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Per due mesi un agricoltore sudcoreano di 71 anni ha convissuto con la fastidiosa sensazione di avere qualcosa incastrato in entrambi gli occhi, finché non si è rivolto a una clinica oculistica dove i medici gli hanno tolto ben 11 vermi negli occhi, ancora vivi e in movimento. Il dettaglio più inquietante arriva subito dopo. Molte delle femmine erano gravide al momento dell’estrazione e l’uomo ha evitato per un soffio che i parassiti rilasciassero le loro larve direttamente sulla superficie oculare.
Il paziente, che coltiva la terra, ha raccontato ai medici di avere da settimane gli occhi arrossati e la vista offuscata. Agli oculisti è bastata una prima occhiata per capire cosa stesse succedendo, perché sulla superficie si muovevano diversi nematodi biancastri. Le condizioni degli occhi erano comprensibilmente pessime. I vasi sanguigni della congiuntiva, la sottile membrana che riveste l’occhio, risultavano dilatati e davano quel tipico colore rosso. Anche le cellule della cornea, lo strato esterno trasparente a forma di cupola, apparivano erose, forse proprio per via dell’attività dei vermi.
Vermi negli occhi: l’estrazione con le pinzette e l’identificazione del parassita
Il caso è stato descritto in un rapporto clinico pubblicato sul New England Journal of Medicine. I medici hanno prima applicato un anestetico locale per addormentare la superficie oculare e poi hanno cominciato a rimuovere gli ospiti indesiderati uno alla volta con delle pinzette sottili. Alla fine ne hanno contati 11, tutti adulti, con una lunghezza compresa tra 11 e 22 millimetri.
Osservati al microscopio, i vermi sono stati identificati come nematodi della specie Thelazia callipaeda, molto diffusa in tutta l’Asia e ormai presente anche in alcune zone d’Europa. Si tratta di parassiti che colpiscono soprattutto gli occhi di cani e gatti ma che, di tanto in tanto e del tutto per caso, possono finire anche negli occhi delle persone.
Il loro ciclo vitale passa attraverso le mosche che si nutrono delle lacrime e delle secrezioni oculari degli animali. Quando un insetto si posa su un occhio infestato può raccogliere le larve di primo stadio, che sfruttano la mosca come incubatrice e insieme come mezzo di trasporto. All’interno dell’insetto le larve mutano due volte e diventano larve di terzo stadio, quindi migrano verso l’apparato boccale in attesa del prossimo occhio umido su cui sbarcare. Una volta scese, si stabiliscono lì in modo permanente e dopo un’ultima muta diventano adulte. A quel punto vivono e si accoppiano direttamente sull’occhio dell’ospite.
Femmine gravide e larve pronte a uscire
A differenza di altri vermi, le femmine di T. callipaeda sono ovovivipare. Gli embrioni si sviluppano cioè dentro uova che restano nel corpo della madre, la quale poi libera grandi nidiate di larve di primo stadio arrotolate strettamente su se stesse, in attesa che una mosca assetata le porti via.
Diverse femmine tolte dagli occhi dell’agricoltore erano gonfie di uova embrionate e, subito dopo l’estrazione, da alcune di loro hanno iniziato a fuoriuscire le larve arrotolate. I maschi invece sono stati riconosciuti grazie alle spicole copulatrici, piccole strutture simili ad aghi che servono a facilitare l’accoppiamento, e alla parte posteriore del corpo ricurva verso il basso.
Per fortuna dell’uomo, la rimozione di tutti i vermi adulti ha significato la fine dell’infezione. Non è stato necessario alcun farmaco antiparassitario, anche nel caso in cui qualche larva fosse rimasta sulla superficie dell’occhio. Alla visita di controllo, due mesi più tardi, i medici hanno constatato che tutti i sintomi oculari erano scomparsi e che dei parassiti non c’era più traccia.
Fonte: TecnoAndroid


