WhatsApp finisce di nuovo sotto la lente di Bruxelles, e stavolta la Commissione europea non ha usato giri di parole: Meta deve ripristinare l’accesso ai chatbot AI di terze parti sulla piattaforma, e lo deve fare in fretta. L’ordine arriva mentre l’indagine antitrust è ancora aperta, e l’azienda di Menlo Park ha cinque giorni lavorativi per adeguarsi. Niente proroghe, niente compromessi a metà.
La storia parte da lontano, o quasi. Meta aveva messo nero su bianco nuovi termini d’uso di WhatsApp Business che, a partire dal 15 gennaio 2026, avrebbero di fatto sbattuto fuori i chatbot di terze parti. La Commissione europea non l’ha presa bene e il 4 dicembre 2025 ha aperto un’indagine antitrust. Due mesi dopo, più o meno, è arrivata la conferma: c’era una violazione delle norme sulla concorrenza.
Il braccio di ferro tra Meta e Bruxelles
A quel punto l’azienda californiana ha provato a riaprire le porte, ma a modo suo. Ha consentito di nuovo l’accesso, però chiedendo una commissione compresa tra 0,0490 e 0,1323 euro per ogni singola risposta fornita dal chatbot. Una soluzione che a metà aprile la Commissione ha bocciato senza tanti complimenti, definendola sostanzialmente uguale al ban precedente. Il punto è semplice: l’accesso deve restare gratuito. A metà maggio Meta ha allora concesso la gratuità, ma solo per 30 giorni. Un contentino, agli occhi di chi controlla.
Visto il rischio di danni seri per i concorrenti, Bruxelles ha deciso di accelerare. L’ordine impone di riportare le condizioni esattamente a com’erano prima del 15 ottobre 2025, quando l’accesso ai chatbot era libero e gratuito. E tutto questo, appunto, entro cinque giorni lavorativi. Gli altri provider di intelligenza artificiale dovranno poter usare WhatsApp fino alla chiusura dell’indagine, ovvero fino alla decisione definitiva sul caso.
Cosa rischia l’azienda di Menlo Park
Le conseguenze in caso di mancato rispetto dell’ordine non sono uno scherzo. La Commissione europea potrebbe arrivare a infliggere sanzioni fino al 10% delle entrate annuali dell’azienda. Una cifra che, vista la mole di ricavi di Meta, farebbe parecchio rumore.
Dall’altra parte, la reazione non si è fatta attendere. Un portavoce dell’azienda ha messo le cose in chiaro con parole abbastanza dure, lamentando il fatto che la decisione permetterebbe a OpenAI e ad alcune delle più grandi aziende del mondo di sfruttare gratuitamente un prodotto a pagamento come WhatsApp Business. Secondo Meta si tratterebbe di un eccesso di regolamentazione, per giunta sovvenzionato dalle tante imprese europee che invece pagano. La conclusione è netta: faranno ricorso.
Lo scontro, insomma, resta acceso su più fronti. Da un lato Bruxelles che punta a tenere il mercato aperto e a evitare che i rivali vengano schiacciati, dall’altro Meta che rivendica il diritto di monetizzare un servizio business pensato proprio per generare ricavi. Per ora, però, l’unico orologio che conta è quello dei cinque giorni lavorativi entro cui l’azienda dovrà riportare l’accesso ai chatbot AI alle condizioni gratuite di prima.