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Le lavoratrici e i lavoratori dei call center in appalto incroceranno le braccia per l’intero turno di lavoro l’11 novembre 2026, data scelta da SLC CGIL, FISTEL CISL e UILFPC UIL per lo sciopero nazionale del comparto CRM/BPO. Si tratta del settore che si occupa della gestione delle relazioni con i clienti e dei processi aziendali affidati all’esterno, quello che per molti coincide semplicemente con la voce dall’altra parte del telefono quando si chiama un servizio di assistenza.
La protesta è stata annunciata con un comunicato congiunto del 13 ottobre 2026. Le tre organizzazioni descrivono un quadro occupazionale preoccupante, segnato da una progressiva riduzione dei volumi di attività, da un uso sempre più ampio degli ammortizzatori sociali e dal rischio concreto di nuovi esuberi. Appena un giorno dopo, il 14 ottobre, è arrivata la notizia della convocazione di un tavolo ministeriale fissato per il 12 novembre, quindi proprio all’indomani della mobilitazione.
Sciopero call center: le vertenze aperte e i numeri della crisi
Il comunicato parte dai casi di Konecta R e Callmat, due aziende seguite da tavoli di crisi ministeriali attivi ormai da circa due anni. Secondo i sindacati gli interventi messi in campo finora non hanno portato a soluzioni definitive, mentre il ricorso agli ammortizzatori continua a crescere. Le due vertenze riguardano complessivamente circa 1.500 persone impiegate tra Basilicata, Calabria e Sicilia, e sullo sfondo resta il timore di una possibile chiusura delle aziende.
Poi ci sono Luo e Teknocall, dove a partire da giugno 2026 sarebbero stati firmati accordi per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali dopo il calo delle commesse. Qui i numeri salgono parecchio, perché gli accordi coinvolgono oltre 4.000 addetti. Per la fine dell’anno, inoltre, sarebbero stati annunciati altri 1.500 esuberi tra Konecta Italia e System House. I sindacati segnalano anche il rischio di ulteriori 5.000 esuberi entro dicembre, una stima nata dai confronti con altre realtà dell’assistenza alla clientela e non ancora tradotta in procedure aziendali formali. Alcune imprese del settore avrebbero perfino preannunciato possibili difficoltà nel pagare regolarmente gli stipendi.
Automazione, intelligenza artificiale e richieste al Governo
Tra le cause della crisi le sigle indicano soprattutto il calo dei volumi, legato anche all’arrivo di processi di automazione e di sistemi di intelligenza artificiale. A pesare c’è poi la delocalizzazione delle attività all’estero, un fenomeno che non accenna a fermarsi e che incide sui livelli occupazionali delle aziende operative in Italia. Sono cambiamenti che toccano l’intero mondo dell’assistenza clienti, comprese le attività svolte in appalto per telecomunicazioni, energia, assicurazioni e servizi bancari. Proprio per questo i sindacati chiedono strumenti capaci di accompagnare l’evoluzione tecnologica e organizzativa del comparto senza sacrificare i posti di lavoro.
Con lo sciopero le organizzazioni vogliono riportare l’attenzione delle istituzioni sul comparto CRM/BPO. Nel comunicato non mancano critiche alla gestione delle vertenze da parte del Governo, accusato di non aver dato risposte adeguate alla portata della crisi. Viene ricordato anche il ruolo avuto da questi lavoratori durante l’emergenza sanitaria, quando l’assistenza telefonica ha tenuto in piedi i contatti tra cittadini, pubbliche amministrazioni e aziende.
In parallelo sono partiti incontri con istituzioni nazionali e locali, parlamentari e autorità competenti per presentare una piattaforma di proposte. Dentro ci sono misure di tutela occupazionale, strumenti per accompagnare la trasformazione tecnologica, percorsi di riconversione professionale e una politica industriale pensata apposta per il settore. Le Segreterie Nazionali hanno invitato tutti gli addetti ad aderire alla giornata di mercoledì 11 novembre e alle iniziative che verranno organizzate in quell’occasione.
Il tavolo del 12 novembre con Calderone e Urso
Ad annunciare la convocazione è stato il Segretario Generale di SLC CGIL Riccardo Saccone. Saranno la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a presiedere il tavolo dedicato alla crisi dei call center, in programma il giorno successivo allo stop. Per Saccone la convocazione è un primo risultato della mobilitazione, anche se servono ancora soluzioni concrete per affrontare l’emergenza occupazionale.
Il sindacalista ha insistito sulla riqualificazione professionale, sugli strumenti per gestire la trasformazione del settore e sul rispetto delle regole nell’uso dell’intelligenza artificiale nei call center e nel back office. Ha chiesto inoltre di coinvolgere le grandi aziende committenti, incluse quelle pubbliche, nella difesa dell’occupazione, insieme a politiche industriali per il rilancio delle telecomunicazioni a partire dal rinnovo delle licenze per il 5G.
Fonte: TecnoAndroid


