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Windows 11 e 10, profilo utente non caricato: i primi rimedi

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Inserire la password giusta, vedere Windows partire senza intoppi e poi ritrovarsi davanti alla scritta “Il servizio profili utente non riesce ad accedere. Impossibile caricare il profilo utente” è un’esperienza che mette parecchia ansia. A volte il sistema lascia persino entrare, ma mostra un desktop spoglio, senza documenti né icone né le impostazioni di sempre. Il guasto riguarda sia Windows 11 sia Windows 10 e, gestito con un minimo di attenzione, non comporta la perdita dei file personali. Nella maggior parte dei casi i dati restano sul disco ed è Windows a non riuscire a caricare il profilo che li rende disponibili durante la sessione.

Ogni profilo locale corrisponde a una cartella dentro C:UsersNomeUtente, che oltre ai documenti custodisce elementi indispensabili per il funzionamento del sistema. Tra questi spicca NTUSER.DAT, un file nascosto che conserva parte delle impostazioni del registro dell’utente. All’accesso entra in gioco il servizio profili utente, chiamato internamente ProfSvc, che individua il profilo collegato all’account grazie a un identificatore univoco detto SID. Se incontra file danneggiati o problemi di autorizzazioni l’accesso si blocca anche con credenziali corrette. Tra le cause più comuni figurano spegnimenti improvvisi, errori del file system, spazio su disco insufficiente e interferenze dei software di sicurezza.

Profilo temporaneo e modalità provvisoria, i primi controlli

Quando Windows avvisa che non è possibile accedere all’account oppure il desktop appare vuoto, è probabile che sia stato caricato un profilo temporaneo. La sessione parte ma non è quella abituale e le applicazioni sembrano da configurare. Microsoft avverte che i file creati o modificati in questa situazione possono sparire alla disconnessione, per cui conviene copiarli subito su un’unità esterna. Va evitato anche di cancellare la vecchia cartella del profilo, perché i documenti originali dovrebbero trovarsi ancora lì.

Il primo tentativo sensato passa dalla modalità provvisoria, che avvia Windows con un insieme ridotto di driver e servizi ed esclude almeno in parte le interferenze dei programmi caricati normalmente. Dalla schermata di accesso basta premere il pulsante di arresto in basso a destra e scegliere Riavvia tenendo premuto MAIUSC. Nell’ambiente di ripristino il percorso è Risoluzione dei problemi, Opzioni avanzate, Impostazioni di avvio e ancora Riavvia, poi si preme 4 oppure F4. Potrebbe servire la password al posto del PIN di Windows Hello e, sui computer protetti da BitLocker, la relativa chiave di ripristino.

Visualizzatore eventi e registro di sistema per scavare più a fondo

Con un altro account amministratore funzionante si può aprire il Prompt dei comandi con diritti elevati e digitare sc query ProfSvc. La dicitura STATE 4 RUNNING conferma che il servizio è attivo, anche se questo non garantisce l’integrità di ogni profilo. Molto più utile è aprire il Visualizzatore eventi con Windows+R e il comando eventvwr.msc, quindi spostarsi in Registri di Windows e Applicazione filtrando gli eventi legati ai profili.

Alcuni codici meritano attenzione. Il 1500 segnala un errore generico di caricamento, il 1508 può indicare difficoltà nell’apertura di un file del registro del profilo, il 1509 riguarda problemi nella copia dei file, il 1511 accompagna spesso un profilo temporaneo e il 1515 può significare che Windows ha eseguito un backup del profilo e usa una soluzione provvisoria. Il numero da solo non basta e va letto il testo completo, insieme al registro Operational di User Profile Service. Un accesso negato racconta infatti una storia diversa da un file danneggiato.

Tra le tecniche più note c’è l’intervento sulla chiave ProfileList del registro di sistema, raggiungibile con regedit in HKEYLOCALMACHINESOFTWAREMicrosoftWindows NTCurrentVersionProfileList. Funziona quando Windows conserva associazioni sbagliate tra SID e cartelle, ma non basta se i file originali sono davvero compromessi. Prima di toccare qualcosa servono un backup dei dati e delle chiavi da modificare. Ogni sottochiave rappresenta il SID di un account e il valore ProfileImagePath mostra il percorso associato, per esempio C:UsersMario. L’identificatore dell’account problematico va riconosciuto con cura, senza fidarsi soltanto delle cifre finali.

Capita poi di trovare dentro ProfileList due voci con lo stesso SID, una normale e una con suffisso .bak, segno che Windows potrebbe aver conservato una precedente associazione del profilo dopo un problema. Prima di qualunque modifica è opportuno esportare entrambe le chiavi tramite File ed Esporta nell’Editor del Registro.

Fonte: TecnoAndroid

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