In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Una benzina 100% rinnovabile è finita nei serbatoi di una ventina di auto che da qualche settimana girano sulle strade spagnole, e non si tratta di un esercizio di stile: Toyota e BMW, insieme a Repsol e Bosch, hanno deciso di mettere alla prova su strada un carburante che promette di azzerare il bilancio della CO2 senza toccare nulla, né i motori né i distributori. Il progetto nasce in un momento in cui l’idea del passaggio immediato al solo elettrico sta incontrando ostacoli concreti, dai prezzi d’acquisto ancora fuori portata per molte famiglie a una rete di ricarica distribuita in modo disomogeneo, senza contare la pressione crescente dei costruttori cinesi.
Non per caso la Commissione Europea ha ritoccato i piani per il 2035, portando l’obbligo di riduzione delle emissioni dal 100% al 90%. Quel margine di dieci punti ha aperto uno spiraglio normativo per i cosiddetti VEEF, sigla che sta per Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels, ovvero veicoli alimentati soltanto con carburanti considerati neutri dal punto di vista del carbonio. Ed è proprio in quello spiraglio che si sono infilati due marchi che da sempre difendono la cosiddetta neutralità tecnologica.
Come funziona il test spagnolo con la Nexa 95
La flotta coinvolta mescola modelli Toyota, Lexus, BMW e Mini, tutti alimentati esclusivamente con Nexa 95, una senza piombo sviluppata da Repsol e ottenuta al 100% da fonti rinnovabili. La materia prima arriva dal riciclo di scarti organici, oli da cucina usati e altri residui di origine biologica. Per i prossimi sei mesi queste vetture accumuleranno chilometri in condizioni di utilizzo reale, quindi traffico urbano, tratte extraurbane, uso quotidiano, senza scenari da laboratorio.
Il controllo dei dati è affidato a Bosch, che utilizza la tecnologia Digital Fuel Twin. Il sistema raccoglie ed elabora in tempo reale le informazioni provenienti sia dai veicoli sia dalle stazioni di servizio coinvolte nel test, così da verificare prestazioni e riduzione effettiva delle emissioni. Un modo per capire se i numeri dichiarati reggono anche fuori dalle presentazioni.
Il punto di forza dell’operazione è tutto nella sua semplicità pratica. La benzina rinnovabile Nexa 95 non richiede modifiche meccaniche ai motori termici già in circolazione e non impone la costruzione di nuove reti di rifornimento. Bastano le pompe di benzina che esistono già, quelle a cui gli automobilisti si fermano da decenni.
Le incognite che pesano su carburanti rinnovabili ed e-fuel
Pascal Ruch, vicepresidente di Toyota Europe, ha messo il dito nella piaga sostenendo che, con l’avanzare della transizione, appare sempre più chiaro come l’obiettivo di un parco di nuove immatricolazioni composto al 100% da veicoli a zero emissioni potrebbe non essere raggiunto pienamente entro il 2035. In quello scenario i carburanti rinnovabili diventerebbero la leva per colmare il divario e tagliare la CO2 già da subito, soprattutto se abbinati alle motorizzazioni ibride e ibride plug in.
Sul piatto ci sono vantaggi difficili da negare. Fare il pieno richiede pochi minuti, mentre alle colonnine i tempi restano ben più lunghi, e l’abitudine dell’automobilista non cambia di una virgola. Poi però arrivano le due domande spinose. La prima riguarda la disponibilità di questi carburanti su scala davvero ampia, perché una flotta di venti auto è una cosa, milioni di veicoli un’altra. La seconda riguarda il prezzo al litro che si troverebbe davanti il consumatore al momento del rifornimento, variabile che finora nessuno ha messo nero su bianco. C’è anche un aspetto industriale che merita attenzione. Produrre questo tipo di carburanti, e in particolare gli e-fuel, richiede grandi quantità di energia elettrica lungo tutta la filiera. Il che riporta al nodo di fondo, cioè capire se il bilancio complessivo tra energia spesa e emissioni evitate renda l’operazione conveniente sul serio.










