X down di nuovo, e stavolta il disagio va ben oltre i confini italiani. La piattaforma di Elon Musk ha smesso di funzionare per moltissimi utenti, ma il problema non si ferma allo Stivale. Anche buona parte d’Europa e gli Stati Uniti stanno facendo i conti con lo stesso blackout, che negli USA assume contorni decisamente più seri perché coinvolge anche colossi tecnici come Cloudflare e AWS.
In Italia le segnalazioni sono arrivate a raffica. Nel giro di pochissimi minuti sono state superate quota 1.700 sul portale downdetector.it, e i fastidi raccontati dagli utenti seguono uno schema abbastanza riconoscibile. C’è chi non riesce ad aprire il feed, chi resta bloccato sulla cronologia, chi proprio non riesce a connettersi al server. L’app fa le bizze un po’ ovunque, da una parte all’altra del Paese.
Le città italiane più colpite dal blackout
Il malfunzionamento non guarda in faccia a nessuno, geograficamente parlando. Da Torino a Cagliari, passando per Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli e Bari, le segnalazioni arrivano un po’ da tutto il territorio. Nord, centro e sud nello stesso identico calderone. Un disservizio che, almeno per quanto riguarda l’Italia, sembra avere una distribuzione piuttosto uniforme, senza zone particolarmente risparmiate.
Resta il fatto che il grosso dei problemi si concentra dall’altra parte dell’Atlantico. Negli Stati Uniti la situazione è parecchio più complicata, perché il down non riguarda soltanto X ma trascina con sé una lista lunga di servizi molto usati. Tra questi spuntano nomi pesanti come Reddit e Zoom, oltre ai già citati Cloudflare e AWS, due infrastrutture che fanno girare una fetta enorme del web mondiale.
Cosa sappiamo sulle cause
Qui arriva la parte più frustrante. Al momento non è chiaro quale sia l’origine di questo malfunzionamento così esteso. Quando a saltare sono pezzi grossi come Cloudflare e AWS, però, è facile immaginare che il problema parta da lì e si propaghi a cascata su tutti i servizi che si appoggiano a quelle infrastrutture. Una specie di effetto domino che spiegherebbe perché tante piattaforme diverse siano cadute praticamente nello stesso momento.
Per ora le informazioni ufficiali scarseggiano e nessuno ha ancora messo nero su bianco una spiegazione definitiva. La situazione è in evoluzione e potrebbe cambiare nel giro di poco, man mano che arrivano aggiornamenti dai diretti interessati. Quello che è certo è che il disservizio ha colpito in contemporanea due continenti, lasciando milioni di persone senza accesso a strumenti che ormai fanno parte della routine quotidiana, dal lavoro allo svago.