Trauma intergenerazionale è l’espressione che torna utile per capire una scoperta tutt’altro che scontata. Anche i figli dei soccorritori intervenuti a Ground Zero dopo l’11 settembre 2001 mostrano segni di disagio mentale. Un fenomeno che gli studiosi conoscevano già osservando i discendenti dei sopravvissuti all’Olocausto e dei reduci di guerra, ma che ora emerge anche in un contesto diverso, quello di chi corse tra le macerie delle Torri Gemelle.
Trauma intergenerazionale: quando il dolore passa di generazione in generazione
Il punto centrale è proprio questo: il trauma vissuto da una persona non resta confinato in lei. Si trasmette, in qualche modo, anche a chi viene dopo. Nei figli dei sopravvissuti all’Olocausto questo meccanismo è stato documentato a lungo, così come nei figli dei veterani di guerra. Quello che colpisce, adesso, è ritrovare gli stessi segnali in una popolazione che non ha vissuto direttamente alcuna tragedia, ma che ne porta comunque il peso.
I soccorritori dell’11 settembre hanno affrontato scene durissime, lavorando per giorni in condizioni estreme tra polvere, detriti e una pressione emotiva difficile persino da immaginare. Molti di loro hanno sviluppato disturbi psicologici negli anni successivi. Ciò che la ricerca mette in luce è che quel carico, in forme diverse, sembra essersi trasferito anche ai loro figli, ragazzi e ragazze che all’epoca dei fatti spesso non erano nemmeno nati.
Una eredità invisibile che riguarda anche i figli
A rendere il quadro ancora più delicato c’è il fatto che la salute mentale dei più giovani non dipende soltanto da ciò che vivono in prima persona. L’ambiente familiare, le dinamiche quotidiane, il modo in cui un genitore segnato da esperienze pesanti reagisce e comunica: tutto questo finisce per lasciare un’impronta. Ed è un’impronta che, a quanto pare, può manifestarsi sotto forma di difficoltà emotive e problemi psicologici.
Non si tratta quindi di una semplice questione genetica o di un destino già scritto. Il meccanismo è più sfumato, fatto di relazioni, comportamenti appresi e tensioni che attraversano le mura di casa. I figli dei first responder di Ground Zero rientrano oggi in questa categoria di persone toccate, seppur indirettamente, da un evento che ha cambiato la storia.
Il fenomeno della trasmissione intergenerazionale del trauma conferma così quanto profonde possano essere le conseguenze di certe esperienze. Non si fermano alla singola persona, non si esauriscono con il passare degli anni. Continuano a riverberarsi, raggiungendo chi nemmeno era presente in quel momento ma che, crescendo accanto a un genitore segnato, ne ha assorbito una parte.