L’energia in Europa sta attraversando una trasformazione profonda. Una delle principali necessità? Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma non basta. Bisogna anche rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. In questo processo le fonti rinnovabili giocano così un ruolo centrale. I numeri più recenti lo confermano. Nel 2024, il 25,2% del consumo finale lordo di energia nell’UE è stato coperto da fonti rinnovabili, un dato in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente.
Ciò rappresenta sicuramente un segnale positivo. Poichè testimonia come la transizione energetica stia avanzando, anche se con velocità diverse tra i vari Stati membri. I Paesi del Nord Europa continuano a fare da apripista. La Svezia guida la classificazione con il 62,8% di rinnovabili. Seguono la Finlandia, che supera il 52%, e la Danimarca, vicina al 47%. All’estremo opposto si collocano Paesi come Belgio, Lussemburgo e Irlanda, che faticano ancora. L’Italia si posiziona invece in una fascia intermedia, i suoi risultati sono discreti. Purtroppo però risultano ancora lontani dai migliori esempi europei.
La questione energia, le soluzioni che guidano il cambiamento
Analizzando più nel dettaglio la produzione di elettricità rinnovabile, emerge il ruolo dominante dell’ eolico e del solare. Tra il 2014 e il 2024 la crescita dell’energia elettrica “green” è stata trainata soprattutto da queste due fonti. In poco più di 15 anni infatti, la produzione solare è passata da appena 7,4TWh a oltre 300TWh. Un salto che racconta al meglio la rapidità del cambiamento in atto. Oggi l’eolico rappresenta circa il 38% dell’elettricità rinnovabile prodotta nell’UE, seguono l’idroelettrico e il solare. Tale mix mostra le condizioni geografiche dei diversi Paesi, ma soprattutto le scelte politiche e industriali compiute negli ultimi anni.
Nonostante i progressi, il traguardo fissato per il 2030 resta impegnativo. L’obiettivo da raggiungere? Almeno il 42,5% del consumo finale lordo di energia dovrà provenire da fonti-rinnovabili. Eppure, senza un’accelerazione decisa, il rischio è quello di non riuscire a fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico 0 entro il 2050.
