Per decenni quella porzione degli Appalachi, nel Maryland occidentale, è stata legata a un solo destino, estrarre carbone. Un’attività che ha modellato il paesaggio, l’economia locale e perfino l’identità delle comunità circostanti. Oggi, però, quello stesso luogo racconta una storia completamente diversa. Negli USA, nella contea di Garrett, un’ex miniera dismessa è diventata un impianto solare di dimensioni record, capace di riscrivere il rapporto tra territorio ed energia.
L’area è stata riconvertita in un parco fotovoltaico da 160 megawatt, entrato in funzione alla fine del 2025. Una potenza sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 30.000 abitazioni ogni anno. Al posto dei segni lasciati dall’attività mineraria, si estende ora un mare ordinato di pannelli solari, più di trecentomila moduli installati su superfici recuperate e messe in sicurezza dopo la chiusura degli impianti di carbone.
Negli USA, la riqualificazione dei cosiddetti brownfield sta diventando una leva strategica per accelerare la diffusione delle rinnovabili senza intaccare terreni agricoli o aree naturali. Questo progetto ne è un esempio.
USA, investimenti, lavoro e una nuova economia dell’energia
Dietro l’impianto solare del Maryland c’è una filiera industriale complessa che riflette la maturità raggiunta dal settore negli USA. Lo sviluppo è stato coordinato da un grande operatore energetico attraverso una divisione dedicata alle rinnovabili, affiancato da investitori finanziari specializzati in infrastrutture di lungo periodo. La progettazione e la realizzazione hanno richiesto competenze ingegneristiche avanzate, soprattutto per affrontare le criticità di un terreno profondamente alterato da decenni di scavi.
Le difficoltà non sono state poche. Le pendenze irregolari, la stabilità del suolo e la presenza di vecchie infrastrutture hanno imposto anni di studi e soluzioni tecniche su misura. I lavori, avviati nel 2020, hanno trasformato gradualmente un’area abbandonata in uno spazio per la rete elettrica regionale. L’impatto va oltre la produzione di elettricità. Durante la fase di costruzione, il progetto ha generato occupazione e indotto in una zona che, dopo la chiusura delle miniere, rischiava un lento declino economico. Nel tempo, l’impianto garantirà nuove entrate fiscali alla contea. Contribuirà così alla stabilità finanziaria delle amministrazioni locali.
Il processo però non è ancora concluso. Una seconda fase di sviluppo è già in corso e porterà la potenza complessiva a 175MW, rafforzando ulteriormente il ruolo di questo sito nel settore energetico degli USA. Un ex simbolo dell’era fossile diventa così una piattaforma per il futuro. Tutto ciò dimostra quindi che la riconversione è possibile anche nei territori più segnati dal passato industriale.
