I serpenti a sonagli adulti sono più pericolosi dei cuccioli, altro che il contrario. È il capovolgimento che arriva da uno studio della Loma Linda University, il quale smonta pezzo per pezzo una delle credenze più dure a morire quando si parla di questi rettili. L’idea che i piccoli fossero i più letali circolava da decenni, e adesso i ricercatori spiegano perché non regge.
Cosa dice davvero la ricerca sui serpenti a sonagli
Partiamo dal punto centrale. Secondo lo studio, i morsi degli esemplari adulti sono in genere più gravi per un motivo abbastanza semplice: gli adulti possiedono e iniettano quantità di veleno molto più elevate. Il mito diceva l’opposto, sostenendo che i piccoli non riuscissero a controllare quanto veleno rilasciare e quindi lo scaricassero tutto in un colpo solo. Falso, secondo i ricercatori. Anche i cuccioli sanno gestire l’espulsione del veleno esattamente come gli adulti.
William Hayes, professore di biologia alla Loma Linda University School of Medicine e responsabile della ricerca, non ha usato giri di parole. Ha definito questa una leggenda facile da smontare, che però ha generato timore, panico e conseguenze concrete nella vita reale. Le prove, ha spiegato, sono abbondanti: i piccoli come gli adulti controllano il veleno, gli adulti ne hanno e ne rilasciano molto di più, e sono sempre gli adulti a causare sintomi ben più seri nelle vittime di un morso.
Detto questo, resta un avvertimento importante. Un morso di qualsiasi serpente a sonagli è comunque un’emergenza medica e va trattato subito. Hayes ha ricordato che l’unico trattamento davvero efficace è l’antidoto. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Toxins.
Perché il mito ha fatto danni per decenni
Le conseguenze non riguardano solo il modo in cui le persone reagiscono a un incontro ravvicinato. Il mito ha influito anche sul destino degli animali stessi. Nello studio si legge che le false convinzioni sui serpenti a sonagli creano paura inutile e spingono spesso le persone a ferirli o ucciderli. Un problema serio, considerando che questi rettili hanno un ruolo importante negli ecosistemi in cui vivono e che le loro popolazioni sono calate in modo significativo in molte zone degli Stati Uniti negli ultimi anni.
I ricercatori hanno anche ricostruito come tutto sia cominciato. La leggenda risale almeno al 1967, quando iniziò a comparire nelle cronache. I giornali della California ebbero un ruolo di primo piano nel diffonderla durante gli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Dal 2000 al 2014 la disinformazione ha continuato a girare attraverso i media di tutto il Nord America. Buona parte delle notizie sbagliate nasceva da citazioni errate attribuite a operatori sanitari e soccorritori, tra cui vigili del fuoco, agenti di polizia e altro personale di emergenza. Al contrario, le dichiarazioni degli esperti veri, soprattutto i professori universitari, risultavano molto più accurate.
C’è però una nota positiva. Dal 2015 la copertura giornalistica è diventata via via più corretta, segno che una migliore educazione del pubblico sta aiutando a frenare la falsa informazione.
Il punto è che la credenza resiste ancora oggi, ed è più diffusa di quanto si pensi. I dati parlano chiaro: il 53% degli studenti intervistati nella California meridionale la riteneva vera, insieme al 73% di soccorritori e operatori sanitari coinvolti nella ricerca. Numeri che spiegano bene perché Hayes insiste sulla necessità di correggere il tiro. Nessun escursionista, ha detto, dovrebbe avere una paura ingiustificata dei cuccioli di serpente a sonagli né pensare di doverli uccidere. E nemmeno medici o veterinari dovrebbero cedere alle pressioni di pazienti e familiari che pretendono farmaci in eccesso dopo il morso di un piccolo.