Dopo mesi di attesa e dibattiti, la app europea per la verifica dell’età online è pronta e funzionante. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in conferenza stampa, mercoledì 15 aprile 2026, con parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni: “Le piattaforme online possono facilmente fare affidamento sulla nostra app per la verifica dell’età, quindi non ci sono più scuse”. L’app si configura tramite passaporto o carta d’identità, non rivela alcuna informazione personale dell’utente, funziona su smartphone, tablet e computer, ed è open source. “L’Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare che può proteggere i nostri bambini da contenuti dannosi e illegali”, ha aggiunto von der Leyen.
Il funzionamento è piuttosto lineare. L’utente scarica l’app, accetta i termini, imposta un pin o l’accesso biometrico e dimostra la propria età tramite un sistema di identificazione elettronica oppure mostrando il passaporto o la carta d’identità (con verifica biometrica inclusa). Qui sta il punto cruciale: l’app non memorizza il nome, la data di nascita, il numero del documento e nessun’altra informazione personale. Conserva soltanto il fatto che l’utente ha superato una certa soglia di età. Quando poi quella persona vuole accedere a un sito pornografico, a un social network o a qualsiasi contenuto riservato ai maggiorenni o ai maggiori di 13 anni, da computer basta scansionare il codice QR mostrato dal sito. Da smartphone, invece, l’app invia direttamente la prova di età. Nient’altro: la piattaforma non accede al documento con cui l’utente ha dimostrato la sua età in origine.
Ora tocca agli Stati membri adottare la soluzione
La necessità di un sistema comune a tutta l’Unione europea era sul tavolo da tempo. Secondo i tecnici della Commissione, il lavoro tecnico ora è completato. Certo, nessuno si illude che sia una soluzione perfetta: basta che un maggiorenne presti il telefono a qualcuno più giovane per aggirarla. Ma l’architettura tecnologica esiste e saranno i singoli Stati membri a decidere se integrarla nei digital wallet nazionali (per l’Italia si parla dell’app IO) oppure sviluppare applicazioni indipendenti.
Perché tutto funzioni davvero, però, serve che le piattaforme siano obbligate a verificare l’età dei propri utenti. E qui entra in gioco il Digital Services Act, in vigore dal 2024, che chiede alle Very Large Online Platforms (quelle con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea) di adottare misure concrete per mitigare i rischi legati alla protezione dei minori. Con sanzioni pesanti in caso di inadempienza.
“L’Europa non tollererà che le piattaforme guadagnino a scapito dei nostri bambini“, ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen. Ha poi aggiunto che, dopo l’inchiesta su TikTok, le istituzioni europee intendono avviare azioni analoghe contro Facebook, Instagram e Snapchat, oltre che contro quattro siti porno. “Poiché le piattaforme non dispongono di strumenti adeguati di verifica dell’età, abbiamo sviluppato noi stessi la soluzione”, ha concluso Virkkunen.
La Francia punta a vietare i social ai minori di 15 anni
Sul piano nazionale, gli Stati membri possono poi valutare misure ancora più restrittive. L’Italia è stata tra i primi paesi a discutere di come regolamentare l’uso dei social da parte dei minori, senza però arrivare, almeno finora, a nulla di concreto. Chi sta cercando di fare da apripista è piuttosto la Francia di Emmanuel Macron, dove si sta discutendo una norma per vietare i social network ai minori di 15 anni. Una misura che ha ottenuto un ampio consenso politico, ma il cui esito dipende proprio dalla compatibilità con il Digital Services Act europeo e dalla disponibilità di sistemi efficaci per la verifica dell’età.