seccatura, almeno finché un aggiornamento non ci mette una pezza.
App e vita quotidiana: potente, ma inaffidabile quando serve
Torno un attimo sull’app (disponibile per Android ed iOS), perché è il ponte tra te e la camera, e come ho già accennato è il suo tallone d’Achille. Le funzioni ci sono tutte, l’interfaccia è comprensibile, la gestione delle due lenti è ben pensata. Ma la connessione al live che salta o ci mette troppo a partire ti frega proprio nel momento clou. Perché una telecamera la controlli quando hai un dubbio, quando senti un rumore, quando vuoi la conferma immediata. E se in quei secondi ti ritrovi il “connessione fallita”, il senso di sicurezza va a farsi benedire.
Va detto che, integrando il tutto con Alexa o Google Assistant, si aprono scorciatoie comode per richiamare il feed su uno schermo smart. E la logica delle notifiche, quando fila, è puntuale. Ma il quadro complessivo è quello di un software ricco e capace, zavorrato da una stabilità che non è all’altezza. Con qualche aggiornamento mirato potrebbero sistemare parecchio. La speranza, come si dice, è l’ultima a morire.
Difesa attiva: sirena e faretti che fanno sul serio
Un capitolo che mi è piaciuto è la deterrenza attiva. Quando la camera rileva un’intrusione può far partire una sirena e accendere dei faretti focalizzati per mettere in fuga chi non deve stare lì. E c’è pure la risposta vocale automatica, con messaggi preregistrati che partono al rilevamento del movimento. La sirena è bella potente, si fa sentire. E i faretti, in particolare, mi hanno impressionato: illuminano con decisione, non sono le lucine finte che trovi su tanti modelli concorrenti.
Nell’uso reale è il tipo di funzione che ti dà un senso di controllo in più. Sapere che, oltre a registrare, il dispositivo può reagire e segnalare la propria presenza in modo aggressivo cambia un po’ le carte. Un ladro che si vede puntato da un faro e assordato da una sirena, be’, quasi sempre gira i tacchi. È un deterrente concreto, non solo una registrazione da guardare dopo il fatto. E su questo aspetto la promessa è mantenuta in pieno.
Installazione e manutenzione: qui va davvero bene
Lo ripeto perché lo merita: montarla è stato facile. Una salvezza, rispetto ad altre esperienze passate con telecamere che sembravano progettate per farti perdere un pomeriggio. Lo sgancio rapido del corpo dalla staffa rende tutto più gestibile, sia quando trapani sia quando devi fare manutenzione. Fissi la base, agganci, e via.
Il neo, come vi dicevo all’inizio, resta il pannello solare su staffa separata. Due elementi da fissare significano più fori, più tempo, più cavo da nascondere. È l’unica parte dell’installazione che mi ha fatto brontolare. Per il resto, tra template di foratura e sgancio intelligente, EZVIZ ha fatto un buon lavoro nel rendere il processo alla portata di chiunque abbia un trapano e mezz’ora di tempo. E credetemi, non è scontato.
Funzionalità: AOV, patrol e integrazione smart home
Al di là dei pilastri principali, ci sono un po’ di funzioni che arricchiscono l’esperienza. La modalità patrol permette di far compiere alla camera dei giri programmati, così da coprire l’area a intervalli senza intervento manuale. Utile se hai uno spazio ampio e non vuoi stare tu a muovere le lenti. La registrazione AOV con time-lapse, di cui ho già parlato, è forse la feature più intelligente del pacchetto, perché ti restituisce la giornata intera in forma compatta invece di sommergerti di clip inutili.
Sul fronte archiviazione hai due strade: la scheda microSD fino a 512GB in locale, oppure l’abbonamento EZVIZ CloudPlay per il cloud. Personalmente preferisco il locale, che non mi lega a un canone mensile, ma è comodo avere l’alternativa cloud per chi teme che gli portino via anche la camera con dentro le prove. L’integrazione con gli assistenti vocali, infine, chiude il cerchio per chi ha già una casa smart e vuole richiamare il feed a voce. Nel mio caso, con una domotica già bella carica in villa, si è inserita senza troppi drammi.
Pregi e difetti
Riassumo quello che, a mente fredda dopo due mesi, mi porto a casa di questa esperienza. Prima le note liete:
- Doppia lente motorizzata che copre davvero angoli diversi in contemporanea, riducendo i punti ciechi in modo concreto.
- Installazione semplice con sgancio rapido del corpo dalla staffa, comodissimo sia in fase di montaggio sia per la manutenzione.
- Nitidezza ottima entro i dieci metri, con colori realistici di giorno e buona resa sui volti ravvicinati.
- Autonomia col pannello solare convincente nella stagione soleggiata, con la carica sempre mantenuta senza pensieri.
- Deterrenza attiva efficace: sirena potente e faretti davvero luminosi, non le solite lucine di facciata.
