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Trojans guidati da AI: il nuovo rischio nascosto nelle app Android

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L’intelligenza artificiale, quando la si guarda da vicino, non è né buona né cattiva. È un amplificatore. Rende più veloci, più efficienti e più sofisticate sia le idee brillanti sia quelle decisamente discutibili. E nel mondo della pubblicità online, dove ogni clic vale denaro, era solo questione di tempo prima che qualcuno decidesse di sfruttarla nel modo peggiore possibile. È esattamente quello che hanno scoperto i ricercatori di Dr. Web, portando alla luce una nuova e piuttosto inquietante variante di trojanware basata su tecniche di clickjacking alimentate da modelli di machine learning.

Come l’AI trasforma giochi innocui in trappole

La particolarità di questo malware non sta tanto nel fatto che generi clic fraudolenti, pratica purtroppo già nota, quanto nel modo in cui lo fa. Qui entra in gioco TensorFlow.js, la libreria open source di Google pensata per eseguire modelli di apprendimento automatico direttamente nel browser o in ambienti JavaScript. Uno strumento nato per creare applicazioni intelligenti viene invece usato per “insegnare” al malware come riconoscere un annuncio pubblicitario, capire quando appare sullo schermo e interagirci in maniera del tutto autonoma. Nessun tap involontario, nessun dito che scivola per sbaglio: il clic avviene senza che l’utente se ne accorga minimamente. Il meccanismo è tanto elegante quanto subdolo. Quando l’annuncio compare all’interno di un’app o di un gioco, il trojan analizza il contenuto della schermata, individua gli elementi cliccabili e simula l’interazione più “credibile” possibile. In alcuni casi si spinge oltre, aprendo finestre del browser nascoste per continuare a generare attività pubblicitaria lontano dagli occhi del proprietario del dispositivo. Il risultato è un gonfiamento artificiale dei tassi di clic che si traduce, per chi sta dietro a tutto questo, in ricavi pubblicitari extra. Per l’utente, invece, solo consumo di risorse, traffico dati sprecato e un bel problema di sicurezza. Dr. Web ha individuato diversi giochi contenenti questo trojanware, distribuiti attraverso canali che già di per sé dovrebbero far drizzare le antenne. Si parla dell’app store alternativo GetApps di Xiaomi, di piattaforme APK non ufficiali come Apkmody e Moddroid, ma anche di canali Telegram che promettono versioni “modificate” di applicazioni famose come Spotify o Netflix. Il classico mix perfetto per attirare utenti curiosi o in cerca di scorciatoie.

Shenzhen Ruiren e i giochi trappola

Un dettaglio che rende la storia ancora più interessante è che tutti questi giochi sembrano ricondurre a un unico sviluppatore, Shenzhen Ruiren Network Co. Ltd. I titoli, poi, non aiutano a stare tranquilli: Creation Magic World, Cute Pet House, Amazing Unicorn Party, Sakura Dream Academy, Theft Auto Mafia e Open World Gangsters. Nomi che suonano innocui o volutamente ammiccanti, pensati per attirare soprattutto i più giovani, magari incuriositi da un “Theft Auto Mafia” che richiama qualcosa di ben più famoso. Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di quanto il confine tra innovazione e abuso sia sottile. L’AI continua a entrare in ogni angolo del software, ma senza attenzione rischia di diventare uno strumento perfetto per frodi sempre più invisibili. E alla fine, come spesso accade, il prezzo lo paga chi pensa di star solo giocando.
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