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Call of Duty: Modern Warfare 4, la recensione: tre anime diverse

In questo articolo Indice dei contenuti 6 sezioni

Call of Duty: Modern Warfare 4 arriva in un momento delicato per la serie. Dopo alcuni capitoli che hanno lasciato più di una perplessità, Infinity Ward torna al timone con un progetto che prova a rimettere ordine nell’identità di uno degli sparatutto più importanti del mercato. Non si limita a riproporre la consueta formula annuale: questa volta il pacchetto ruota attorno a tre esperienze ben distinte, una campagna cinematografica, il multiplayer tradizionale e una DMZ che assume finalmente un ruolo centrale.

Non tutte le componenti raggiungono lo stesso livello, ma alcune scelte dimostrano che la serie può ancora trovare nuove direzioni senza rinunciare agli elementi che l’hanno resa riconoscibile. Il punto interessante è proprio questo: Modern Warfare 4 cerca di essere contemporaneamente un ritorno alle origini e un tentativo di rinnovamento, con risultati che cambiano parecchio a seconda della modalità presa in considerazione.

Una campagna che punta sullo spettacolo, ma non solo

La campagna single player ci porta in un nuovo conflitto nella penisola coreana. L’invasione della Corea del Sud da parte delle forze nordcoreane diventa lo scenario principale di una storia che alterna prospettive differenti, seguendo da una parte il soldato sudcoreano Park e la sua squadra, dall’altra alcuni dei personaggi più conosciuti della serie, tra cui Captain Price e Ghost. È una scelta che permette a Infinity Ward di affiancare volti nuovi a figure ormai consolidate, provando a dare una dimensione più ampia agli eventi. La struttura si sviluppa attraverso 16 missioni, con ambientazioni che spaziano dalla Corea a New York, passando per Parigi e Mumbai. Il ritmo è quello tipico di Call of Duty: situazioni ad alta tensione, scontri ravvicinati, sequenze spettacolari e cambi di scenario pensati per evitare che l’azione diventi monotona. La produzione punta chiaramente a un’impostazione cinematografica, con una regia che accompagna il giocatore da un momento all’altro senza lasciare troppo spazio alla noia. Quando la campagna riesce a trovare il giusto equilibrio tra combattimento e narrazione, il risultato è particolarmente efficace.

Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui vengono gestiti alcuni livelli. Non tutto si riduce a seguire un percorso prestabilito eliminando i nemici che compaiono davanti allo schermo. Alcune missioni concedono maggiore libertà, permettendo di affrontare gli obiettivi con approcci differenti e di esplorare aree più ampie.  È proprio questa maggiore libertà a rendere interessanti le sequenze meno guidate. Il giocatore non deve soltanto pensare a come superare il prossimo scontro, ma anche a come organizzare le proprie risorse e prepararsi alle situazioni successive. Peccato che questa impostazione non venga sfruttata con la stessa continuità in tutta la campagna. In diversi momenti si torna infatti a una struttura più rigida, nella quale il percorso è fortemente indirizzato e gli errori possono comportare un ritorno al checkpoint piuttosto severo. Il contrasto tra le missioni più aperte e quelle tradizionali si percepisce, soprattutto quando il gioco sembra avere gli strumenti per concedere maggiore libertà ma preferisce riportare l’azione sui binari.

Anche la storia presenta qualche limite. L’alternanza tra il conflitto coreano e le vicende di Price e della Task Force 141 permette di mantenere alta l’attenzione, ma non sempre le due linee narrative trovano una connessione convincente. Alcuni personaggi hanno poco spazio per svilupparsi e determinati passaggi sembrano accelerare proprio quando avrebbero bisogno di maggiore approfondimento. Chi conosce la saga ritroverà riferimenti, volti familiari e situazioni legate agli eventi precedenti, mentre chi si avvicina per la prima volta a questo universo potrebbe trovare qualche passaggio meno immediato. La campagna rimane comunque uno dei pilastri più riusciti del pacchetto. Non è un’avventura particolarmente lunga e non cerca di esserlo: punta sulla varietà delle situazioni e sulla capacità di costruire momenti memorabili. La durata contenuta può lasciare un po’ di amaro in bocca a chi desidera una storia più articolata, ma il ritmo sostenuto e alcune missioni particolarmente riuscite compensano almeno in parte questa scelta.

