Tesla ha trovato in Europa un terreno molto più ostile del previsto, e tutto ruota attorno a un numero che l’azienda ripete come un ritornello per dimostrare la bontà del suo Full Self-Driving. Secondo la Casa, con il sistema attivo una vettura percorrerebbe una distanza sette volte superiore prima di restare coinvolta in un incidente, rispetto alla media di chi guida negli Stati Uniti. Detta così sembra un risultato clamoroso. Solo che un gruppo di studiosi indipendenti, specializzati nell’analisi della sicurezza stradale, ha messo nero su bianco i propri dubbi, sostenendo che quella cifra dipinge una situazione ben più rosea di quanto sia in realtà.
E non è una sottigliezza da poco. Proprio su quei numeri i Paesi Bassi hanno aperto le strade alla guida assistita di Tesla, scelta poi seguita dal Belgio. Adesso l’azienda spinge perché anche la Svezia faccia altrettanto. Il sospetto di chi osserva la vicenda è che dietro tutta questa fretta ci sia molta più strategia commerciale che vera solidità scientifica.
Due conti che proprio non tornano
Una precisazione prima di tutto, perché serve. Il Full Self-Driving non è guida autonoma, anche se il nome porterebbe a pensarlo. Nasce come evoluzione dell’Autopilot e si ferma al livello L2+, vuol dire che chi sta al volante può anche staccare le mani, ma deve tenere gli occhi sulla strada ed essere pronto a intervenire al volo se qualcosa va storto. Davanti alla legge, insomma, il responsabile rimane sempre la persona seduta al posto di guida.
Chiarito questo, le critiche sono sostanzialmente due e riguardano entrambe il modo in cui i dati sono stati raccolti. La prima questione è quali incidenti siano finiti nel calcolo. Per le proprie auto la Casa avrebbe considerato solo gli episodi più gravi, quelli che fanno scattare gli airbag, mentre nella statistica americana generale sarebbe entrato di tutto, comprese le strisciate banali e i piccoli urti a bassa velocità. Mele confrontate con pere, in pratica.
Il secondo punto è altrettanto scivoloso. Mettere a confronto le Tesla, auto recenti e piene di Adas evoluti, con l’intero parco circolante americano, in gran parte vecchio e spesso senza assistenti alla guida moderni, significa partire con un paragone già sbilanciato. E il risultato, inevitabilmente, ne esce alterato.
Perché tutta questa corsa
Nessuno parla di malafede o di dati truccati di proposito, attenzione. La lettura degli osservatori è più fine. Tutte queste distorsioni nascerebbero da un’unica esigenza, cioè convincere in fretta i governi europei a dare il via libera alla tecnologia sul traffico reale. Il contesto spiega bene il perché. Dopo il calo delle vendite registrato nel corso del 2025, la guida assistita avanzata viene vista come una delle leve più promettenti per recuperare terreno, soprattutto di fronte alla spinta sempre più aggressiva dei costruttori cinesi. In questa partita, ogni omologazione ottenuta in anticipo conta parecchio.
Anche l’ETSC mette i bastoni tra le ruote
A complicare i piani della Casa ci ha pensato pure l’ETSC, il consiglio europeo che tiene d’occhio le politiche di sicurezza stradale del continente. L’organismo, indipendente e senza scopo di lucro, ha scritto ai responsabili dei Trasporti dei vari Stati membri chiedendo una cosa precisa, sospendere ogni riconoscimento dell’omologazione finché Tesla non avrà chiarito in modo trasparente una serie di punti rimasti senza risposta.
I dubbi, d’altra parte, non escono dal nulla. L’ETSC cita le indagini delle autorità federali americane e alcuni video girati proprio sulle strade olandesi, in cui il sistema, una volta attivo, terrebbe comportamenti poco rassicuranti, dal superare le strisce continue al non rispettare i limiti di velocità. A questo si aggiunge il capitolo mai chiuso dell’uso scorretto da parte degli automobilisti, un problema che colpiva già il più semplice Autopilot. C’è chi usa la tecnologia per estraniarsi del tutto, fino a conducenti sorpresi addormentati mentre l’auto procedeva.