Quando si parla di auto elettriche, la mente corre subito alle batterie o ai motori, ma c’è un elemento che spesso finisce in secondo piano pur avendo un peso enorme sulle prestazioni: gli pneumatici. Su una vettura a batteria, che sia elettrica pura o ibrida plug in, le gomme lavorano in condizioni ben più estreme della media. Devono ridurre al minimo la dispersione di energia, garantire aderenza, offrire comfort e durare a lungo nonostante il peso maggiore di questi veicoli.
Obiettivi che, va detto, non si raggiungono mai intervenendo su un solo aspetto. Serve un insieme di soluzioni tecniche che lavorano insieme, spesso riunite in veri e propri programmi dedicati. Pirelli, per esempio, ha battezzato la sua famiglia di prodotti per la mobilità a zero emissioni con la sigla Elect, abbreviazione di “electric” ma che richiama anche l’aggettivo “eletto”, con l’idea di qualcosa che sta sopra la media. È una marcatura vera e propria, che segnala la presenza di materiali e tecnologie pensati apposta per i modelli elettrici o elettrificati, disponibili su gomme estive, all season e invernali. E anche nel segmento delle alte prestazioni, dove la Casa milanese propone il P Zero E, primo pneumatico “green” di questo tipo.
Performance e sicurezza, ma sostenibili
Il P Zero E è uno pneumatico ad altissime prestazioni pensato proprio per BEV e PHEV, che oltre a tutto il resto deve rispettare anche precisi requisiti di sostenibilità. Sul mercato dal 2023, al lancio è stato il primo Ultra High Performance realizzato impiegando per oltre il 55% materiali bio based e riciclati. Si va dal nerofumo ricavato da pneumatici a fine vita fino a materiali di origine vegetale, come la silice ottenuta dal riso, la gomma naturale e diverse bioresine.
A tutto questo si aggiunge l’etichettatura europea con tripla A, che vuol dire rientrare nella fascia migliore per resistenza al rotolamento, frenata sul bagnato e contenimento della rumorosità. Il P Zero E è disponibile anche con la tecnologia RunForward, integrata nella struttura portante, che permette di mantenere controllo e direzionalità anche dopo una foratura.
La tecnologia punto per punto
Come si arriva a una maggiore efficienza quando si guida elettrico? Il pacchetto Elect lavora su quattro fronti. Il primo è l’efficienza energetica, grazie a una mescola a bassa resistenza al rotolamento che riduce la dispersione di energia e può far guadagnare fino al 10% di autonomia, in media una cinquantina di chilometri in più.
Poi c’è il grip, ottimizzato per gestire l’abbondante coppia immediata dei motori elettrici ed evitare pattinamenti che comprometterebbero sicurezza ed efficienza. Merito ancora una volta delle nuove mescole e di un disegno accurato del battistrada. Segue la silenziosità di marcia, tema tutt’altro che banale sulle elettriche, dove l’assenza di rumori dal motore rende molto più evidenti quelli del rotolamento. Le emissioni sonore scendono fino al 20%, spesso grazie al sistema PNCS, il Pirelli Noise Cancelling System, una sorta di “spugna” capace di assorbire le vibrazioni dell’aria all’interno dello pneumatico.
Infine la robustezza. Per reggere il peso superiore di elettriche e PHEV, la struttura è rinforzata e distribuisce meglio le forze soprattutto in curva, dove la gomma viene caricata di più. Questo significa anche maggiore resistenza all’usura, addirittura il 20% in più stando ai dati Pirelli. Non è una novità recente, anzi. Il pacchetto Elect è comparso sul mercato nel 2019 con la Porsche Taycan, la berlina elettrica ad alte prestazioni, accompagnandola anche nei tre record di velocità stabiliti dalla versione Turbo GT nel 2024. Da lì si è diffuso rapidamente, superando le 800 omologazioni. Oggi equipaggia, oltre alla famiglia P Zero, anche la gamma Cinturato dedicata a vetture e crossover di alta gamma e la Scorpion pensata per SUV e fuoristrada, senza dimenticare i modelli invernali.