Il gunplay resta il vero punto di riferimento

call of duty - caratteristiche

Credits: TecnoAndroid

Se c’è un elemento che continua a rappresentare il DNA di Call of Duty, è la sensazione restituita dalle armi. In Modern Warfare 4, Infinity Ward lavora ancora una volta sulla risposta dei comandi, sul rinculo e sulle differenze tra le varie categorie di equipaggiamento. Un sistema di combattimento reattivo e preciso, nel quale ogni arma restituisce una sensazione sufficientemente distinta e gli scontri mantengono quella velocità che i fan della serie si aspettano. Il sistema Ballistic Authority interviene su diversi aspetti della simulazione, dalla traiettoria dei proiettili alla gestione del rinculo, passando per la propagazione del suono e la visibilità. Anche la rimozione del sistema di bloom va in questa direzione, cercando di rendere più prevedibile la risposta dei colpi e meno legata a una componente casuale.

Il movimento mantiene una buona fluidità, con possibilità di arrampicarsi, superare ostacoli e sfruttare appigli durante gli spostamenti. Non siamo davanti a un sistema acrobatico che stravolge completamente il ritmo delle partite, ma a un’evoluzione della mobilità classica. È una scelta comprensibile: Modern Warfare 4 vuole conservare un’identità riconoscibile, evitando di trasformarsi in uno sparatutto nel quale la velocità dei movimenti diventa più importante (come nei Black Ops) del posizionamento e della mira. Questo non significa che il bilanciamento sia privo di problemi. Il time to kill continua a essere un elemento divisivo, soprattutto quando la differenza tra vincere e perdere uno scontro sembra dipendere da pochissimi istanti.

Multiplayer: solido, ma con poche sorprese

Il comparto multiplayer tradizionale propone 12 mappe 6v6 al lancio (incrementate nella Stagione 1, live dal 6 novembre), affiancate da ambientazioni pensate per gli scontri su larga scala. La struttura resta quella che conosciamo: squadre contrapposte, obiettivi da conquistare, modalità classiche e partite costruite attorno a un ritmo generalmente molto rapido. Per chi cerca l’esperienza Call of Duty più immediata, il gioco offre una base familiare e non richiede un lungo periodo di adattamento.

Il problema è che la familiarità può trasformarsi facilmente in ripetitività. Diverse mappe non sembrano introdurre idee particolarmente originali e alcune configurazioni degli spazi finiscono per favorire situazioni già viste nei capitoli precedenti. I percorsi, gli angoli di tiro e la distribuzione delle aree di combattimento non sempre riescono a creare un flusso convincente. Quando le partite funzionano, il gunplay riesce a tenere in piedi l’esperienza; quando invece entrano in gioco respawn poco leggibili o avversari che compaiono alle spalle, la frustrazione prende rapidamente il sopravvento. Una delle aggiunte più interessanti è In Prima Linea, una variante del Deathmatch a squadre che modifica una delle regole più importanti del multiplayer: la posizione degli spawn. Le due squadre partono da lati opposti della mappa e mantengono sostanzialmente quelle posizioni durante la partita. Può sembrare un cambiamento minimo, ma ha conseguenze importanti sul modo in cui si affrontano gli scontri. Sapere da quale direzione può arrivare il nemico permette di leggere meglio il campo di battaglia, controllare le aree centrali e costruire un avanzamento più ragionato.

