Carbone e impianti vecchi che dovevano chiudere e invece restano accesi grazie ai soldi federali: è questa la fotografia che arriva dagli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha deciso di finanziare centrali a carbone con un lungo curriculum di violazioni ambientali. Tra queste spicca il Cumberland Fossil Plant in Tennessee, una struttura che fino a poco tempo fa era destinata allo spegnimento e che adesso, invece, riceverà fondi pubblici per tirare avanti ancora qualche anno.
La storia del Cumberland racconta bene cosa sta succedendo. Nel 2023, dopo anni di inquinamento, guasti agli impianti e preoccupazioni per la salute, la centrale era stata inserita tra quelle da chiudere entro il decennio. Già nel 2011 era finita dentro un accordo da miliardi di dollari, perché chi la gestiva, la Tennessee Valley Authority, non aveva installato in tempo le tecnologie per il controllo dell’inquinamento. Altre contestazioni per emissioni nell’aria erano arrivate nel 2017 e di nuovo nel 2023. La stessa TVA aveva annunciato lo stop delle sue unità nel 2026 e nel 2028. Poi è cambiato tutto.
Quattro nomi nuovi nel consiglio e la marcia indietro
A febbraio l’amministrazione Trump ha sostituito quattro membri del consiglio della TVA e l’agenzia ha cancellato il piano di pensionamento dell’impianto. Adesso c’è una promessa federale da 46 milioni di dollari, circa 43 milioni di euro, per allungare la vita del Cumberland. Fa parte di una spinta su scala nazionale del presidente per tenere in funzione le vecchie centrali a carbone. E il Cumberland non è un caso isolato: è una delle dodici centrali che ricevono i finanziamenti del Dipartimento dell’Energia, e almeno tre di queste hanno violato ripetutamente il Clean Air Act, il Clean Water Act o entrambi. Le altre due sono il Grand River Energy Center in Oklahoma e il Roxboro Steam Electric Plant nel North Carolina.
Per chi abita lì vicino è stato un colpo. Angie Mummaw, che vive a otto miglia dal Cumberland e fa l’organizzatrice locale per il gruppo ambientalista Appalachian Voices, ha definito il finanziamento come uno schiaffo in faccia. Secondo lei è un passo indietro proprio quando si dovrebbe investire in energia pulita. Le ricadute si vedono anche concretamente: la fuliggine che esce dai camini, racconta, si deposita su auto e case lasciando una polvere scura.
Gli studi sul tema non lasciano molti margini di interpretazione. L’inquinamento da carbone è stato collegato a morti premature, con effetti che arrivano anche a centinaia di miglia di distanza. Una ricerca stima che soltanto uno degli inquinanti del Cumberland, le particelle fini tossiche, abbia contribuito a mille decessi fino a New York e Massachusetts tra il 1999 e il 2020.
Le tre centrali finanziate e il nodo dei costi
Per il Grand River, ad aprile lo stato dell’Oklahoma ha proposto una multa da EUR 7.064, circa 7.500 euro, per mancati test sul particolato. Il Dipartimento dell’Energia ha promesso 28,5 milioni di dollari, circa 26 milioni di euro, su un progetto da 76,5 milioni. Curioso il dettaglio: tre anni fa gli stessi dirigenti definivano la centrale non assicurabile e finanziariamente rischiosa. Oggi parlano della soluzione più conveniente.
Il Roxboro, gestito da Duke Energy, riceverà 28,4 milioni di dollari, circa 26 milioni di euro, su 72,7 milioni totali. I regolatori del North Carolina hanno notificato violazioni sei volte negli ultimi dieci anni, spesso legate a problemi di rendicontazione o a limiti superati negli scarichi. Un accordo del 2019 aveva imposto a Duke di rimuovere oltre 80 milioni di tonnellate di ceneri di carbone, dopo perdite che avevano contaminato le falde. Il Roxboro si trova a un miglio e mezzo da una scuola elementare.
Sul Cumberland resta poi una questione economica spinosa. A gennaio la TVA aveva stimato che mantenere l’impianto agli standard attuali avrebbe richiesto un investimento da 738 milioni di dollari, oltre sei volte la cifra indicata nell’annuncio del finanziamento federale. Christopher Sellers, docente di storia ambientale alla Stony Brook University, ha sintetizzato così la linea dell’amministrazione: stanno rendendo l’inquinamento di nuovo grande, e a pagarne il prezzo per primi saranno proprio le persone che vivono accanto a quegli impianti.