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I TV curvi sono stati per qualche anno la promessa più insistente dei saloni dell’elettronica, quella cosa che sembrava dover cambiare per sempre il modo di guardare un film in salotto, e invece si sono spenti nel giro di pochissimo. Nel corso degli anni Duemiladieci quasi tutti i produttori hanno provato a vendere lo schermo concavo come sinonimo di immersione totale, anche perché, va detto, un televisore così faceva la sua figura accanto ai primi LCD squadrati e pesanti. Poi, entro il 2020, persino Samsung, l’ultima a resistere, ha mollato la presa. Oggi quella tecnologia sopravvive altrove, nei monitor da gaming curvi, dove le curvature sono perfino più aggressive di quelle viste sui televisori.
La spiegazione breve è che l’immersione promessa non arrivava quasi mai. L’idea di uno schermo concavo che avvolge lo spettatore non nasce certo con i TV curvi, basta pensare alle sale IMAX o al Cinerama Dome di Hollywood, dove ci si perde davvero dentro un’inquadratura perché il pannello è alto venti metri e la poltrona è a pochi passi. Un televisore da 55 o 65 pollici piazzato a due o tre metri dal divano gioca un altro sport. Serviva un modello da 78 pollici e una posizione di ascolto ravvicinata per avvicinarsi a quella sensazione, e comunque intorno restava il salotto con le foto di famiglia, i soprammobili e il gatto che chiede attenzione.
Il punto debole degli angoli di visione
C’è poi il problema che ha fatto più danni di tutti, cioè lo sweet spot. Gli LCD curvi rendevano bene solo per chi sedeva esattamente al centro, mentre spostandosi di lato contrasto e saturazione crollavano all’istante. Nelle scene notturne, quelle famose e cupissime di Game of Thrones, chi guardava da un angolo laterale faticava letteralmente a capire cosa stesse succedendo. Nelle dimostrazioni al CES capitava di vedere pannelli che, osservati da posizioni estreme, sembravano quasi in scala di grigi, con film sgargianti come Vita di Pi ridotti a una poltiglia spenta. Gli OLED curvi non soffrivano dello stesso limite, ma costavano più degli OLED normali, il che restringeva parecchio il pubblico.
Il secondo ostacolo era industriale. Dipin Sehdev, fondatore e amministratore delegato dell’aggregatore di elettronica di consumo CE Critic, racconta che i produttori parlavano apertamente di quanto fosse complicato reggere quei volumi. Una cosa è curvare un pannello da 30 o 32 pollici, un’altra è farlo con schermi da 55, 65 o addirittura 75 pollici mantenendo l’uniformità e riuscendo a spedirli senza disastri. Anche un colosso può assorbire perdite di produzione solo per un certo periodo.
C’era infine la questione pratica del montaggio a parete. Man mano che i televisori diventavano sottili e leggeri, la tendenza era appenderli ovunque, sopra il camino compreso, per liberare spazio. Con i TV curvi quel gesto diventava scomodo, perché gli angoli sporgevano dal muro fino a quindici centimetri con certi modelli, un dettaglio che rovinava l’effetto pulito e contemporaneo che si cercava.
Perché sui monitor la curvatura funziona
Tutti questi difetti, spostati sulla scrivania, spariscono. Un monitor lo usa una persona sola, quindi il punto di visione centrale smette di essere un limite e diventa una caratteristica. La distanza è di poche decine di centimetri, per cui uno schermo da 27 o 32 pollici curvo risulta davvero più avvolgente di un televisore da 65 pollici guardato da lontano. C’è anche un vantaggio funzionale concreto, perché la curvatura porta i bordi laterali dentro il campo visivo diretto, senza costringere a girare la testa. Negli sparatutto online quel mezzo secondo di ritardo nell’accorgersi di qualcuno che arriva di lato può costare la partita, ed è una delle ragioni per cui usare un TV da 32 o 40 pollici come monitor resta una pessima idea.
Senza quella curvatura, poi, i monitor ultrawide estremi probabilmente non esisterebbero. Basta immaginare un Alienware da 34 pollici o il gigantesco Odyssey Ark da 55 pollici di Samsung completamente piatti. Come nota Sehdev, con gli ultrawide più la curvatura è accentuata meglio è, e chi si dedica seriamente alla simulazione con titoli come Gran Turismo o Flight Simulator di Microsoft cerca proprio quel tipo di schermo. I TV curvi sono stati soprattutto un espediente di marketing in un periodo in cui le aziende avevano bisogno di vendere nuovi televisori, ma senza quell’esperienza produttiva difficilmente oggi avremmo i monitor curvi che i giocatori comprano davvero.