E adesso i lati che mi hanno fatto storcere il naso, perché la sincerità è tutto:
- App instabile sul live: troppo spesso “connessione fallita” o lentezza a collegarsi, proprio nel momento in cui ti serve vedere subito.
- Connettività ballerina: il 4G non è stabilissimo e il Wi-Fi a volte resta a latenza alta, con configurazione SIM (Fastweb) da impostare a mano via APN.
- Falsi positivi con gli animali: i miei cani scambiati per persone, con conseguente valanga di notifiche.
- Oltre i dieci metri l’immagine sgrana, e i motori di rotazione sono un po’ lenti.
- Pannello solare su staffa separata (più fori), consumo dati 4G elevato e plastica bianca che temo possa ingiallire nel tempo.
Prezzo e posizionamento
Il kit completo, con camera e pannello solare da 8W, viaggia intorno ai 299,99€ di listino. Una cifra che, va detto subito, non è da telecamera d’impulso. Ma bisogna capire cosa ci metti dentro: una doppia ottica 2K+, la connessione 4G oltre al Wi-Fi, la batteria con solare incluso, la visione notturna a colori e tutto l’apparato di difesa attiva. Messa così, il prezzo ha una sua logica, perché stai comprando un sistema che, a spezzatino, ti costerebbe di più.
Esistono varianti che vale la pena conoscere per non prendere abbagli. C’è la versione solo Wi-Fi senza modulo 4G, che si trova intorno ai 225€ e fa risparmiare qualcosa a chi ha una copertura di rete affidabile e non ha bisogno della SIM. E ci sono i modelli fratelli della stessa famiglia con sigle simili, per cui, se andate ad acquistare, controllate bene che la dicitura includa il 4G e il pannello solare, altrimenti rischiate di portare a casa un kit diverso da quello che avevate in testa.
C’è poi da mettere sul piatto il costo nascosto della SIM, se andate di 4G. Tra il piano dati che deve essere bello capiente e l’eventuale abbonamento cloud, il conto mensile lievita rispetto a quello che immaginavate al momento dell’acquisto. Non è una spesa folle, ma va calcolata. Chi si accontenta della scheda microSD in locale, come me, si risparmia almeno il canone del cloud, e già così qualcosa rientra.
Chi ha una copertura Wi-Fi solida e non gli serve la doppia rete può guardare alla variante più economica e mettersi il resto in tasca. Chi invece deve piazzare la camera in un punto isolato, una seconda casa, un terreno, un cancello lontano dal router come il mio, paga quei settanta euro in più e si porta a casa la tranquillità del 4G. A conti fatti, il posizionamento della CB90x è corretto per quello che offre. Occhio solo alle promozioni, perché su questi prodotti lo street price scende spesso sotto il listino. Ma se vuoi acquistarla subito puoi farlo su Amazon Italia.
Conclusioni
Dopo due mesi passati a guardarla lavorare sul mio cancello, il verdetto è quello di un prodotto valido ma con qualche spigolo da limare. La copertura a doppia lente è il suo asso, la costruzione ispira fiducia, l’installazione è tra le più semplici che abbia affrontato, e quando ha dovuto fare sul serio (quella sera della macchina danneggiata) ha risposto presente. Sono i momenti che contano davvero, in una telecamera.
La consiglio a chi ha uno spazio ampio da coprire, magari con un punto lontano dal Wi-Fi, e vuole un unico dispositivo al posto di due, con l’aggiunta della batteria solare per liberarsi dei cavi di corrente. È lì che la EZVIZ CB90x dà il meglio. La sconsiglio invece a chi cerca la perfezione assoluta sull’app e sul live istantaneo, o a chi ha animali che girano in continuazione e non vuole ritrovarsi il telefono che esplode di notifiche. In quei casi, la frustrazione è dietro l’angolo.
Se dovessi dare un consiglio spassionato a chi la sta valutando, direi questo: compratela sapendo cosa portate a casa. Un ottimo hardware di copertura, con un paio di limiti software e di rete che, oggi, vanno accettati. Non è la telecamera perfetta, e chi ve la racconta come tale o non l’ha usata davvero o vi sta vendendo qualcosa. È però un dispositivo capace, che nei momenti che contano c’è, e che risolve un problema concreto: coprire tanto spazio con un solo pezzo, senza cavi di corrente, anche dove il Wi-Fi non arriva.
Resta un dubbio grosso sull’inverno, quando il sole scarseggia, e su come reggerà quel pannello solare nella stagione buia. Me lo tengo lì, quel punto interrogativo, in attesa di vederlo con i miei occhi. Ma se dovessi riassumere in una frase questi due mesi: mi ha fatto sentire più tranquillo davanti al cancello, e alla fine è esattamente il motivo per cui una camera del genere te la metti in casa.
















