UNIVITY ha appena chiuso un round di finanziamento da 27 milioni di euro che potrebbe cambiare parecchio le carte in tavola nel settore della connettività spaziale. La società francese, specializzata in tecnologie spaziali, ha raccolto questa cifra con il supporto di Blast, Expansion e il fondo Deeptech 2030, gestito da Bpifrance per conto dello Stato francese nell’ambito del programma France 2030, insieme a due family office. Con questa operazione, il finanziamento totale della società supera i 67 milioni di euro. L’obiettivo è costruire un’infrastruttura internet spaziale ad alta velocità pensata per gli operatori di telecomunicazioni, non per il consumatore finale. E qui sta la differenza rispetto ad altri attori già noti.
UNIVITY, quando lo spazio inizia a competere con la fibra ottica
Per la prima volta, la connettività basata sullo spazio sta raggiungendo livelli di prestazione e costi capaci di competere direttamente con le reti terrestri. Charles Delfieux, fondatore e CEO di UNIVITY, lo spiega in modo piuttosto diretto. Grazie ai progressi portati da operatori come Starlink, all’industrializzazione, ai costi di lancio più bassi e alla produzione satellitare ottimizzata, lo spazio è diventato un’alternativa concreta. Per gli operatori telecom, questo significa un cambio strutturale enorme. Invece di investire miliardi nel dispiegamento della fibra, possono accedere a un’infrastruttura spaziale con requisiti di capitale decisamente più contenuti, in alcuni casi addirittura senza spese in conto capitale.
Nel frattempo, aziende come SpaceX e Amazon si stanno muovendo verso la vendita diretta di connettività agli utenti finali. UNIVITY prende una strada diversa. Si posiziona come fornitore wholesale di infrastruttura spaziale. Secondo Delfieux, una cosa del genere era impensabile solo pochi anni fa.
La strategia si regge su due pilastri tecnologici. Il primo è il posizionamento in orbita terrestre molto bassa (VLEO), che consente latenze significativamente ridotte, prestazioni migliori anche per smartphone e veicoli connessi, e una disintegrazione atmosferica naturale rapida al termine della vita dei satelliti, contribuendo alla sostenibilità orbitale. Il secondo pilastro è la strategia commerciale. UNIVITY sfrutta lo spettro 5G degli operatori telecom, permettendo loro di utilizzare componenti 5G già prodotti in massa, il che abbatte i costi. Questo garantisce un’integrazione nativa con le reti mobili esistenti e una continuità di servizio 5G NTN senza dover fare affidamento su bande di frequenza già sature o occupate da nuovi entranti.
Un’alternativa sovrana alle reti spaziali integrate verticalmente
In un momento in cui la sovranità tecnologica è diventata una priorità strategica, il modello di UNIVITY offre agli operatori la possibilità di mantenere il controllo sulla propria connettività spaziale, senza dipendere da piattaforme esterne. L’azienda punta a posizionare l’Europa come protagonista nella connettività ibrida globale. Delfieux sottolinea che l’ambizione è permettere agli operatori di usare lo spazio come estensione naturale delle loro reti 5G terrestri, combinando prestazioni, competitività e sovranità.
Il round di Serie A servirà a sostenere l’esecuzione del programma uniShape, il primo dimostratore 5G NTN basato su VLEO, sviluppato con il supporto del CNES. Due satelliti 5G VLEO saranno assemblati, integrati, testati e operati in orbita per validare un servizio 5G NTN ad alto throughput end to end, compresa la connettività Direct to Cell per smartphone. Si tratta di un salto notevole rispetto al primo dimostratore dell’azienda, lanciato l’anno scorso con un carico utile di circa 20 chilogrammi. UniShape coinvolge due satelliti da oltre 250 chilogrammi e un segmento terrestre di seconda generazione.
UNIVITY ha firmato 17 lettere di intenti e memorandum d’intesa in quattro continenti, con forte domanda non solo in Europa ma anche nel Sud Est asiatico e nella regione del Golfo. Delfieux prevede che nei prossimi uno o due anni molti operatori inizieranno ad assumere impegni commerciali concreti. L’azienda sta già preparando i prossimi passi verso l’industrializzazione e la produzione di massa, inclusa la realizzazione di uno stabilimento produttivo vicino a Tolosa capace di produrre due satelliti al giorno e 1.000 terminali utente al giorno.