call of duty - utilizzo

Credits: TecnoAndroid

È una soluzione che meriterebbe maggiore spazio, perché interviene su uno dei problemi storici degli sparatutto della serie: la sensazione di poter essere eliminati da qualsiasi direzione senza avere il tempo di reagire. Con spawn più prevedibili, il combattimento assume una dimensione tattica più chiara e il controllo della mappa diventa realmente importante. Non è necessariamente la modalità adatta a chi cerca partite caotiche e velocissime, ma rappresenta una delle idee più riuscite dell’offerta competitiva. Il resto del multiplayer convince soprattutto quando lascia parlare le armi. Le sparatorie sono immediate, il sistema di personalizzazione permette di costruire equipaggiamenti differenti e la varietà delle modalità offre diverse possibilità per alternare partite più frenetiche e scontri su obiettivi. Resta però la sensazione che Infinity Ward abbia preferito non rischiare troppo. La base è solida, ma chi si aspettava una rivoluzione del comparto competitivo potrebbe non trovare abbastanza elementi capaci di distinguere questo episodio dai precedenti.

DMZ è la novità più importante

call of duty - funzionalità

Credits: TecnoAndroid

La vera sorpresa di Modern Warfare 4 è probabilmente il ritorno di DMZ, che questa volta non viene trattata come una semplice modalità aggiuntiva. Il comparto a estrazione assume il ruolo di una delle tre colonne portanti dell’esperienza e presenta una struttura decisamente più articolata rispetto a quella vista in passato. L’ambientazione principale è Hajin, una grande area urbana circondata da zone più aperte, nella quale i giocatori devono raccogliere risorse, completare incarichi, affrontare altri operatori e riuscire a raggiungere un punto di estrazione.

La formula è quella degli extraction shooter: ogni partita comporta un certo livello di rischio, perché ciò che si raccoglie può diventare parte della progressione, ma un’uscita fallita può compromettere il bottino trasportato. La differenza rispetto a un normale Deathmatch è evidente. Non basta eliminare gli avversari o accumulare punti: bisogna decidere quando combattere, quando evitare uno scontro e soprattutto quando è arrivato il momento di lasciare la mappa. Anche una missione apparentemente semplice può trasformarsi in una situazione complicata se un’altra squadra decide di intervenire.

call of duty - specifiche

Credits: TecnoAndroid

Infinity Ward ha cercato di rendere questa esperienza accessibile anche a chi non ha familiarità con il genere. La gestione delle risorse è stata semplificata in diversi passaggi, evitando di trasformare ogni preparazione in una lunga procedura di inventario. Munizioni e alcuni materiali vengono gestiti in modo più automatico, mentre il sistema di progressione permette di sviluppare il proprio personaggio attraverso incarichi, potenziamenti e personalizzazioni. La presenza di missioni narrative e attività dinamiche offre inoltre obiettivi concreti, evitando che ogni partita si riduca alla ricerca casuale di oggetti da raccogliere. La città di Hajin è fondamentale per il funzionamento della modalità. Le dimensioni della mappa e la presenza di aree differenti consentono di scegliere percorsi e strategie, mentre la possibilità di incontrare altre squadre rende ogni spostamento potenzialmente rischioso. Una zona apparentemente tranquilla può diventare improvvisamente teatro di uno scontro e un’esfiltrazione che sembrava semplice può trasformarsi in una corsa contro il tempo. È proprio questa imprevedibilità a dare valore alla formula: il momento più soddisfacente non è necessariamente quello in cui si elimina un avversario, ma quello in cui si riesce a portare a casa tutto ciò che si è raccolto.

