Pagare di più per lo stesso servizio, senza nemmeno rendersene conto. È quello che succede a chi ha attivato YouTube Premium passando dall’App Store di Apple, invece di farlo comodamente dal browser. La differenza non è banale: si parla di circa 4 euro in più al mese, una cifra che sul lungo periodo pesa eccome. E il motivo dietro questo rincaro ha un nome preciso, quello della commissione che Apple applica su ogni acquisto fatto all’interno delle app.
In pratica funziona così: quando qualcuno sottoscrive un abbonamento dall’iPhone, Cupertino trattiene una fetta consistente dell’incasso. Google, invece di assorbire quel costo nei propri margini, ha scelto di scaricarlo direttamente sulle spalle degli utenti. Chi paga tramite il web, quindi, se la cava con una cifra più bassa. Chi lo fa dall’App Store, no. La domanda a questo punto viene spontanea: perché mai qualcuno dovrebbe scegliere di abbonarsi proprio da lì, sapendo di spendere di più?
Perché c’è chi accetta di pagare la commissione
La risposta ha a che fare con la comodità. La cosiddetta tassa Apple porta con sé alcuni vantaggi che, per certe persone, valgono il sovrapprezzo. Il più evidente riguarda la gestione degli abbonamenti, e in particolare la disdetta. Chi ha provato almeno una volta a liberarsi di un servizio online sa bene quanto possa diventare frustrante. Schermate di conferma a raffica, tentativi di trattenere il cliente, procedure fatte apposta per scoraggiare. In alcuni casi, dopo aver fornito i dati della carta, disdire diventa quasi un’impresa.
Con iPhone la faccenda è molto più lineare. Basta andare su Impostazioni, poi su Apple Account e infine su Abbonamenti, e in pochi tocchi tutto è risolto. Ecco perché c’è chi preferisce avere Apple come intermediaria: la tranquillità di poter chiudere un abbonamento in un attimo, senza battaglie, ha il suo valore. Detto questo, nel caso specifico di Google il discorso cambia un po’. L’azienda rende già piuttosto semplice gestire i propri servizi, ed è di per sé un fornitore affidabile. Difficile quindi giustificare quel costo extra solo per la comodità della disdetta, quando la stessa comodità c’è già anche altrove.
Come funziona il meccanismo dietro l’App Store
Vale la pena capire da dove arriva tutto questo. L’App Store è una delle fonti di guadagno più silenziose e allo stesso tempo più redditizie per Apple. Ogni volta che un utente iPhone si abbona a un servizio usando la piattaforma di fatturazione integrata, il colosso di Cupertino trattiene fino al 30% di ogni addebito che si ripete nel tempo. Una percentuale che ha fatto discutere parecchio, tanto da sollevare dubbi anche sul piano legale.