Un sistema planetario che, sulla carta, non avrebbe alcun diritto di esistere. Eppure è lì, osservato e catalogato, a complicare la vita a chi studia come nascono i pianeti. Si chiama TOI-201 e questo sistema planetario rappresenta l’ennesimo caso in cui le regole che gli astronomi credevano solide finiscono per scricchiolare di fronte alla realtà. Tutto parte dai dati raccolti dal satellite TESS della NASA, grazie ai quali un gruppo di ricercatori ha individuato qualcosa che, secondo i modelli attuali, sembrava semplicemente troppo improbabile per essere vero.
Una nana bruna al posto del Sole
Il primo elemento che salta all’occhio è proprio la stella centrale. O meglio, ciò che dovrebbe esserlo. Al posto di un astro simile al nostro Sole c’è una nana bruna, un oggetto a metà strada tra un pianeta gigante e una vera stella. Non brilla come una stella, ma la sua gravità è abbastanza potente da plasmare tutto ciò che le sta attorno. Questa nana bruna, chiamata TOI-201 c, percorre un’orbita parecchio eccentrica e impiega circa 2.881 giorni per completare un giro completo.
Le nane brune vengono spesso descritte come stelle mancate, e il motivo è semplice. Si formano esattamente come le stelle, dal collasso di una nube di gas e polveri, ma non riescono ad accumulare massa a sufficienza per innescare in modo stabile la fusione nucleare dell’idrogeno nel loro nucleo. La loro massa si colloca tra circa 13 e 80 volte quella di Giove, giusto per avere un termine di paragone che ci dice qualcosa.
I pianeti che non dovrebbero esserci
Fin qui, niente di particolarmente sconvolgente. Il vero rompicapo sono i pianeti che convivono con questo vicino così ingombrante. Nel sistema troviamo TOI-201 d, una super Terra con un periodo orbitale di appena 5,8 giorni, e TOI-201 b, un gigante gassoso classificato come warm Jupiter che chiude la sua orbita in 53 giorni. Entrambi se ne stanno in una zona molto interna del sistema e risultano allineati con l’orbita della nana bruna.
Ed è qui che salta fuori il paradosso. Stando ai dati in mano agli studiosi, la forte instabilità gravitazionale innescata da TOI-201 c avrebbe dovuto rendere quasi impossibile la formazione di questi pianeti. Una gravità così aggressiva, in teoria, dovrebbe spazzare via o disperdere il materiale necessario a costruire mondi del genere. Invece eccoli lì, tranquilli nelle loro orbite, a mettere in discussione quello che pensavamo di sapere.
Non è la prima volta che capita di imbattersi in configurazioni del genere, quei sistemi che sembravano destinati a non esistere e che invece esistono eccome. Ogni caso del genere è un piccolo promemoria del fatto che la nostra conoscenza dei modelli di formazione planetaria ha ancora parecchio bisogno di essere rivista, aggiustata, magari ripensata da capo. TOI-201, con la sua nana bruna prepotente e i suoi pianeti che dovrebbero essere stati cancellati prima ancora di nascere, è esattamente uno di questi promemoria.