Il nuovo chatbot conversazionale di Spotify è pronto a cambiare il modo in cui gli utenti scelgono cosa ascoltare, trasformando la ricerca di musica e podcast in una vera e propria chiacchierata. La piattaforma di streaming, nonostante numeri da capogiro in tutto il mondo, non si ferma e continua a sperimentare funzioni pensate per rendere l’esperienza più personale e comoda.
Nelle ultime ore è arrivato l’annuncio ufficiale: gli abbonati Premium avranno a disposizione nuove modalità di interazione direttamente dalle schermate Home e In riproduzione sui dispositivi mobile. L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa. Parlare con l’app come si farebbe con un amico che se ne intende di musica.
Come funziona la nuova esperienza conversazionale
Il meccanismo è alla portata di chiunque. Basta digitare oppure parlare direttamente nell’applicazione per avviare una conversazione e capire cosa ascoltare, scoprire dettagli sui propri artisti preferiti, ripescare la cronologia degli ascolti o approfondire podcast e audiolibri. Niente più menu infiniti da scorrere, insomma.
Qualche esempio concreto rende meglio l’idea. Gli utenti possono chiedere all’app di far partire artisti mai ascoltati prima, oppure di aggiungere Bad Bunny e poi restringere il campo ai suoi brani più recenti. Il tutto con la possibilità di salvare una canzone o buttarla nella coda di riproduzione con un comando al volo. Una comodità che punta a togliere ogni attrito tra l’idea e l’ascolto.
Nella sezione In riproduzione il discorso cambia leggermente. Qui diventa possibile chiedere approfondimenti sui contenuti che stanno suonando in quel momento, come la data di uscita di un album oppure il genere a cui appartiene. Un piccolo assistente musicale sempre a portata di mano, praticamente.
Chi può provarlo e dove
C’è anche il gusto di frugare nella propria memoria d’ascolto. Gli utenti possono domandare all’app quando hanno sentito per la prima volta una determinata canzone, oppure quali sono stati i generi musicali più amati nell’ultimo periodo. Una funzione che gioca molto sul lato personale, quasi affettivo, del rapporto con la musica.
Per ora però c’è un ma. Questa esperienza conversazionale si trova in fase di implementazione in beta, riservata agli utenti maggiorenni. La disponibilità è limitata a Stati Uniti, Irlanda e Svezia, sia su Android che su iOS, e soltanto in lingua inglese. Chi si aspetta di trovarla subito in italiano dovrà mettersi il cuore in pace ancora per un po’.
Vale la pena ricordare che Spotify non è nuovo a questo genere di sperimentazioni. Negli ultimi tempi la piattaforma ha lavorato ai controlli di Release Radar, ha testato nuovi filtri per diverse playlist e ha portato su larga scala la nuova interfaccia del player su Android Auto. Segnali chiari di un servizio che continua a muoversi, provando strade nuove per tenere gli utenti incollati alle cuffie.
Il debutto graduale di queste funzioni smart racconta una direzione precisa. Rendere l’app meno un catalogo da consultare e più un interlocutore capace di rispondere, suggerire e ricordare. Resta da capire con quali tempi la novità arriverà oltre i tre Paesi coinvolti nel test iniziale, ma l’intenzione di allargare il raggio d’azione sembra piuttosto evidente.