La decisione di Donald Trump di licenziare in blocco tutti i membri del National Science Board ha scosso ancora una volta la comunità scientifica statunitense. Non si tratta di un rimpasto parziale o di qualche sostituzione mirata, ma di un azzeramento totale che lascia senza guida uno degli organismi più importanti per la ricerca e l’innovazione tecnologica americana. La Casa Bianca ha confermato la rimozione di ogni singolo componente, un gesto che ha pochi precedenti e che sta generando un’ondata di preoccupazione ben oltre i confini accademici.
Il National Science Board non è un ente qualunque. Storicamente ha funzionato come consulente strategico sia per la presidenza sia per il Congresso, con un ruolo che andava al di là delle appartenenze politiche. Era, di fatto, un punto di riferimento riconosciuto da tutti, un organismo che garantiva una voce tecnica e indipendente nelle decisioni che riguardano il futuro scientifico del Paese. Adesso quel posto è vuoto, e nessuno sa con certezza chi o cosa lo riempirà.
Perché questa decisione riguarda tutti, non solo gli scienziati
A qualcuno potrebbe sembrare una questione lontana, qualcosa che tocca solo i ricercatori o gli addetti ai lavori. Ma non è così. La National Science Foundation, l’ente che il National Science Board supervisiona, ha contribuito in modo diretto alla nascita di tecnologie che fanno parte della vita di tutti i giorni. Parliamo dei moderni sistemi per la risonanza magnetica, della tecnologia che sta alla base della telefonia mobile, e perfino di piattaforme educative utilizzate da milioni di persone nel mondo, come Duolingo. Senza il sostegno economico e strategico della fondazione, molte di queste innovazioni semplicemente non sarebbero mai arrivate sul mercato.
Ed è proprio questo il punto. Quando si smantella un organismo che per decenni ha guidato le scelte di finanziamento nella ricerca di base, le conseguenze non si vedono il giorno dopo. Si vedono fra cinque, dieci, vent’anni. Perché la ricerca funziona così: ha bisogno di tempo, di continuità e soprattutto di una governance stabile. Togliere tutto questo in un colpo solo significa creare un vuoto che rischia di rallentare l’intero ecosistema dell’innovazione scientifica americana.
Un vuoto che pesa su tutta la comunità scientifica
Il licenziamento del National Science Board si inserisce in una strategia più ampia di tagli e ristrutturazioni voluta dall’amministrazione Trump. Non è il primo colpo che la comunità scientifica riceve in questi mesi, e probabilmente non sarà l’ultimo. Quello che rende questo episodio particolarmente significativo è la natura stessa dell’organismo colpito: il Board era sempre stato considerato un’istituzione al di sopra delle logiche partitiche, un luogo dove la competenza contava più dello schieramento.
Le conferme arrivate da più fonti non lasciano margini di interpretazione. L’azzeramento è stato totale, senza eccezioni. Per chi lavora nella ricerca, questo rappresenta un segnale molto chiaro sulla direzione che l’attuale amministrazione intende prendere rispetto al ruolo della scienza nelle politiche federali. Resta da capire se e come questo vuoto verrà colmato, e soprattutto quali saranno le ripercussioni concrete sui programmi di finanziamento che la National Science Foundation gestisce ogni anno per miliardi di euro.