La progressione è uno degli aspetti più profondi. Tra incarichi delle fazioni, missioni dinamiche, equipaggiamento da migliorare e risorse da recuperare, ci sono numerose ragioni per tornare nella mappa anche dopo aver completato le attività principali. Alcune missioni narrative funzionano quasi come piccole campagne autonome e contribuiscono a rendere l’esperienza più varia. La modalità riesce così a costruire un’identità propria che va oltre il semplice inserimento di una componente a estrazione all’interno di Call of Duty.

call of duty - utilizzo

Credits: TecnoAndroid

Non mancano, naturalmente, alcuni limiti. L’intelligenza artificiale dei nemici controllati dal gioco non sempre riesce a offrire scontri interessanti e alcune situazioni possono diventare ripetitive. Anche la componente PvP non raggiunge necessariamente la stessa profondità dei titoli che hanno costruito la propria identità esclusivamente attorno agli extraction shooter. Il ritmo più accessibile e alcune semplificazioni possono essere un vantaggio per i giocatori meno esperti, ma rischiano di non soddisfare chi cerca un’esperienza più punitiva e tattica. Rimane comunque significativo il peso che DMZ assume all’interno del progetto, è anche il comparto nel quale si percepisce maggiormente la volontà di Infinity Ward di sperimentare, senza limitarsi a riproporre una formula già consolidata.

Kill Block e le altre modalità

call of duty - immagine 8

Credits: TecnoAndroid

Tra le altre novità merita attenzione Kill Block, un’arena di addestramento modulare ambientata nel Westbridge Training Facility. La particolarità è che la configurazione dell’area può cambiare tra un round e l’altro, modificando coperture e disposizione degli spazi. Non è una rivoluzione paragonabile all’introduzione di una modalità completamente nuova, ma aggiunge una variabile interessante agli scontri e costringe i giocatori ad adattarsi a situazioni differenti. Il valore di questa soluzione dipende soprattutto da quanto le variazioni riescano a incidere sulle strategie. Cambiare una copertura o modificare un passaggio può alterare le linee di tiro e rendere meno prevedibile il confronto, evitando che ogni round venga affrontato con gli stessi movimenti. È un’idea che dimostra come anche una modalità relativamente contenuta possa beneficiare di un elemento dinamico, senza dover introdurre meccaniche eccessivamente complesse.

L’offerta complessiva è quindi più varia di quanto possa sembrare osservando soltanto il menu delle modalità. Il multiplayer classico punta sulla velocità, Prima Linea introduce una gestione più ragionata degli spawn, Kill Block sperimenta con la struttura degli ambienti e DMZ costruisce un’esperienza a estrazione molto più ampia. Non tutte queste proposte hanno lo stesso peso, ma contribuiscono a dare al gioco una maggiore varietà rispetto a un pacchetto basato esclusivamente sulle partite 6v6.

Comparto tecnico e qualità audiovisiva

Sul piano visivo, Modern Warfare 4 conferma l’attenzione di Infinity Ward per la resa degli ambienti e la presentazione degli eventi. Le ambientazioni urbane, le sequenze cinematografiche e gli effetti durante gli scontri contribuiscono a creare un impatto da produzione di fascia alta. New York e Parigi, in particolare, sono state apprezzate per la qualità della rappresentazione e per la cura con cui vengono costruiti gli scenari. Anche il comparto audio svolge un ruolo importante, soprattutto quando la propagazione dei suoni permette di percepire la presenza degli avversari e interpretare meglio ciò che accade nelle vicinanze.

Su PC sono disponibili numerose opzioni grafiche e tecnologie di upscaling, tra cui DLSS 4.5, FSR Redstone e XeSS 3, oltre al supporto per il ray tracing. La quantità di impostazioni permette di intervenire in modo approfondito sulla resa visiva e sulle prestazioni, adattando il gioco a configurazioni hardware differenti. È un aspetto importante per un titolo che propone combattimenti molto rapidi, nei quali la fluidità non rappresenta soltanto un elemento estetico, ma può incidere direttamente sulla precisione dei comandi.

Il titolo è disponibile anche su Nintendo Switch 2, oltre che su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. Restano invece escluse PlayStation 4 e Xbox One, segnale di un passaggio ormai definitivo verso la generazione attuale.

Fonte: TecnoAndroid

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