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Video brevi, cosa succede al cervello secondo un nuovo studio

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Chi passa le serate a scorrere TikTok e Reels forse l’ha già intuito da solo, ma adesso c’è uno studio che mette nero su bianco quello che succede al cervello durante quelle sessioni infinite di video brevi. E il quadro che emerge non è propriamente rassicurante, perché sembra che alcune aree cerebrali legate al controllo e alla pianificazione riducano temporaneamente la loro attività proprio nei momenti in cui un contenuto cattura l’attenzione fino in fondo.

Il punto di partenza è quasi banale nella sua evidenza. Guardare un video dopo l’altro, con il pollice che scorre in automatico, è un’attività che richiede uno sforzo praticamente nullo. Nessuna decisione complessa, nessuna necessità di ricordare cosa è successo prima, nessun filo narrativo da seguire. Il contenuto arriva già confezionato, dura pochi secondi e viene sostituito subito dal successivo. È un meccanismo che il cervello accoglie volentieri, perché costa poco e restituisce molto in termini di gratificazione immediata.

Cosa hanno osservato i ricercatori della Zhejiang University

La ricerca arriva dalla Zhejiang University ed è stata pubblicata su NeuroImage. Il campione è composto da 56 giovani adulti, osservati tramite risonanza magnetica funzionale mentre guardavano liberamente video brevi, senza compiti assegnati o istruzioni particolari. Nessuna prova da superare, nessun esercizio artificiale, solo la stessa identica attività che milioni di persone svolgono ogni giorno sul divano o in metropolitana.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata su due regioni specifiche. La prima è la corteccia cingolata anteriore dorsale, quella che entra in gioco quando bisogna individuare un conflitto e valutare quanta fatica serve per affrontarlo. La seconda è la corteccia prefrontale dorsolaterale, che rappresenta uno dei centri nevralgici del cosiddetto controllo cognitivo. Detta in parole semplici, sono le parti del sistema che permettono di mettere davanti un obiettivo futuro rispetto a una soddisfazione immediata. Sono quelle che dicono di studiare invece di uscire, di risparmiare invece di comprare, di alzarsi dal letto invece di rimandare la sveglia.

Perché il controllo cognitivo si abbassa davanti allo scorrimento infinito

Il dato interessante emerso dalle rilevazioni riguarda proprio il momento in cui un contenuto risulta abbastanza coinvolgente da essere guardato fino alla fine. In quei secondi l’attività delle aree dedicate al controllo si riduce temporaneamente. Non si spegne del tutto, ma cala. Ed è un abbassamento che ha una sua logica interna, perché se il cervello non percepisce nessun conflitto da risolvere, nessuna scelta difficile da prendere, allora non ha motivo di tenere accesi quei circuiti a pieno regime.

Il problema nasce quando questo stato diventa la normalità e non l’eccezione. Le piattaforme come TikTok sono costruite esattamente per eliminare qualsiasi attrito, qualsiasi momento in cui verrebbe naturale fermarsi e chiedersi se valga davvero la pena continuare. Lo scorrimento è infinito per definizione, il contenuto successivo parte da solo, e il sistema che dovrebbe suggerire di smettere risulta meno attivo proprio quando servirebbe di più.

Va detto che la ricerca fotografa un fenomeno osservato in laboratorio su un gruppo circoscritto di persone, e non traccia conclusioni definitive sugli effetti a lungo termine. Quello che documenta, però, è un meccanismo concreto e misurabile, visibile attraverso le immagini della risonanza magnetica funzionale. Le aree cerebrali coinvolte nella valutazione dello sforzo e nella gestione degli obiettivi a lunga scadenza reagiscono in modo diverso quando il consumo di contenuti diventa un flusso continuo e privo di ostacoli.

Il sospetto che i Reels e i formati simili non facessero benissimo all’attenzione circolava da tempo, anche fra chi con le neuroscienze non ha nulla a che fare. Adesso quel sospetto trova un riscontro strumentale, misurato su 56 partecipanti e pubblicato su una rivista scientifica.

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