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La nuova Tesla Roadster destinata alla produzione nel 2028 ha ben poco in comune con il prototipo che Elon Musk svelò a sorpresa nel 2017, facendolo scendere dal retro di un camion durante la presentazione del Tesla Semi. All’epoca sembrava un’evoluzione naturale della gamma. Era una coupé dalle linee morbide e avvolgenti, pensata per affiancare Model S e Model 3, con numeri da capogiro per quegli anni. Si parlava di uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di due secondi, di oltre 400 km/h di velocità massima e di un’autonomia dichiarata di mille chilometri.
Poi il progetto è finito in un lungo congelamento e quando è riemerso la trasformazione era già compiuta. Il design ha rotto con l’era delle Tesla “S3XY” per abbracciare lo stile spigoloso e industriale di Cybertruck, Cybercab e del robot Optimus. L’ispirazione dichiarata arriva dall’aviazione militare e dall’ingegneria bellica, con richiami diretti al caccia F35 e al celebre aereo spia SR71 Blackbird.
Dal muso ai fari nascosti, il tocco di SpaceX

Credits: TecnoAndroid
Davanti il vecchio frontale arrotondato cede il posto a un cofano piatto e sfaccettato, attraversato da una scanalatura centrale a V. I fari non si vedono più perché sono nascosti in piccole nicchie retrattili agli angoli, mentre una sottile lama luminosa corre nella parte bassa del paraurti. Dal frontale della Tesla Roadster è sparito anche il logo. Di profilo addio ai parafanghi morbidi, sostituiti da una silhouette a cuneo schiacciata a terra che ricorda da vicino l’impostazione di una Lamborghini, con una linea di cintura netta e il fondo scocca nero a contrasto.
L’influenza di SpaceX si percepisce in ogni dettaglio tecnico della carrozzeria. La vernice speciale Ano White riprende i trattamenti usati sui vettori spaziali per proteggerli da corrosione, sbalzi termici estremi e raggi UV. I cristalli hanno una tonalità dorata che richiama lo strato di rame delle visiere degli astronauti e la scocca è punteggiata di elementi in titanio. Cambiano pure i cerchi, con un set ultraleggero a razze sottili al posto delle grandi ruote a molte razze del concept, e le portiere tradizionali lasciano spazio a un’apertura a forbice con azionamento manuale. Al posteriore, dove la prima Roadster esibiva la scritta “TESLA” per esteso e un diffusore lineare, ci sono ora una fascia LED continua a tutta larghezza in stile Model Y, un portellone sfaccettato e un vistoso diffusore a vista. Proprio da lì spuntano gli ugelli dei propulsori a gas e le ventole di aspirazione, pensati per generare una spinta capace di far viaggiare l’auto perfino capovolta.
Hidden Aero, l’aerodinamica che compare solo quando serve

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La novità più profonda è la carrozzeria dinamica che Tesla ha battezzato Hidden Aero. Si tratta di un pacchetto di appendici a scomparsa che celano la vera geometria della vettura finché non entrano in azione. Minigonne mobili lungo il perimetro inferiore lavorano insieme alle ventole per aspirare letteralmente l’aria da sotto la scocca e creare un effetto suolo a vuoto d’aria. All’occorrenza si aprono in parte i pannelli sui parafanghi e lo stesso cofano per incanalare i flussi, mentre dietro un’ala attiva si solleva per tenere l’auto piantata a terra oppure si azzera per ridurre la resistenza alle alte velocità.
Selezionando la modalità Track Mode la vettura si abbassa e il pilota può scegliere fra due assetti estremi, High Downforce per la massima aderenza in curva e Low Drag per la velocità pura. Tutte soluzioni di ingegneria attiva che sul modello del 2017 semplicemente non esistevano.
Due posti, serbatoi in carbonio e sterzo elettronico

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Far spazio alla tecnologia aerospaziale ha stravolto anche l’abitacolo. Il concept originale prometteva quattro posti in configurazione 2+2 e un tetto in vetro asportabile. La nuova Roadster diventa invece una due posti secca. Per limare ogni grammo possibile le sedute sono stampate e integrate direttamente nel telaio in carbonio, mentre resta confermata la possibilità di togliere il tettuccio e guidare a cielo aperto.
I posti posteriori sono stati sacrificati per ospitare un serbatoio a pressione in fibra di carbonio (COPV) da 200 litri, necessario ad alimentare i propulsori ad aria compressa. Nella variante Rocket la capienza cresce di altri 400 litri, un ingombro tale da costringere i tecnici a eliminare anche il sedile del passeggero e a lasciare un solo posto a bordo.
Dentro il cockpit Supersonic gioca sul contrasto fra i rivestimenti in materiale Ultrawhite e i contenimenti laterali in microsuede grigia. Al posto del volante tradizionale c’è la cloche yoke, abbinata a uno sterzo completamente elettronico steer by wire senza piantone meccanico e piazzata davanti allo schermo touch centrale e a due piccoli monitor aggiuntivi per la strumentazione. Prima di vederla su strada passeranno ancora alcuni anni e qualche dettaglio secondario potrebbe cambiare, ma la direzione presa da Tesla appare evidente perché la stagione delle forme morbide è chiusa e la Roadster è entrata definitivamente nella sua era Cyber.
Fonte: TecnoAndroid


